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“Papa Francesco, non lasciarci mai soli”. Questo l’appello scritto in uno striscione tra la folla in piazza Cavour. L’appello che racchiude un po’ il pensiero di tutti i fedeli che da questa mattina all’alba sono stati in fila per entrare nella piazza principale di Camerino e assistere alla Santa Messa celebrata dal Sommo Pontefice. Una folla commossa che non si è risparmiata negli applausi ha accolto Papa Francesco in una piazza colma di cappellini gialli con il simbolo del Papa. Cappellini che nella forma, ma non nel colore, hanno sostituito gli elmetti che dal sisma dell’ottobre 2016 avevano riempito questa piazza.
Lo stesso elmetto che il comandante dei vigili del fuoco ha posto sul capo del Santo Padre, con scritto Francesco, al momento del suo ingresso nella cattedrale inagibile.
Momenti di commozione, da parte di Papa Francesco, che si sono contrapposti alla gioia dei fedeli che lo avevano visto arrivare, ma che una volta entrato nella chiesa hanno sentito l’importanza di quel gesto e hanno atteso la sua uscita in un silenzio composto, emozionante.
Dopo aver deposto una corona di fiori, il Santo Padre ha incontrato i sindaci del cratere e, messi i paramenti, ha preso parte al corteo verso il palco dove viene celebrata la messa.
È stato in quel corteo, che ha attraversato la piazza e la folla, che Papa Francesco ha mostrato la sua vicinanza ai fedeli. Con lo sguardo e con diversi cenni di saluto si è mostrato accanto a coloro che in questi ultimi anni sono stati testimoni di sofferenza e cambiamenti.

Passando nel corridoio formato tra la gente, Papa Francesco ha simbolicamente attraversato la ferita più sanguinante del cratere che ora, dopo il suo arrivo, sembra meno profonda e pronta alla guarigione.
La gente che lo attendeva, ora si sente meno sola. Sentiva già la vicinanza del Sommo Pontefice, ma dopo questa visita e la volontà di Papa Francesco di riaccendere i riflettori sul sisma, la solitudine è molto più lontana.
Papa Francesco ha ricordato che ci si può rialzare.


Giulia Sancricca

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"Avrei voluto visitare le casette una per una, guardate avanti non dovete perdere le speranze". Con queste parole Papa Francesco si è rivolto agli abitanti dell'area Sae de Le Cortine dove ha visitato l'interno di 7 casette e poi stretto la mano a tutti i fedeli che erano lì per accoglierlo. E' atterrato in perfetto orario davanti al palazzetto comunale, ad accoglierlo il sindaco Sandro Sborgia con l'arcivescovo Francesco Massara, emozionatissimo, il Prefetto di Macerata, i presidenti di provincia e regione, Antonio Pettinari e Luca Ceriscioli e il rettore di Unicam Claudio Pettinari. Da lì si è immediatamente spostato all'area Sae dove i fedeli gli hanno espresso tutta la tristezza e la desolazione che da tre anni si trovano a vivere. Per loro parole di fiducia e speranza. Da lì si è diretto in centro dove ha incontrato i primi cittadini dell'arcidiocesi e dove, proprio in questi istanti, sta presiedendo la Santa Messa. La giornata proseguirà poi con l'Angelus, il pranzo con i sacerdoti e l'attesissimo incontro con i bambini della Prima Comunione. 

La città di Camerino si prepara a vivere l’evento degli eventi. Un vero appuntamento con la storia l’arrivo di Papa Francesco previsto alle 8:45 di domenica 16 giugno.
L’atmosfera d’attesa è carica di umanità e di cuore; la visita del pontefice, forse non è mai stata così opportuna come adesso, per una città il cui tessuto sociale si trova ad essere frammentato e in sofferenza.
Il Santo Padre ha sempre voluto andare incontro alla gente che ha bisogno di aiuto e la sua testimonianza di vicinanza, viene percepita come una vera benedizione per l’arcidiocesi e per tutta la comunità. Tutta Camerino è in fermento per questa esperienza che si preannuncia di portata straordinaria.
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Palpabile l’entusiasmo e l’emozione che alberga da giorni nell'intero clero diocesano, primo fra tutti nell’arcivescovo Francesco Massara, impegnatissimo nella rifinizione di tutti i dettagli: “Una visita che viene a lenire una ferita, a portare gioia e speranza ad una terra duramente provata. E’ il messaggio di una riconferma nella fede e un segnale di fiducia e speranza per tutta la comunità”.
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Il momento più alto da vivere per lo stesso neo eletto sindaco di Camerino Sandro Sborgia che, insieme a Mons. Massara, al governatore delle Marche Luca Ceriscioli, al prefetto Iolanda Rolli, al presidente della Provincia Antonio Pettinari e al rettore di Unicam Claudio Pettinari, accoglierà il Santo Padre al suo arrivo in elicottero sulla spianata d’erba del Centro Universitario Sportivo in località Le Calvie.
“Vivo quest’ atmosfera d’attesa, consapevole del doppio aspetto che mi riguarda- afferma  Sborgia- Da un lato il profilo prettamente tecnico che vede la partecipazione del sindaco della città ai vari tavoli di lavoro che vedono la macchina delle autorità, impegnate a garantire la sicurezza del pontefice per tutto il tempo che si intratterrà a Camerino. Dall’altro, la vivo come fedele e come persona che aspetta l’arrivo del Santo Padre, attribuendogli un significato intenso e fortissimo. Colpito anch’io direttamente dal terremoto- continua il sindaco- addolorato dalle criticità e cosciente delle complessità che il territorio dovrà affrontare e superare, anche io come tanti, assegno all’arrivo di papa Bergoglio un segnale di speranza. Già il solo fatto che questa visita può costituire l’occasione per riproporre a quanti hanno responsabilità di governo, l’attenzione su una terra gravemente ferita, già questo per me è un piccolo miracolo. In cuor mio- conclude Sborgia- ho speranza che la visita di Papa Francesco possa compiere il miracolo di far sì che su di noi si risvegli la considerazione di chi ci guarda dall’esterno, non tanto sul dolore che viviamo, bensì nel sensibilizzare un concreto impegno per risollevare le sorti di una terra che merita una ripresa e una rinascita a tutti i livelli”.
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Animo già pervaso di forte emozione anche per Claudio Pettinari, rettore dell’Università di Camerino : “ Attendiamo questa data con trepidazione fin dal giorno in cui il nostro arcivescovo ne ha dato l’annuncio. Difficile descrivere la portata dei sentimenti che si rincorrono dentro ognuno di noi per questo straordinario evento - aggiunge il rettore-. Il Santo Padre si fa interprete dei bisogni di tutte le popolazioni che soffrono e credo che possa essere veramente l’interprete più alto delle vicissitudini e delle sofferenze della nostra gente. Grazie alla sua presenza i riflettori si riaccenderanno sui nostri territori ma, indipendentemente da questo, toccherà l’interiorità di ciascuno di noi donandoci l’impulso a lavorare meglio e di più per il bene della nostra comunità”. Subito dopo l’atterraggio a Le Calvie, Papa Francesco salirà in città dirigendosi nell’area delle casette Cortine Ovest e qui visiterà le tre abitazioni di Luigi Sansolini, Maria Stortini e i coniugi Maria Forotti e Pacifico Pasqualoni.

