La Pedemontana ha già avuto “un impatto notevolissimo”. Lo sottolinea il primo cittadino di Matelica, Massimo Baldini, a pochi giorni dall’apertura del primo tratto dell’arteria che, una volta completata, andrà a collegare le superstrade 76 e 77 tra Fabriano e Muccia.

Già molto nutrito il traffico sul settore che va da Matelica Nord a Fabriano: lavoratori e mezzi pesanti, ma anche qualche curioso che ha deciso di percorrerla per il gusto di scoprirla. “La gente è entusiasta – ha proseguito Baldini –, tanto che in molti hanno preso la Pedemontana giusto per fare un giro. Ci sono comunque ancora delle situazioni da sistemare: il fatto che l’uscita Matelica Nord attraversi la zona industriale la rende ancora da perfezionare. Dovremo essere pazienti ancora per poco però: ci è stato detto che il secondo tratto (da Matelica a Castelraimondo Nord, ndr) verrà ultimato per il prossimo giugno. Mi sembra ottimistico, ma se il meteo non sarà troppo severo è possibile che ci si riesca. Quella sarà probabilmente la svolta – spiega Baldini –: i tempi di percorrenza verso la valle del Potenza diminuiranno drasticamente, mentre quelli verso l’anconetano e verso l’Umbria sono già molto più bassi”.

l.c.
“Ancora qualche settimana per il lotto che collega Fabriano a Matelica Nord”. Lo ha detto Antonio Pettinari, Presidente della Provincia di Macerata, in occasione del sopralluogo ai cantieri della Pedemontana.

Nel fabrianese i lavori procedono spediti, e Pettinari ne è soddisfatto: “Entro breve la tratta tra Fabriano e Matelica sarà ultimata: aver effettuato questi sopralluoghi è importante per rafforzare la collaborazione tra le istituzioni coinvolte, in modo da portare avanti opere che rappresentano il bene comune”.

La visita nel Muccese, insieme ai funzionari della Soprintendenza Archeologica delle Marche e ai vertici di Quadrilatero, ha invece fatto il punto sui ritrovamenti di interesse storico riemersi nel corso degli scavi per la costruzione dello svincolo con la strada 209 della Valnerina. Il tratto è soggetto alle indagini della Soprintendenza, appunto, e Pettinari ha sottolineato: “In questo caso è fondamentale che si proceda con grande rispetto e considerazione dell’interesse culturale dei ritrovamenti, coniugando la tutela del patrimonio archeologico alla rapidità nel completamento di un’opera di primaria importanza per la montagna maceratese”.

l.c.
"Fabriano insolita e segreta" è la nuova guida turistica che, per i tipi di Claudio Ciabochi Editore (collana "Le guide in tasca") e in collaborazione con Fabriano Storicaverrà presentata il prossimo martedì 22 giugno alle ore 21.15 presso la Chiesa della Misericordia.
Composta da 100 pagine con circa 150 foto a colori, la nuova guida turistica, mostra 31
 luoghi della città e del territorio tutti da scoprirecon tanti aneddoti e curiosità.
I testi sono curati 
da Giampaolo Ballelli, Fabrizio Moscè, Aldo Pesetti.
Un' esperienza quella di "Fabriano Insolita e Segreta" che nasce dai social-documentari molto apprezzati e seguiti online e che ora diviene anche un libro, tradizionale forma di diffusione.

Una chiave di lettura diversa, quella che viene proposta, un modo alternativo e accattivante di narrare il territorio, in cui si è indagato anche quello che è l'importante patrimonio culturale immateriale delle tradizioni e racconti popolari.

Un viaggio nel tempo e nello spazio: dalle antiche genti che popolarono la zona in epoca preromana fino alle tracce del covo del brigante Cinicchia nel 1800, dai due castelli che diedero origine alla città fino alle rocche e abbazie poste alle estremità del Comune. Tra storia ufficiale e fatti misteriosi, eventi prodigiosi, simboli enigmatici, oscuri sotterranei, alla ricerca di cavalieri, streghe, folletti ...

Per la prima volta, a fabrianesi e visitatori viene inoltre esposta in una guida, la sensazionale storia del ritrovamento del San Pietro Martire di Donatello.

c.c.
Come rilanciare il lavoro e la produzione a Fabriano. Ne discuteranno insieme  Governo, Regione, Università e parti sociali nel corso della tavola rotonda “Focus Lavoro”,  che il Comune di Fabriano promuoverà il prossimo 18 giugno alle ore 16.00, presso il Palazzo del Podestà. 

