Tolentino: il Comitato "Centro Storico" ribadisce il no all'impianto di cremazione

Mercoledì, 13 Gennaio 2021 15:27 | Letto 550 volte   Clicca per ascolare il testo Tolentino: il Comitato "Centro Storico" ribadisce il no all'impianto di cremazione Nonostante le dichiarazioni del sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, che parla di “pura manifestazione di interesse e di eventuale realizzazione, ma solo se ci saranno condizioni di assoluta non nocività”, continua a Tolentino la mobilitazione contro la costruzione di un impianto di cremazione vicino al cimitero cittadino. A far sentire la propria voce contraria anche il Comitato di Quartiere Centro Storico, che da subito ha considerato il forno crematorio come un pericolo per la salute pubblica. Una contrarietà suffragata da diverseMotivazioni e precisazioni 1 - l’impianto di cremazione sarebbe una ‘bomba ecologica’ in termini di qualità dell’aria, che metterebbe a rischio la salute dei cittadini grandi e piccoli, con conseguenti pericoli di malattie, anche gravi, per le emissioni di sostanze inquinanti.2 - bruciare corpi inquina, anche se fosse fatto in maniera “green”. Nel processo di cremazione nei forni si producono inquinanti atmosferici, in particolare: polveri di monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti, a questi sotto forma di polveri sottili, si aggiungono emissioni di mercurio (da otturazioni dentarie), zinco, diossine-furani e Ipa.3 - Quello che ci preoccupa è che l’impianto sarà costruito all’interno del cimitero, per norma gli impianti di questo tipo devono essere collocati ad almeno 200 metri di distanza dalle abitazioni, mentre i primi edifici si trovano tra i 100/150 mt. A meno di 500/600 mt. troviamo, la Casa di Riposo V. Porcelli e luoghi frequentati dai bambini, Istituto Comprensivo Don Bosco e Grandi, e un asilo nido di recente apertura e da studenti dell’ITES. 4 - L’impianto sorgerà in una delle zone più alte del perimetro urbano, quindi possiamo dire con certezza, che poi gli eventi atmosferici (acque piovane e venti) trasporterebbero senza ostacoli gli elementi inquinanti emessi dall’impianto di cremazione su tutto il territorio.5 - Non esiste nella Regione Marche una norma “ambientale” che disciplina l’installazione e il funzionamento dei forni crematori, pertanto tali impianti sono, oggi, classificati come inceneritori di rifiuti speciali per l’aspetto concernente i parametri operativi e funzionali.Alla luce di questo, sorgono una serie di domande:-       Perché l’Amministrazione, dopo il nostro invito ad un confronto, non ha sentito l’esigenza di coinvolgerci? -       Che risposta dare a cittadini che subiranno la svalutazione delle abitazioni a ridosso dell’impianto di cremazione (stima -30/40%)? -       Perché, esporre i residenti a un grave pericolo ambientale? -       È un’opera davvero necessaria? -       Ma perché proprio a Tolentino?Su una popolazione di quasi circa 19.000 abitanti, abbiamo un tasso di mortalità del 1,25%, con circa 240 decessi l’anno (media ultimo decennio). Di questi, solo per una piccolissima parte (n.5 media anno) viene scelta la cremazione, rivolgendosi ai forni di Perugia, San Benedetto del Tronto o Fano. Ci domandiamo che senso ha, allora, istallare un crematorio per poche decine di salme. Se anche tutti, ma proprio tutti, i nostri cari defunti fossero avviati alla cremazione, il numero sarebbe comunque insufficiente a sostenere i costi di un impianto, che dovrebbe incenerire un numero superiore di salme l’anno. Questa situazione e ne siamo certi spingerà il privato investitore a trasformare Tolentino in un crematorio a vocazione Interregionale, avviando così un processo che chiameremo “turismo funebre”. Pertanto“chi governa una città, non dovrebbe praticare silenzio e disinformazione applicata, rinunciando al confronto, anziché difendere la salute dei suoi cittadini, il commercio, le produzioni agricole e il turismo in generale, ma intende promuovere un turismo funebre che arricchirebbe solo un privato e i suoi partners”. Noi tutti siamo rimasti sconcertati dall’assenza di un confronto diretto. La nostra propostaVista la difficoltà di ampliamento nell’area del cimitero storico: perché non provvedere alla realizzazione di un nuovo cimitero in zona EST – TOLENTINO 2.0 - area Pace? L’area di espansione residenziale, commerciale, con nuove scuole, attività e cinema multisala, sarà così completata con un nuovo servizio. Avremo così distribuito in maniera omogenea il servizio cimiteriale sul territorio, ad Ovest il vecchio cimitero e a Est un nuovo cimitero, con spazio per nuovi loculi e cappelline. L’area da noi indicata è per posizione geografica di ampie dimensioni, permetterebbe per le sue caratteristiche la realizzazione di questo nuovo spazio senza la necessità di un impianto di cremazione, che inquina ed è superato. Perché gli amministratori locali vogliono andare in direzione contraria? Conclusioni. “Noi tutti, intendiamo fare tutte le azioni possibili, per tutelare la qualità della vita e la salute pubblica, rispetto ad una decisione calata dall’alto senza condivisione e senza plausibili e puntuali spiegazioni. Potremmo dire di essere trattati da sudditi e non da cittadini, ma non lo diciamo”.
Nonostante le dichiarazioni del sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, che parla di “pura manifestazione di interesse e di eventuale realizzazione, ma solo se ci saranno condizioni di assoluta non nocività”, continua a Tolentino la mobilitazione contro la costruzione di un impianto di cremazione vicino al cimitero cittadino. A far sentire la propria voce contraria anche il Comitato di Quartiere Centro Storico, che da subito ha considerato il forno crematorio come un pericolo per la salute pubblica. Una contrarietà suffragata da diverse