Nella foto sotto  Maria Stortini 
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“ Non so dire se sono emozionata, di sicuro è la sorpresa più bella che mi potesse capitare” – ci confida Maria Stortini, all’età di 92 anni, tra le privilegiate dell’incontro con il pontefice. “Gli offrirò la mia preghiera e una poltrona per sedersi. Purtroppo gli spazi sono quello che sono ma spazzolerò per bene questa poltrona, invitando il Santo Padre ad accomodarsi e scambiare qualche parola. Sono molto religiosa e mi basta anche una semplice preghiera da recitare insieme, perché il Signore ci aiuti. Chiederò l’aiuto per lui, per me stessa e per tutta la città”.

Carla Campetella
Rivedere l'impianto legislativo e agevolare la ricostruzione. Se ne è fatto interprete il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che oggi,ha partecipato  ad una riunione con i vescovi delle diocesi terremotate del Centro Italia presso la sede della CEI. 
Alla riunione era presente anche l'arcivescovo della Diocesi di Camerino San Severino Marche Mons. Francesco Massara.  Il premier ha assicurato che, tra poco più di una settimana, troverà approvazione l’ordinanza attuativa per il secondo piano di ristrutturazione dei beni culturali. Con una copertura di 300 milioni di euro, l'ordinanza  fisserà le modalità per l’avvio della ricostruzione di circa 600 chiese, rispetto alle 3mila devastate dal sisma, individuate da un anno e mezzo, in base ai criteri di priorità stabiliti dalle Diocesi con il coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni.

Nell'incontro, presieduto dal Cardinale Bassetti e promosso dalla Segreteria generale della CEI, i vescovi hanno potuto rappresentare  
le istanze delle comunità locali e la loro sofferenza,  di fronte ad uno Stato percepito come lontano e in ritardo nel processo di ricostruzione.
Come informa una nota diffusa dalla Cei, i presuli hanno anche evidenziato al Presidente del Consiglio il disagio legato alla stratificazione di un impianto legislativo appesantito dai tempi della burocrazia.