Non farsi trovare impreparati dalle crisi aziendali, ma trovare una strategia per rilanciare il distretto montano e diversificare le produzioni: è questa l’aspirazione del tavolo istituzionale che riunirà la Viceministra dello Sviluppo Economico On. Alessandra Todde e la Sottosegretaria al Ministero del Lavoro, On. Rossella Accoto, che stanno seguendo il dossier ELICA, oltre all’Assessore regionale al Bilancio con delega alle aree di crisi Guido Castelli e all’Assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi.

L’idea di un tavolo per la riconversione industriale è stata promossa dalla Consigliera regionale Simona Lupini, e sposata con entusiasmo dal Comune di Fabriano: all’incontro sono state invitate le associazioni datoriali e di categoria, i sindacati, la Camera di Commercio delle Marche, esperti provenienti dal mondo della ricerca economica e scientifica, che saranno annunciati nei prossimi giorni, sindaci, parlamentari e consiglieri regionali del territorio.

L’evento si svolgerà con una prima parte in streaming, dalle ore 16.00 alle ore 16.45 circa, e poi continuerà con una tavola rotonda di due ore a porte chiuse, tra i rappresentanti delle Istituzioni, gli esperti e gli attori economici e sociali.

Il Sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli, evidenzia: “questo incontro rappresenta un punto di svolta nelle modalità con cui nel nostro territorio vengono affrontate le questioni legate ai problemi dell’occupazione ma soprattutto lancia un segnale importante rispetto a quelle che dovranno essere le politiche per lo sviluppo. Per questo è importante la presenza, al fianco delle istituzioni, di chi sul territorio investe e innova. Sarà un momento di confronto durante il quale i rappresentanti dei Ministeri e della Regione potranno toccare con mano non solo le problematiche che affliggono il nostro territorio ma anche apprezzare la vivacità di un tessuto produttivo che ancora rappresenta il pilastro della nostra economia. E’ da qui che dobbiamo ripartire attraverso il sostegno agli imprenditori che tenacemente continuano a credere nel nostro territorio. Se saremo in grado di fare questo potremo sperare che altri decideranno di investire qui.”

L’Assessore al lavoro ed alle attività produttive Barbara Pagnoncelli sottolinea “questo incontro si pone perfettamente in linea con il tavolo del lavoro già attivato da questa Amministrazione e ha la finalità di farsi parte proattiva e propositiva nel tema delle crisi industriali, ritengo strategico – continua l’Assessore - l’obiettivo della tavola rotonda che è quello di uscire con delle precise traiettorie di lavoro sulle quali costruire proposte concrete per il territorio e per l’area montana in generale da presentare poi al Governo.”

Rispondendo alla sfida delle delocalizzazioni e delle crisi industriali di questi anni, l’incontro vuole contribuire a ripensare alle specializzazioni del distretto industriale di Fabriano e dell’area montana, individuando i punti di forza e le opportunità con cui promuovere la nascita di nuove imprese o l’arrivo di nuovi investitori, e gli strumenti politici e economici con cui agevolare questi processi di trasformazione.

c.c.
Nella giornata di ieri Fabriano è scesa in strada per contestare la vertenza che porterà alla delocalizzazione di Elica. Tre ore di “maxisciopero”, con i lavoratori del distretto elettrodomestici che si sono astenuti dal lavoro, occupando la strada statale che da Ancona porta in città. Erano quasi in mille, non solo cittadini e lavoratori, ma anche esponenti della politica locale e regionale, con la seduta del consiglio regionale appositamente rinviata per prendere parte alla manifestazione. I vertici dell’azienda insistono sulla inderogabilità della vertenza, e la politica fa quadrato intorno al tema, superando gli schieramenti ideologici.

Simona Lupini, consigliera regionale del Movimento 5Stelle e già parte dell’amministrazione comunale fabrianese, ha rimarcato l’importanza di un segnale così forte dalla politica, ma sottolinea come il futuro delle aree interne e dei loro distretti produttivi debba passare necessariamente da un cambio di marcia nella gestione delle crisi: “Non più rincorrere le emergenze, ma anticiparle – ha detto –. Il nostro territorio ha ancora delle eccellenze, e le misure a contrasto della delocalizzazione non devono più essere così tardive e dai connotati tipici dell’assistenzialismo. Dovremo essere capaci di anticipare queste situazioni emergenziali: in questo senso ci siamo attivati con la viceministra del MISE, Alessandra Todde. Dall’azienda abbiamo incontrato però un atteggiamento di chiusura: diventa davvero difficile così trovare una mediazione”.