Motivazioni e precisazioni


1 - l’impianto di cremazione sarebbe una ‘bomba ecologica’ in termini di qualità dell’aria, che metterebbe a rischio la salute dei cittadini grandi e piccoli, con conseguenti pericoli di malattie, anche gravi, per le emissioni di sostanze inquinanti.

2 - bruciare corpi inquina, anche se fosse fatto in maniera “green”. Nel processo di cremazione nei forni si producono inquinanti atmosferici, in particolare: polveri di monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti, a questi sotto forma di polveri sottili, si aggiungono emissioni di mercurio (da otturazioni dentarie), zinco, diossine-furani e Ipa.

3 - Quello che ci preoccupa è che l’impianto sarà costruito all’interno del cimitero, per norma gli impianti di questo tipo devono essere collocati ad almeno 200 metri di distanza dalle abitazioni, mentre i primi edifici si trovano tra i 100/150 mt. A meno di 500/600 mt. troviamo, la Casa di Riposo V. Porcelli e luoghi frequentati dai bambini, Istituto Comprensivo Don Bosco e Grandi, e un asilo nido di recente apertura e da studenti dell’ITES.

4 - L’impianto sorgerà in una delle zone più alte del perimetro urbano, quindi possiamo dire con certezza, che poi gli eventi atmosferici (acque piovane e venti) trasporterebbero senza ostacoli gli elementi inquinanti emessi dall’impianto di cremazione su tutto il territorio.

5 - Non esiste nella Regione Marche una norma “ambientale” che disciplina l’installazione e il funzionamento dei forni crematori, pertanto tali impianti sono, oggi, classificati come inceneritori di rifiuti speciali per l’aspetto concernente i parametri operativi e funzionali.

Alla luce di questo, sorgono una serie di domande:

-       Perché l’Amministrazione, dopo il nostro invito ad un confronto, non ha sentito l’esigenza di coinvolgerci?

-       Che risposta dare a cittadini che subiranno la svalutazione delle abitazioni a ridosso dell’impianto di cremazione (stima -30/40%)?

-       Perché, esporre i residenti a un grave pericolo ambientale?

-       È un’opera davvero necessaria?

-       Ma perché proprio a Tolentino?

Su una popolazione di quasi circa 19.000 abitanti, abbiamo un tasso di mortalità del 1,25%, con circa 240 decessi l’anno (media ultimo decennio). Di questi, solo per una piccolissima parte (n.5 media anno) viene scelta la cremazione, rivolgendosi ai forni di Perugia, San Benedetto del Tronto o Fano. Ci domandiamo che senso ha, allora, istallare un crematorio per poche decine di salme. Se anche tutti, ma proprio tutti, i nostri cari defunti fossero avviati alla cremazione, il numero sarebbe comunque insufficiente a sostenere i costi di un impianto, che dovrebbe incenerire un numero superiore di salme l’anno. Questa situazione e ne siamo certi spingerà il privato investitore a trasformare Tolentino in un crematorio a vocazione Interregionale, avviando così un processo che chiameremo “turismo funebre”. Pertanto“chi governa una città, non dovrebbe praticare silenzio e disinformazione applicata, rinunciando al confronto, anziché difendere la salute dei suoi cittadini, il commercio, le produzioni agricole e il turismo in generale, ma intende promuovere un turismo funebre che arricchirebbe solo un privato e i suoi partners”. Noi tutti siamo rimasti sconcertati dall’assenza di un confronto diretto.

La nostra proposta

Vista la difficoltà di ampliamento nell’area del cimitero storico: perché non provvedere alla realizzazione di un nuovo cimitero in zona EST – TOLENTINO 2.0 - area Pace? L’area di espansione residenziale, commerciale, con nuove scuole, attività e cinema multisala, sarà così completata con un nuovo servizio. Avremo così distribuito in maniera omogenea il servizio cimiteriale sul territorio, ad Ovest il vecchio cimitero e a Est un nuovo cimitero, con spazio per nuovi loculi e cappelline. L’area da noi indicata è per posizione geografica di ampie dimensioni, permetterebbe per le sue caratteristiche la realizzazione di questo nuovo spazio senza la necessità di un impianto di cremazione, che inquina ed è superato.

Perché gli amministratori locali vogliono andare in direzione contraria?

Conclusioni.

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