Gradita dai vescovi l'attenzione  del premier alle chiese che, come hano sottolineato, oltre che un luogo di culto, costituiscono un essenziale riferimento aggregativo a servizio del bene comune. La loro riapertura rappresenta una risposta al senso di sfiducia e di solitudine delle comunità e importante veicolo di rilancio delle presenze turistiche sui territori. 
A Morro di Camerino, un'intera comunità in festa, per la riapertura della chiesa di San Biagio. Punto di riferimento per la zona e per i residenti, l'edificio ecclesiastico è stato riaperto al pubblico in concomitanza con la ricorrenza della festa della beata Vergine Maria.
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Nell'occasione, l'arcivescovo Francesco Massara ha presieduto la Santa messa concelebrata con il parroco don Mariano Blanchi, gli altri religiosi e, animata dai canti del coro interparrocchiale.  Molto partecipata la solenne celebrazione liturgica, nel corso della quale Mons. Massara ha sottolineato la gioia del riappropriarsi di un bene della collettività." Per tutti voi, la felicità e l'emozione di rientrare a casa vostra, perchè la chiesa è la casa della comunità".  Al centro dell'omelia del vescovo il riferimento all'incontro tra Elisabetta e la Madonna "Nell'incontro con Elisabetta, la Madonna risponde con la preghiera di ringraziamento del Magnificat; anche noi nella nostra vita, dovremmo imparare a riscoprire la preghiera per ringraziare il Signore di tutto quello che ci ha dato,nella famiglia, nel lavoro come anche nella sofferenza. La Parola di Dio deve aiutarci a crescere nella grazia, nella fede e nella speranza". E a proposito dell'incontro e delle relazioni tra le persone, l'arcivescovo ha anche invitato a sapersi attaccare al bene, ad intraprendere una gara nello stimarsi a vicenda, invece che nel denigrarsi o nel provare invidie e gelosie. " San Paolo ci dice gareggiate nelle cose belle, nella carità, nel crescere nella grazia di Dio". Infine, un'esortazione ad essere umili: " E' dalle piccole cose che si vede la grandezza di Dio e, l'augurio che faccio a tutti voi è che nel rientrare in questa chiesa, possiate sentire il desiderio di dire che il vostro cuore magnifica Dio e,uscendo dalla porta, che l'amore verso Dio possa tramutarsi nell'amore verso ognuno di noi, nella carità, nei sentimenti di umiltà, accoglienza e ascolto. Questo è il vero essere cristiani".
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A conclusione della Santa Messa, soddisfazione è stata espressa dal parroco don Mariano Blanchi che ha colto l'occasione per ringraziare tutti coloro che si sono dati da fare per la riapertura della chiesa, una delle primedella diocesi  riconsegnate dopo il sisma e, punto di riferimento centrale per il camerinese. Danneggiato dal sisma del 2016, l'edificio ecclesiastico è stato restituito al suo splendore, grazie agli interventi di ripristino strutturale eseguiti dalla ditta incaricata Effebi Costruzioni s.r.l con sede legale a Vigasio (Vr), sotto la direzione dell'ing. arch. Andrea Filosa
Da quella porta riaperta, il forte messaggio di rinascita e speranza per tutta la popolazione. All'emozione di oggi si aggiunge l'ulteriore gioia di domani;  all'interno della chiesa appena riaperta dall'arcivescovo Francesco Massara, domani verrà infatti celebrato il matrimonio tra Riccardo e Monica. 
C.C.

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Unione, speranza  e concordia, i messaggi da testimoniare nell'omaggio a San Venanzio Martire, patrono di Camerino.  Alla cornice della vigilia di una piazza, riscaldata dalle tinte forti dell'Offerta dei ceri e del grande falò, si è aggiunto il raccoglimento della preghiera e i sentimenti di una devozione, cementata nella comunità. Presieduto dall’arcivescovo Francesco Massara e animato dal coro Cappella musicale del Duomo, il solenne pontificale si è tenuto all'interno dell'affollato tendone della località Le Mosse. L'eucarestia è stata concelebrata dal parroco don Marco Gentilucci e dagli altri sacerdotipresenti confraternite e chierichetti. Di fronte  all'urna delle reliquie del Santo, la celebrazione ha riunito autorità civili e militari, dame e cavalieri dei tre terzieri e un elevato numero di persone provenienti da tutto il territorio. Dominata dal forte richiamo all'unità, l'omelia dell'arcivescovo Francesco che, prendendo spunto dal Vangelo, ha invitato a cogliere l’esempio del giovane martire che ha saputo donare la propria vita per non rinunciare alla propria fede. " Il primo messaggio che San Venanzio chiede ad ognuno di noi è di non rinunciare mai alle speranze e alle cose in cui crediamo nella nostra vita; anche di fronte alle sofferenze, alle difficoltà e alle paure, San Venanzio non ha rinunciato al suo credo. E’ questo l’esempio dal quale ognuno di noi deve trarre forza per la sua vita quotidiana: non rinunciare a ciò in cui crediamo, non rinunciare alla fede e a ciò che desideriamo dentro di noi. La grandezza di San Venanzio e la sua testimonianza debbono essere un grande stimolo per andare avanti per credere fino in fondo alla carità di Dio che  può crescere dentro ognuno di noi”.

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Imparare ad amare, l'altra riflessione suggerita dal Vangelo del giorno: “L'invito – ha detto il vescovo- è a non amare troppo noi stessi e la nostra presunzione, a non amare troppo  il nostro orgoglio e, talvolta, il nostro modo di imporci agli altriL'invito è ad amare attraverso  l'intensità con cui  Dio ama ciascuno di noi e, come San Venanzio, attraverso i piccoli gesti e le sofferenze della vita. E’ dalla sofferenza e dalle prove, che nascono le cose più belle, le gioie più grandi. Il Signore ci dà delle prove ma ci dà la forza ad andare avanti”. Oltre ad essere protettore della città di Camerino, San Venanzio è anche invocato come protettore dalle cadute; la storia narra che, gettato dalla Rocca tre volte, è sempre sopravvissuto. “Al nostro Santo- ha sottolineato Mons. Massara- dobbiamo pensare non solo come protettore di fronte alle nostre cadute materiali ma, soprattutto a quelle interiori, a quelle del nostro cuore. Molte volte le nostre debolezze possono farci cadere, ma attraverso la sua intercessione e il suo esempio, possiamo trovare in lui la forza di rialzarci. Oggi siamo qui per porci di fronte al patrono, per chiedergli di darci la forza di rialzarci nella nostra vita, di dare alla città la forza di rialzarsi di fronte al dramma di questi anni”.