“Le delocalizzazioni spesso ci trovano impreparati, ci mettono nella condizione di dover rincorrere le emergenze sociali ed economiche che le seguono – ha proseguito Lupini –. La politica ieri ha saputo dare il segnale di unità necessario nell’affrontare questi momenti. L’imperativo deve essere quello di saper rendere nuovamente attrattive le nostre zone per gli imprenditori. La nostra Regione ha ancora un know how importante da valorizzare: dobbiamo saperlo incentivare. Per farlo è necessario avere un’intesa politica in asse con il Governo , metterci intorno a un tavolo – lo abbiamo proposto anche in Regione – per creare una nuova filiera che ridia slancio a questi distretti. Con l’Onorevole Terzoni abbiamo richiesto anche delle agevolazioni tipiche delle aree del sud – conclude la consigliera –: le Marche sono in transizione, vanno trattate con la massima attenzione e devono poter avere a disposizione strumenti di gestione delle crisi adeguati alle problematiche oggi in atto”.

l.c.
Istituire una Zona Economica Speciale per risolvere le problematiche nate a seguito della vertenza Elica. È questa la proposta avanzata tra i banchi della maggioranza nell’ultimo consiglio comunale della città di Jesi. L’assise si è anche espressa favorevolmente sull’intenzione di interagire con il Comune di Fabriano, affiancando l’amministrazione Santarelli al tavolo permanente istituito a seguito della crisi che ha colpito le industrie del settore bianco, distintive del fabrianese, e di favorire il dialogo tra i vertici aziendali e le istituzioni.

Il dialogo è anche la direzione indicata dal viceministro Todde, ma nonostante questo le posizioni tra le due parti continuano a essere distanti: i vertici Elica sottolineano la necessità assoluta di rispettare il piano industriale che prevede la riduzione dei volumi produttivi per più dei due terzi (da 1 milione e 400 mila a meno di 400 mila), la chiusura di alcuni reparti a Mergo e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, con la successiva delocalizzazione delle linee produttive in Polonia. Le motivazioni sarebbero riconducibili alla salvaguardia della capacità competitiva e al superamento della crisi che da anni investe il settore. Decisamente contrario il punto del Movimento 5Stelle Marche, con la consigliera Simona Lupini che già nelle scorse settimane aveva sottolineato come fosse impensabile sacrificare la comunità fabrianese e limitrofa in nome dei profitti per gli azionisti.

La posizione a Fabriano, espressa dal sindaco Gabriele Santarelli, è allineata a quella della consigliera Lupini. Restano però delle perplessità legate alla fattiva utilità dell’istituzione della ZES: secondo Santarelli le strategie di contrasto alla crisi economica che ha investito il distretto in esame devono inquadrarsi in una logica di prevenzione e di incentivo per le aziende, mentre i provvedimenti attivati, o che lo saranno in queste settimane, sono tardivi: “La situazione del caso Elica è in stallo: i vertici dell’azienda hanno ribadito al Ministero l’intenzione di procedere con il piano senza lasciare spazio al dialogo, se non per la questione del sostegno alle persone che perderanno il posto. Il tavolo d’incontro ha decisamente rigettato questa posizione. La proposta arrivata da Jesi sarà senz’altro oggetto di discussione – ha commentato Santarelli –, e dobbiamo, vista l’attenzione mediatica che il caso ha suscitato, iniziare a ragionare sulle strategie da mettere in atto in appoggio alle aziende che operano sul territorio e che hanno intenzione di restarci e di continuare a investire. È molto più probabile avere successo agendo in questa direzione, piuttosto che tentare di fermare un piano su cui Elica sembra non avere alcuna intenzione di fare dietrofront e che per altro è già stato avviato. Purtroppo questo non sembra un provvedimento che possa avere margini di discussione: va bene tentare un dialogo, così come fatto per altre situazioni simili in passato, ma il modus operandi in futuro dovrà essere quello di sollecitare Ministero e Regione, due organi che hanno la capacità finanziaria di fare opposizione a questi processi, per far sì che possano intervenire per sostenere le aziende e prevenire queste logiche di delocalizzazione. Un’altra proposta al tavolo – conclude il sindaco di Fabriano – è stata quella di incentivare le aziende a investire sul territorio e creare una filiera: la componentistica viene spesso acquistata all’estero, sarebbe invece opportuno creare un distretto che sappia esaudire tutte le esigenze del comparto. Chiediamo di essere ascoltati e di agire con progettualità piuttosto che trovarsi a dover ragionare sulle crisi”.