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Tra i richiami del Vangelo e della testimonianza del giovane martire che ha seguito il profondo desiderio di servire il Signore, anche quello che ognuno di noi possiamo fare per servirci tra di noi, nell’accogliere l’altro, nella misericordia e nell'umiltà. Comprendere a fondo il significato della parola servizio, potrà aiutare ciascuno di noi ad accoglierci, ad ascoltarci: “Non c'è valore di una eucaristia e di una festa semanca l'amore e la carità – ha proseguito l’arcivescovo- Il mio desiderio è che la festa di quest’anno possa essere non solo occasione gioiosa di ringraziamento al nostro protettore, ma che sia lo stimolo di un cambiamento dentro ognuno di noi. Noi potremmo anche cambiare la città e dobbiamo farlo perché dobbiamo renderla più bella di prima, ma questo deve avvenire con il contributo di tutti. Per ricostruire occorre che ognuno di noi sappia diventare strumento di ricostruzione, costruttore di pace, di ponti e di misericordia. Se sapremo farlo dentro al nostro cuore, sicuramente ognuno di noi nel suo piccolo riuscirà a mettere quel mattone che ricostruirà la città più bella di prima. Questo è l'augurio che faccio oggi a Camerino: camminiamo insieme con l'aiuto di San Venanzio, camminiamo a ricostruire i cuori e le menti, camminiamo per ricostruire la città”. Prima della benedizione conclusiva, prendendo spunto dal trofeo della spada come ogni anno presente vicino all’altare, Mons. Francesco Massara voluto lanciare un altro messaggio forte: “ La spada può simboleggiare la difesa ma anche il male che può fare: l’augurio che faccio a questa  festa e alla Corsa alla spada è che possa essere una corsa verso il bene e verso la bellezza. Tante volte la spada che non è tanto quella di ferro che vediamo ma quella della lingua, non aiuta alla crescita di questa comunità. Non perdiamo questa grande opportunità: che la festa e tutte le manifestazioni di questo periodo, possano essere un'occasione in cui ognuno di noi si innalzi, possa provare delle gioie sempre tenendo a mente la bellissima immagine di San Venanzio che tiene in mano la città. In quell’immagine dovremmo sostituirci ognuno di noi perché ognuno di noi dovrebbe tenere la città in mano; l'amore verso questa città l'amore per il futuro di questa città dipende da ognuno di noi e da quanto ognuno di noi saprà essere costruttore di pace, costruttore di ponti e di misericordia”.

C.C.

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Pomeriggio di forti emozioni oggi a Camerino. La chiesa del seminario, ha ospitato l’evento inaugurale della mostra: “Dalla polvere alla luce; l’arte recuperata”, iniziato dal disvelamento della maestosa macchina processionale di Santa Maria in Via, ritornata in città dopo il laborioso restauro proposto dal museo diocesano di Reggio Calabria. Promossa dall’Arcidiocesi e dal comune di Camerino , la mostra è realizzata con il finanziamento della Regione Marche. Nell’occasione è stato aperto al pubblico l’adiacente deposito attrezzato “ Venanzina Pennesi” grazie al finanziamento della Soprintendenza archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Bagno di folla per i due eventi che testimoniano la volontà di ricominciare anche dalla bellezza, riaffiorata dalla polvere della devastazione.

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“ Uno dei momenti di luce, di grande rinascita e speranza- ha detto l’arcivescovo Francesco Massara- Rinascita della città dalle opere d’arte, rinascita grazie ad altri simboli, quali la stessa visita del Santo Padre a giugno e il rappropriarci delle nostre chiese. Sono tutti bellissimi momenti che dobbiamo vivere dentro il cuore e che serviranno a togliere tanti dei pesi e delle ombre che ancora ci creano tormento”. Parole sentite anche dal sindaco Gianluca Pasqui che ha parlato di grande sinergia tra comune arcidiocesi e Università di Camerino per la restituzione dello straordinario patrimonio d’arte che è stato possibile recuperare nella sua totalità senza essere  trasferito altrove. Questo, come ricordato da Mons. Massara, si deve anche al lavoro meticoloso e attento dell’arcivescovo Brugnaro, determinato a far sì che le opere restassero sul territorio. Attori fondamentali nel recupero e messa in sicurezza delle opere, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale guidati dal Maggiore Carmelo Grasso, i volontari di Protezione Civile, i funzionari della Soprintendenza, impegnati in un lavoro encomiabile di salvaguardia e tutela.  “Circa 8000 i pezzi recuperati solo nella diocesi di Camerino- ha riferito il dott. Pierluigi Moriconi, ricordando i momenti difficili in cui ci si è trovati catapultati in mezzo alla distruzione. “ Si è deciso di trasferire le opere più danneggiate alla Mole Vanvitelliana di Ancona in modo da potercene subito  prender cura in un deposito debitamente attrezzato. Sul territorio, altri due depositi sono stati approntati a Camerino e un altro a San Severino Marche. Sono felice perché, dopo le aperture di Serrapetrona, Sarnano e Rotella nell’ascolano, anche per Camerino, l’apertura del deposito del seminario permetterà la fruizione di numerose opere. “ Nell’arco di tanti mesi- ha detto il Maggiore Carmelo Grasso- ogni giorno siamo riusciti a recuperare qualcosa. E’ stato un lavoro svolto in condizioni difficilissime, da parte di uomini in divisa e senza. La mia speranza è che tutto possa tornare lì dove l’abbiamo recuperato. Mi sento responsabile”. Del contributo prezioso di una straordinaria macchina di solidarietà che ha lavorato in silenzio, ha parlato anche l’assessore Angelo Sciapichetti , intervenuto in rappresentanza della Regione Marche. La storia della mostra e il notevole lavoro materiale attraverso il quale si è potuti arrivare ad un passaggio tanto significativo, sono stati tracciati dalla direttrice dei musei civici e diocesani Dott.ssa Mastrocola, grata ad amministrazione comunale e vescovi per il coraggio dimostrato. L’intento della mostra,  quello di rendere fruibili  30 delle opere che sono state salvate e restaurate. Commovente ed emozionante, il momento in cui il parroco di Santa Maria in Via don Mariano Blanchi ha scoperto la Nuvola d’argento tornata a custodire l’immagine della Madonna. Del suo ripristino, promosso dal “Museo diocesano” di Reggio Calabria, si sono gratuitamente  presi  cura  i due restauratori di acclarata fama, Sante Guido e Giovanni Mantella, presto a Camerino per raccontarne i particolari.

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  “ A quella nuvola ci siamo affezionati tutti"- ha detto la direttrice del museo reggino dott.ssa Lucia Lojacono, ricordando il cantiere di restauro, rimasto aperto nel museo per dieci mesi. “ Ci lega anche la devozione alla Madonna che anche da noi viene portata in processione con una macchina in argento; ci lega anche la devastazione del terremoto che la nostra città ha vissuto tanti anni fa. Grazie per averci dato questa opportunità”. Un racconto di passione, tenacia e amore per il patrimonio collettivo, lo ha definitio la funzionaria della Soprintendenza Guiducci, evidenziando il senso della collaborazione, dell’accoglienza, della generosità dei due restauratori, insieme al coinvolgimento di comunità così lontane, eppure così unite da un’esperienza umana di solidarietà e sussidiarietà. Infine il desiderio di don Mariano, affinchè la macchina processionale possa essere posizionata all’interno della chiesa di Vallicelle che, a seguito del sisma, sostituisce la Chiesa di Santa Maria in via, e l’augurio che un giorno possa far ritorno nel recuperato santuario. “ Il nostro impegno- ha sottolineato Mons. Massara è far tornare ognuna delle opere nella propria casa. C’è il mio impegno e quello delle istituzioni per il restauro di Santa Maria in via. Il grande desiderio è fare una processione con Santa Maria in Via per rientrare nella chiesa”. Nuove palpabili emozioni e tanti occhi lucidi, al taglio del nastro dello spazio espositivo ricavato nel nuovo deposito attrezzato " Venanzina Pennesi" che, in occasione della mostra "Dalla polvere alla luce; l’arte recuperata" insieme ala chiesa del seminario, fino al 3 novembre 2019, ospiterà opere  significative del Quattrocento camerte e della storia artistica della città e dell’Arcidiocesi. Alla presenza di personale qualificato, la mostra sarà visitabile nei giorni di venerdì, sabato e domenica, il mattino  dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e nel pomeriggio,  dalle ore 16.00 alle ore 19.00.

C.C.

don Mariano e la nuvola

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Celebrata dall'arcivescovo Francesco Massara la Santa Messa Crismale. Gremita la Chiesa della Sacra Famiglia di Cstelraimondo per la celebrazione eucaristica, alla quale ha partecipato il Card. Edoardo Menichelli, presenti i sacerdoti e i religiosi della diocesi. Un momento toccante quello che ha unito tutto il presbiterio e l’arcivescovo nel rinnovare le promesse sacerdotali e, partecipare con viva preghiera alla benedizione degli oli degli infermi, dei catecumeni e del crisma. La solenne liturgia, è stata animata nel canto dal Coro diretto dal maestro Lauro Corpacci. Per Francesco Massara è stata la prima Messa crismale celebrata da vescovo, oltretutto nella felice ricorrenza dei suoi 26 anni di sacerdozio

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"Sono molto contento di essere con voi per questo momento molto particolare- ha esordito l’arcivescovo nella sua omelia- Attraverso questa Santa liturgia noi ci introduciamo nel Triduo Santo, fonte e culmine della vita cristiana e rinnoviamo come sacerdoti il nostro sì al Signore come suoi ministri” Quindi è seguita una breve riflessione sul sacerdozio, partita dalla parole che vengono recitate .nella seconda preghiera eucaristica: 'celebrando il memoriale della morte e resurrezione del tuo Figlio, ti offriamo Padre il pane della vita e il calice della salvezza e ti rendiamo grazie per averci ammesso alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale'.  Oggi noi rendiamo grazie al Signore per averci ammesso alla sua presenza a compiere il servizio sacerdotale.

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Stare alla presenza del Signore- ha detto Massara- significa riconoscere i suoi discepoli permanenti del Signore e non funzionali. Significa occuparsi di Dio, della sua persona e del nostro rapporto con lui e non semplicemente fare cose in Suo nome. Stare alla presenza del Signore, significa riconoscere che la vocazione presbiterale è una chiamata permanente da parte di Dio, esattamente come quella che Gesù ha rivolto agli apostoli. C’è il momento del primo grande sì, quello che induce a scegliere di seguire Gesù nella via del ministero ordinario, ma poi viene la necessità dei tanti sì quotidiani, a cui siamo chiamati per continuare il cammino. Il sì alla preghiera personale e alla liturgia delle ore; il sì ad una celebrazione della Santa Messa che sia curata e interiormente preparata, mai banalizzata o ridotta a mero rito. Il sì alla lettura della Parola di Dio, che è parola viva e sempre nuova; il sì al sacramento della riconciliazione da amministrare agli altri o da ricevere per sé. Ecco cari fratelli che il primo compito del sacerdote è rinnovare quotidianamente la sua fedeltà e il suo sì per vivere in unità con Lui, fissare il nostro sguardo su di Lui e, questo è un privilegio, non è un peso, né un’abitudine, per imparare da Lui che ha offerto la sua vita per noi.