l.c.
Votata all'unanimità la mozione presentata dalla minoranza di San Severino per la riapertura del punto nascite dell'ospedale Bartolomeo Eustachio.
Mozione in cui, tramite un emendamento, si chiede anche l'h24 per il punto di primo intervento e l'inserimento di due posti di rianimazione.

"Ho ringraziato i consiglieri di minoranza - dice il sindaco Rosa Piermattei - perchè la mozione è giunta in un momento opportuno: dopo che Fabriano ha presentato al TAR la richiesta del ripristino del punto nel loro ospedale ed alla luce di quanto detto da Saltamartini sull'ospedale di primo livello di Macerata.
Noi confidiamo che, proprio gli ospedali territoriali, possano ritornare a fare quanto erano preposti nel passato. Abbiamo chiesto a gran voce il ripristino del punto nascita che è stato chiuso nonostante gli oltre 500 parti l'anno.
A San Severino è stata fatta una vera e propria ingiustizia: lo diciamo a gran voce come chiediamo, con un emendamento, anche che vengano inseriti nella mozione il punto di primo intervento H24 e due posti di rianimazione così da fare un punto nascite a norma con tutti i requisiti necessari per non essere a rischio.
Quando abbiamo fatto le nostre rimostranze sulla chiusura - precisa - ci è sempre stato risposto che il punto settempedano non era a norma per la mancanza della rianimazione, oggi la chiediamo perchè abbiamo visto con il Covid l'importanza degli ospedali satellite".

Sul tema interviene anche l'assessore alla Sanità regionale, Filippo Saltamartini: "La questione è delicata - dice facendo riferimento alle richieste di Fabriano e San Severino - perchè le norme vigenti stabiliscono che gli ospedali con un numero di parti inferiore a 500 non sono ospedali sicuri per le partorienti.
È chiaro che noi ci troviamo a dover affrontare questo problema nel contesto di revisione del decreto ministeriale Balduzzi. Le Marche, come tutte le altre regioni, hanno chiesto di rivedere il decreto per abbassare il criterio dei 500 posti.
In quella direzione abbiamo già detto che vogliamo riaprire il punto di Fabriano, andrà valutata la questione di San Severino, ma dipende sempre da un provvedimento ministeriale.
La novità non è solo la revisione del criterio - conclude - , ma che il recovery fund approvato dal Governo permetterebbe risorse aggiuntive per assumere nuovo personale, a quel punto si potrà valutare una serie di interventi".

GS


"Bene la solidarietà, ma ci ascoltino quando abbiamo delle proposte per il territorio".
È ferma la posizione del sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli, in merito alla situazione dell'azienda Elica che conta 409 esuberi su 560 dipendenti totali del comprensorio, la chiusura dello stabilimento a Cerreto D'Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate oggi nelle sedi di Fabriano, Cerreto e Mergo. 

"La nostra posizione è chiaramente quella di cariche che in questo momento chiedono di essere ascoltate - dice Santarelli - . Come sindaci ci troviamo purtroppo a dover commentare troppo spesso notizie di questo tipo. Siamo sempre pronti a testimoniare la nostra vicinanza e la disponibilità ad intervenire con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, ma che purtroppo sono davvero pochi.
Come sindaci possiamo senibilizzare, ma non abbiamo le capacità e le possibilità di intervenire direttamente. Chiediamo di essere ascoltati quando proponiamo ai tavoli regionali e del governo dei progetti concreti, perchè al di là dell'espressione della solidarietà in queste occasioni particolari, vorremmo provare anche a portare delle novità e possibilità sul territorio.
Noi siamo a contatto con tanti soggetti - prosegue - tra cui anche l'università, con cui portiamo avanti progettualità interessanti, ma devo purtroppo ammettere che facciamo fatica a farci ascoltare e trovare interlocutori pronti a sviluppare insieme a noi queste idee. Ben venga la solidarietà - dice - , ma se vogliamo uscire da questa situazione bisogna iniziare a mettere sul tavolo anche qualcosa di concreto, al di là del tentativo di salvare il salvabile. Anche in questa situazione, quando verremo chiamati ai tavoli di confronto, porteremo la nostra esigenza: quella di essere ascoltati anche fuori dai tavoli di crisi".

GS




Vertenza Elica: il piano strategico dello scorso 31 marzo ha previsto 409 esuberi su 560 dipendenti totali del comprensorio, la chiusura dello stabilimento a Cerreto D'Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate oggi nelle sedi di Fabriano, Cerreto e Mergo. Una situazione drammatica, in un territorio già contraddistinto da un alto tasso di disoccupazione.

Anche l’Arcivescovo Francesco Massara ha lanciato il suo appello alle istituzioni e alla proprietà dell'azienda: “Sono giorni di dramma individuale e collettivo quelli che stiamo vivendo nella diocesi di Fabriano e Matelica. All’ ‘Elica’, una delle principali aziende di un territorio già ad elevato tasso di disoccupazione, sono stati annunciati oltre quattrocento esuberi. Una voragine sociale minaccia il futuro anche dei lavoratori dell’indotto spingendo verso il fallimento un’intera filiera. Sono le ditte del comparto delle cappe aspiranti che tradizionalmente sono un punto di forza del nostro storico distretto dell’elettrodomestico. Un patrimonio di talenti professionali e capacità organizzative che non può essere disperso.  Tutto ciò richiede un intervento deciso e tempestivo delle istituzioni – prosegue Mons. Massara –. A livello sia regionale che nazionale. Dietro i numeri angoscianti degli annunciati licenziamenti ci sono persone e famiglie che soffrono e la Chiesa non farà mancare loro vicinanza e sostegno. La gravità del momento richiede alla proprietà dell’Elica profonda riflessione su una decisione così deflagrante. I responsabili istituzionali sono tenuti a prestare la massima attenzione per programmare subito la ripresa di un’area da un decennio al centro di devastanti processi di deindustrializzazione e delocalizzazione delle attività produttive. Non c’è tempo da perdere. Il 2021 è stato consacrato da papa Francesco a San Giuseppe per mettere i lavoratori e le famiglie sotto la protezione del patrono universale della Chiesa. In un recentissimo passato – continua l’appello – i dipendenti che ora vedono in pericolo la propria occupazione hanno dato prova di senso di responsabilità e di solidarietà approvando accordi sindacali sulla riduzione dell’orario di lavoro e dello stipendio pur di evitare il licenziamento di una parte dei loro colleghi. Hanno poi ascoltato progetti di rilancio dell’impresa quando gli ammortizzatori sociali sembravano una boccata d’ossigeno in vista di una riorganizzazione aziendale che non lasciava certo presagire questa prospettata riduzione di oltre il 90% della forza lavoro. Un fulmine a ciel sereno. Un macigno sulle spalle di tanti. Nei prossimi giorni è prevista l’apertura di un tavolo di crisi alla Regione Marche e il nostro auspicio è che un’analoga iniziativa venga adottata al più presto anche al ministero per Sviluppo economico. A tutti i livelli, infatti,  vanno intraprese procedure di confronto tra le parti sociali per salvaguardare la dignità dei lavoratori e la continuità della produzione. Per scongiurare la chiusura degli stabilimenti nel nostro territorio, esorto tutti i deputati e senatori marchigiani, di ogni schieramento, a dar vita a una sinergia positiva e una costruttiva convergenza di intenti. Una significativa prova di unità sarebbe, ad esempio, quella di sollecitare a intervenire il governo attraverso un’interpellanza parlamentare trasversale. Ad essere in discussione è la tenuta del sistema economico e sociale dell’intero territorio, perciò invito le istituzioni a mobilitarsi fattualmente per accompagnare lo sviluppo di questa grave situazione verso una soluzione positiva. Diventa più povera e più debole una società che non si fa carico di lavoratori e famiglie che non chiedono assistenza né elemosina bensì un’azione concordata per superare una condizione collettiva di difficoltà.  Ho ascoltato il dolore di questi fratelli e sorelle  attraverso le loro dirette testimonianze. La Diocesi farà la sua parte – conclude l’Arcivescovo – per andare incontro alle necessità di chi non può essere lasciato andare alla deriva. L’impegno comune deve però essere quello di offrire congiuntamente un contributo concreto alla proiezione futura di un comparto nel quale al “saper fare” va riconosciuto un valore sociale e morale superiore alle miopi operazioni di tornaconto finanziario di breve respiro”.