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Siamo ammessi alla presenza del Signore per compiere il servizio sacerdotale: cari fratelli, il ministro dell’altare è un servo, non un padrone. Talvolta si è autoritari ma non autorevoli, perché non si è servi. Altre volte, si è protagonisti, non servi. Si è servi innanzitutto dell’altare; ciò che il sacerdote fa nel momento della celebrazione dell’Eucarestia, è servire, compiere un servizio a Dio e un servizio agli uomini. Il culto che Dio ha reso agli uomini è stato il donarsi fino alla fine per gli uomini e, in questo culto e in questo servizio, il sacerdote deve inserirsi; ciò significa che dobbiamo imparare a comprendere sempre di più la Sacra liturgia e tutta la sua essenza e sviluppare una viva familiarità con essa. Così diventi l’anima della nostra vita quotidiana, liturgia cristiana per sua natura e sempre anche annuncio. Abbiamo quindi l’obbligo di essere persone che con la Parola di Dio hanno familiarità, la amano e la vivono. Solo allora potremo spiegarla in modo adeguato. Il servizio sacerdotale, significa proprio imparare a conoscere il Signore nella sua Parola e a farlo conoscere a tutti coloro che Egli ci affida, perché servire la Parola di Dio, significa anche aver compreso che siamo chiamati, non ad annunciare noi stessi o le nostre opinioni personali, bensì il Mistero di Cristo e in Lui la misura del vero umanesimo; siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola parola che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza. Siamo poi servi tra di noi, parti di un unico presbiterio, siamo servi a partire dalla nostra consapevolezza di ciò che siamo nella nostra umanità.

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Lo so che ognuno porta con sé il proprio fardello, l’età avanzata, le fatiche, le delusioni e, talvolta, anche le incomprensioni; dobbiamo fare poi i conti coi nostri limiti e difetti C’è chi è finisce per essere senza gioia; c’è chi si è seduto, c’è chi ha cercato vie nuove e c’è chi ha lasciato sfogo alla consuetudine e alla routine. C’è chi sente il sovraccarico pastorale e deve districarsi tra le mille richieste della gente, le riunioni, gli incontri al centro diocesi e gli incarichi oltre la parrocchia. Tutto questo cari fratelli, non ci deve far smettere di pensare che, nonostante tutto, possiamo essere un presbiterio, capace di annunciare in parole  l’animo di grazia del Signore. Carissimi presbiteri, impegniamoci a vivere come fratelli, membri di un unico corpo attento alle parti più deboli come ci tiene il Signore; Gesù si è chinato su di noi, ci ha chiamati ad essere suoi ministri; non accettiamo di vivere divisi, non cediamo alla tentazione di guardarci da lontano, giudicandoci senza misericordia. Accogliamoci e viviamo come fratelli e potremmo mostrare agli altri la gioia e la bellezza del servizio dell’altare. Infine servi di tutti, a partire dai poveri e dai bisognosi; non mi dilungo sul tempo difficile che viviamo ma vorrei solamente dirvi che soprattutto noi, abbiamo il compito di aiutare e dare speranza, ma come? Mi ha sempre colpito notare la differenza del testo del libro di Isaia che oggi abbiamo ascoltato e la citazione che di esso fa Gesù nella sinagoga di Nazareth; le parole sono quasi identiche, eppure esiste una differenza sostanziale che provoca nei presenti una reazione di meraviglia e stupore, che si trasforma presto in disaccordo e opposizione, mentre il profeta pone tra i suoi compiti la promulgazione dell’animo Grazia del Signore, le parole di Gesù si fermano alla Grazia e non parlano della vendetta. Per Gesù non esiste vendetta. Non esiste una giustizia retributiva che dà secondo quello che riceve; non esiste nessuna risposta violenta e ingiustificabile, anche se uno ha ragione; l’unica risposta giusta è Grazia, Benevolenza, Misericordia, Gratuità e Amore E’ questa la vera rivoluzione cristiana ed è questa la vera rivoluzione che ogni sacerdote deve vivere nella propria vita. E’ questo il nostro ruolo primario e fondamentale del nostro servizio sacerdotale agli altri e verso tutti; essere testimoni appassionati della Carità di Cristo, che ci ha amati fino alla fine, fino al dono di sé, pur di non sottrarsi all’unica legge che conta: quella dell’amore gratuito. Ed è questo l’augurio che faccio a tutti voi sacerdoti, che possiamo vivere la parola del Signore nella nostra vita, che la possiamo testimoniare, che possiamo essere al servizio della nostra gente, con i nostri limiti e difetti, ma con una grande certezza: che l’amore di Dio che abbiamo avuto nel grande dono della nostra donazione, possiamo veramente restituirlo al Signore attraverso il servizio alla nostra comunità, ai nostri poveri e ai nostri bisognosi”.