Una rete tra ospedali che si rifletta anche nella collaborazione tra professionisti.
È questo l’obiettivo dell’Area Vasta 2, diretta da Giovanni Guidi, che questa mattina è stato presentato insieme alla direttrice generale dell’Asur, Nadia Storti.
Un progetto che vede l’ospedale Profili di Fabriano porsi come polo ospedaliero del territorio.
Partendo da questi presupposti l’ospedale ha visto l’inserimento di nuovi primari nei reparti di Anestesia Rianimazione e Ortopedia, ma anche per Odontostomatologia che sta nascendo ora.

“Il fatto che i migliori giovani professionisti della regione abbiano deciso di mettere le loro professionalità e competenze a disposizione dell’ospedale di Fabriano – dice Nadia Storti – sia la conferma dell’importanza che il nosocomio può vantare. 
Nel futuro di questo ospedale c’è il polo chirurgico che si concretizza prima di tutto con le persone: lo abbiamo fatto mettendo guide valide ai reparti; ora penseremo alla conclusione della struttura con la  realizzazione di una nuova palazzina al fianco della struttura già esistente che ci permetterà di avere un blocco operatorio, posti letto di terapia intensiva e per la degenza. Si tratta di un altro tassello all’interno di questo ospedale che, fino a qualche anno fa aveva il timore di essere isolato, mentre oggi, in realtà, lo stiamo ricostruendo all’interno dell’Area Vasta.

Forte l’impegno dei neoprimari assunti: “È stato un anno importante – ha detto il primario di Ortopedia, Daniele Aucone – in cui abbiamo cercato di mettere insieme le forze necessarie per fare squadra. La squadra di cui c’era bisogno. E questo è stato possibile grazie alla direzione.
Tre ortopedici con contratto a tempo indeterminato ci hanno permesso di fare il salto di qualità. Noi siamo solo all’inizio: il Covid è stato un periodo di estrema formazione perché ci ha messo alla prova e, difronte ad un ostacolo, abbiamo dimostrato di avere le potenzialità per offrire un servizio di qualità. Vedo un futuro roseo”.

L’offerta di qualità al centro dell’impostazione del lavoro di Cristiano Piangatelli, primario di Anestesia e Rianimazione: “Ho iniziato in un momento non facile – ha ammesso – legato alla pandemia, ma devo dire che ho raccolto un gruppo di medici di grande spessore. Per il nostro reparto, l’obiettivo è quello di creare un percorso di qualità che per alzare l’offerta chirurgica in questo territorio”.

L’importanza della rete è stata invece ribadita da Marco Messi, primario di Odontostomatologia, reparto che a seguito di un concorso dell’Area Vasta 2, nascerà da zero: “Mi sono interessato per portare avanti un progetto condiviso dalla direzione – ha spiegato - . Quello di creare una rete. Se ne parla da tanti anni, ma far digerire il concetto di rete a livello territoriale non è assolutamente semplice. È importante creare una macrorete ospedaliera tra Fabriano, Senigallia, Loreto e Jesi che deve integrarsi con una microrete dei vari colleghi e con il territorio. L’obiettivo è di implementare l’offerta per le fragilità cliniche: una larga fetta della popolazione che rappresenta circa il 20% che va dal malato oncologico al cardiopatico. C’è già una lista di attesa enorme per entrare in questo tipo di realtà e per dare una risposta stiamo cercando di creare una squadra il più fluida possibile. Il primo passo è stato fatto con l’individuazione logistica degli spazi, ora stiamo lavorando alacremente per trasformare l’attività pratica a tutti gli effetti, ma bisognerà organizzarsi con le varie attrezzature. Spero – dice parlando di tempistiche - che entro un mese si possa attivare l’attività a tutti gli effetti. Faremo una mappa delle risorse per dare la possibilità di facilitare i percorsi non solo per Fabriano ma per tutta l’Area Vasta 2”.

Giulia Sancricca

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