Prima della benedizione finale, un ricordo dei presbiteri defunti e di quelli che celebrano quest’anno un particolare anniversario. Il pensiero di gratitudine e di suffragio dell’Arcivescovo, dei sacerdoti e dei fedeli è andato a quei presbiteri che nell’anno trascorso sono tornati alla Casa del Padre e che nella loro vita e nel loro servizio alla Chiesa hanno donato tanto: don. Egidio De Luca, Mons. Nazzareno Moneta, don Alberto Crovetti, don Costantino Fefé, don Deo Galanti, don Giuseppe Giaché, don Luigi Cristoldi, don Umberto Silla.

L'arcivescovo è passato quindi a sottolineare con gioia le speciali date dei 50 anni di sacerdozio di Don Aldo Romagnoli, dei 60 di don Giuseppe Scuppa e infine il record dei 70 anni di sacerdozio di mons.Quinto Martella.

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In chiusura, nell'evidenziare come il 2019 sia foriero di tante belle notizie, a cominciare dall’arrivo del Papa in diocesi il prossimo 16 giugno, l’arcivescovo Massara ha voluto ringraziare don Nello Tranzocchi per i servigi finora resi nell’incarico di Vicario generale della Curia Arcivescovile. Lo scorso febbraio, il sacerdote ha infatti chiesto di essere sollevato dagli impegni esercitati all'interno della Curia, per dedicarsi alle tante parrocchie che gli sono state assegnate e che insistono nelle zone di maggiore sofferenza per i danni del sisma. Ringraziandolo per il suo prezioso apporto quale Vicario generale, per l’accoglienza e i consigli offerti, oltre che per i servizi donati alla Chiesa, Mons. Massara, ha infine comunicato ufficialmente il decreto di nomina del suo successore, investendo Mons. Mariano Ascenzo Blanchi nel ruolo di Vicario generale dell’arcidiocesi di Camerino San Severino Marche.  A motivare la nomina di Mons. Blanchi, la considerazione della stima di cui gode nel presbiterio, le pregresse esperienze del suo generoso servizio nei confronti dell’ arcidiocesi, la sua lunga attività pastorale svolta come parroco, la profonda conoscenza del clero e della comunità parrocchiale. Il presule ha augurato che questo servizio possa essere svolto con il cuore, con semplicità e bontà, così come finora ha fatto don Nello  “ La migliore testimonianza che possiamo fare è volerci bene tra sacerdoti" – ha concluso l’arcivescovo- Infine l’augurio a tutti presenti di trascorrere una Santa Pasqua, di pace e di serenità

 C.C.

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Riportiamo in forma integrale, il testo scritto da Mons. Francesco Massara per accompagnare i fedeli dell'arcidiocesi camerte settempedana,  nel cuore della Settimana Santa.

"Carissimi fratelli e sorelle, quale Arcivescovo di questa Chiesa, nel porgervi questo messaggio di Pasqua, il mio pensiero corre al Vangelo della Risurrezione di Gesù  narrato dall’evangelista Giovanni (Gv 20,1-9), un brano suggestivo, ricco di immagini e significati.

Tra le tante, ne ho scelto due più rappresentative dell’evento di Pasqua: il buio e la pietra rotolata. “La mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro” (Gv 20,1).

È vero!!! E’ drammaticamente vero!!! La vita di ciascuno di noi è ancora troppo spesso avvolta nel buio. È il buio della fatica di chi è costretto ad affrontare eventi che scuotono letteralmente l’esistenza, è il buio delle delusioni e qualche volta delle frustrazioni di questi anni difficili, dopo il sisma a causa del quale, a volte, ancora non siamo capaci di reagire. È il buio della sofferenza e della malattia che ci rinchiude nell’angusta nicchia del dolore e ci fa rischiare di rimanerne sepolti. È il buio della rassegnazione quando si pensa che ormai tutto è finito, che la vita non ha più senso. Quante volte lo diciamo anche noi nei momenti particolarmente più tristi! Ma è anche il buio degli pseudo-amori chiusi in sé stessi, della solitudine, dell’indifferenza, dell’egoismo e della gelosia che non ci permettono di vedere gli altri come dono, né di accorgerci dei loro bisogni più profondi.

Ma c’è Maria Maddalena che, nonostante il dolore ancora vivo e la ferita aperta e sanguinante, è capace di rianimarsi improvvisamente. Si rianima perché è profondamente innamorata di Gesù, quindi di Dio, perché riconosce che soltanto Lui l’ha liberata dal male e dal peccato che rappresenta la vera morte. È una donna che sa cosa significa fare esperienza della vittoria sulla morte: l’ha vissuta nella sua carne e lo può testimoniare senza vergogna e timore.

Può testimoniare che la Pasqua consiste nel lasciar rotolare via le pietre pesanti che gravano sulla nostra vita e su quella degli altri: le pietre dei pregiudizi, delle condanne, delle mormorazioni, dei rancori e delle inimicizie mai risolte, le pietre che ci impediscono di vedere nel volto degli altri la luce di Dio. Lei può testimoniare che la Pasqua è la festa delle pietre rimosse dall’imboccatura dell’anima e del cuore. È la festa dove siamo chiamati a prendere sul serio l’invito che il Risorto ci rivolge: esci dal tuo sepolcro! Esci, cioè, dal gelo del tuo misero mondo protetto dove tendi a ignorare i drammi dei fratelli più sfortunati. Allarga la cerchia delle tue relazioni, e apriti alla primavera di rapporti nuovi. Esci dalle tue grette ambizioni e cerca di fare della tua vita un servizio d’amore. Esci dalla tua smania di possesso e vivi la gioia del dono. Esci dal tuo peccato che ti turba il cuore e vai verso la novità che è Cristo. Esci in campo aperto e prendi la strada del Vangeloche rivela al mondo l’amore di un Dio che non si rassegna alla morte e al male, che trasforma le tenebre in luce, la schiavitù del male nella libertà del bene, l’individualismo egoistico in solidarietà, il conflitto in pace. Esci dal tuo contorto passato e comincia a credere che cambiare è possibile per tutti. Esci dal tuo pessimismo e lasciati andare alla speranza, l’unica forza capace di rinnovare il mondo e di cambiare le cose. Nonostante tutto.

Solo vivendo questo invito, comprenderemo che la vita risorta si nasconde nella vita quotidiana e si manifesta orientandosi verso l’altro. Non c’è più tempo da perdere nelle incertezze. Il mondo ha bisogno di noi, ha bisogno di donne e uomini della Risurrezione, ha bisogno della nostra voce di speranza per i tempi difficili che viviamo. Se il terremoto ci ha scosso, come ha scosso la terra, lasciamoci scuotere oggi dall’annuncio della Risurrezione, perché Gesù sia luce di vita e di amore per noi e per quanti incontriamo.

Buona Pasqua, dunque, cari amici! “Cristo è Risorto... Cristo è davvero Risorto!”.

+Francesco Massara,

Arcivescovo

 
 
 

Giornata gioiosa, segnata dall’annuncio che il prossimo 16 giugno, Papa Francesco si recherà in visita alle zone terremotate della Diocesi di Camerino-San Severino Marche. La lieta notizia è stata diffusa in concomitanza con la Sala stampa della Santa Sede a Roma.

La convocazione straordinaria dell’arcivescovo Francesco Massara aveva subito suscitato curiosità e indiscrezioni, tutte sorpassate puntualmente da una rivelazione di portata sorprendente.

“ Quando una famiglia ha una bella notizia, la deve condividere- ha detto l’arcivescovo Francesco Massara, nel dare l’eccezionale annuncio " Nella sobrietà del suo stile,  il Santo padre verrà a riconfermare il suo affetto e quello di tutta la Chiesa a noi tutti, testimoniando  solidarietà e vicinanza alla sofferenza dell'intera popolazione terremotata. Un evento di grazia e un segno di grande benevolenza nei confronti della nostra Chiesa- ha aggiunto Mons. Massara-   Il Papa vuole che sia una visita sobria, bella e fraterna e cercheremo di mantenere quel clima di cordialità e semplicità, tipico dell'accoglienza riservata ad un nostro familiare". L’arcivescovo ha sottolineato il significato eccezionale della visita per l’intera arcidiocesi; un grande dono del quale rendere grazie con la preghiera a Dio, alla Madonna e a Sua Santità. Nel ringraziare il clero, gli uffici della Curia e tutte le istituzioni coinvolte per la collaborazione che vorranno prestare per allestire una bella accoglienza, l'arcivescovo .Francesco Massara ha invitato i sacerdoti a comunicare la lieta notizia nelle loro parrocchie. “ Dobbiamo ringraziare il Signore di questa gioia- ha concluso- Fino all’ultimo l’ho tenuta segreta ma adesso che è nota, vi invito a vivere felicemente questo evento come un giorno del Signore”. Affidata alla protezione della Madonna la preparazione di questi mesi; l’icona di Santa Maria in Via, verrà posizionata sull’altare durante la celebrazione del pontefice in piazza Cavour. Un grazie particolare il presule lo ha rivolto infine alle istituzioni civili e militari presenti, per la collaborazione all’evento che richiederà qualche piccolo sacrificio che vale la pena sopportare: “ La presenza del Papa nelle nostre zone, è un segno di gioia e, accenderà una luce sulle difficoltà di questa terra”.

Emozionati i commenti dei presenti all’annuncio di un dono inaspettato, anhe se da tempo auspicato. “ Il sindaco comunque ci sarà – ha detto Gianluca Pasqui- Un primo cittadino è la continuità dell’ente locale e non importa chi quel giorno indosserà la fascia. Quella fascia- ha aggiunto- sarà sicuramente piena di orgoglio, di onore, di riconoscenza al Santo Padre, alla Chiesa e al nostro arcivescovo. Un messaggio, che andrà a restituire a tutti noi quella forza che giorno dopo giorno ci sta venendo meno ”.

Una visita significativa anche per la città di San Severino Marche: “Venire a vedere la nostra realtà e rendersi conto dei difficili momenti che stiamo vivendo -ha commentato  Rosa Piermattei - è’ una richiesta che abbiamo fatto al Santo Padre tante volte. Lo aspettiamo tutti fiduciosi”.  Sentimenti  di profonda gioia, quelli espressi da Mons. Giuseppe Scuppa, alla vigilia del suo sessantesimo anno di sacerdozio:  " La mia festa è importante ma, questa notizia lo è ancora di più". Ignara fino a poco prima l'intera comunità dei religiosi e sacerdoti dell'arcidiocesi:  "Qualcosa ci era balenato in mente- ha detto Mons. Mariano Blanchi- A chi mi ha chiesto se c'era da suonare le campane, ho detto, suonate, suonate!"

C.C.

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