L'ultimo saluto a Nicola Rinaldi, uomo e politico della montagna

Giovedì, 01 Settembre 2016 17:30 | Letto 3959 volte   Clicca per ascolare il testo L'ultimo saluto a Nicola Rinaldi, uomo e politico della montagna Tanta partecipazione e massiccia presenza di politici, amministratori, amici degli anni passati, tra gli altri anche lex parlamentare Adriano Ciaffi, hanno voluto dare lultimo saluto allon. Nicola Rinaldi, il politico della montagna scomparso alletà di 101 anni. Il rito funebre, celebrato allaperto causa linagibilità della chiesa, è stato presieduto dallarcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, che, nellomelia, ha voluto tracciare il profilo di Nicola Rinaldi, ricordando il segnale che ha lasciato alla sua Ussita. Un uomo che ha vissuto pienamente la sua esperienza di fede che non è stata solo intimistica – ha sottolineato larcivescovo - Ha messo a profitto i doni della sua formazione, i doni dell’esperienza della fede e anche le opportunità che ha avuto come uomo politico, come amministratore locale ed anche responsabile della vita politica nazionale. Ha saputo dare a questo territorio e a queste città tutto quello che un bravo e sereno amministratore è capace di dare, vale a dire strutture che siano utili per il bene comune, attenzione alla natura senza trasformarla e deformarla e ha saputo formare una famiglia secondo buoni criteri di ispirazione cristiana. Credo che abbia interpretato i valori del nostro popolo in una maniera sublime, in occasioni e in circostanze del tutto particolari, senza lasciarsi trascinare lontano da astuzie o esperienze che esprimono l’inclinazione al male. Nessuna forma di corruzione e nessuna forma di messa al servizio di fini particolari nelle responsabilità che ha avuto”.       articolo precedente Ha corso in velocità e ha inseguito i problemi della montagna fino all’ultima curva. Ha lottato e costruito in silenzio. Era umile, non chiedeva riconoscimenti, e ha sempre nascosto a tutti le sue amarezze. Correva in un mondo che camminava storto, ma lui sapeva stare con la schiena dritta. E far volare i montanari in alto, come Modugno, togliendo il respiro. E’ morto a 101 anni, quasi 102, Nicola Rinaldi, sempre troppo presto per quelli che lo amavano. Per tutti era Nicola, un dio del fare che manteneva le promesse. Nel corso di qualche decennio cambiò la montagna. Il mondo secolare dei vinti, quello che andava in Maremma per un tozzo di pane, tornò ad essere vincitore. Non si era mai visto un figlio del popolo camminare così spedito e a testa alta, uno che dietro non aveva né piste privilegiate, né ricchezza, ma solo le ristrettezze economiche della famiglia di un bracciante. Gliele leggevi in faccia le sue origini. Era il terzo di tre figli, sua sorella, sarta, gli cucì i primi pantaloncini. Il giovane Nicola li portava sempre con sé, anche quando non gli entravano più. Per tutta la vita ha disegnato progetti che sembravano utopie, gli impianti di risalita, il palazzo del ghiaccio, le centrali idroelettriche, ma non erano sogni. Sua sorella tagliava abiti, lui si cucì la montagna addosso. Non lascia eredi politici ma noi gli dobbiamo l’orgoglio di poterci dichiarare montanari. Con te - gli disse un pastore - siamo tornati ad essere noi. <<I politici di oggi - ebbe a dire Rinaldi - vanno in televisione. Meglio loro che noi, che con tutto il rispetto ci sentivamo camerieri del popolo>>. Con tutto il rispetto, onorevole, meglio tu. La tua schiena un po’ incurvata, le tue gambe malferme, il volto aperto e scavato dal tempo, la vitalità e la vastità delle idee, il calore umano mischiato al senso della modernità, la disponibilità ad aiutare tutti. E quelle mani tremolanti che litigavano con la voce un po’ sfibrata, quasi a volerla raddrizzare. Meglio quella curva dove ti sei fermato che sbucava direttamente nel nostro cuore Per noi sarai sempre perfetto così. E adesso lasciaci un po’ piangere. Valerio Franconi

Tanta partecipazione e massiccia presenza di politici, amministratori, amici degli anni passati, tra gli altri anche l'ex parlamentare Adriano Ciaffi, hanno voluto dare l'ultimo saluto all'on. Nicola Rinaldi, il politico della montagna scomparso all'età di 101 anni. Il rito funebre, celebrato all'aperto causa l'inagibilità della chiesa, è stato presieduto dall'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, che, nell'omelia, ha voluto tracciare il profilo di Nicola Rinaldi, ricordando il segnale che ha lasciato alla sua Ussita. "Un uomo che ha vissuto pienamente la sua esperienza di fede che non è stata solo intimistica – ha sottolineato l'arcivescovo - Ha messo a profitto i doni della sua formazione, i doni dell’esperienza della fede e anche le opportunità che ha avuto come uomo politico, come amministratore locale ed anche responsabile della vita politica nazionale. Ha saputo dare a questo territorio e a queste città tutto quello che un bravo e sereno amministratore è capace di dare, vale a dire strutture che siano utili per il bene comune, attenzione alla natura senza trasformarla e deformarla e ha saputo formare una famiglia secondo buoni criteri di ispirazione cristiana. Credo che abbia interpretato i valori del nostro popolo in una maniera sublime, in occasioni e in circostanze del tutto particolari, senza lasciarsi trascinare lontano da astuzie o esperienze che esprimono l’inclinazione al male. Nessuna forma di corruzione e nessuna forma di messa al servizio di fini particolari nelle responsabilità che ha avuto”.

 

vescovo stringe mano rinaldi

 

scambio pace

 

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Ha corso in velocità e ha inseguito i problemi della montagna fino all’ultima curva. Ha lottato e costruito in silenzio. Era umile, non chiedeva riconoscimenti, e ha sempre nascosto a tutti le sue amarezze. Correva in un mondo che camminava storto, ma lui sapeva stare con la schiena dritta. E far volare i montanari in alto, come Modugno, togliendo il respiro.

E’ morto a 101 anni, quasi 102, Nicola Rinaldi, sempre troppo presto per quelli che lo amavano. Per tutti era Nicola, un dio del fare che manteneva le promesse. Nel corso di qualche decennio cambiò la montagna. Il mondo secolare dei vinti, quello che andava in Maremma per un tozzo di pane, tornò ad essere vincitore. Non si era mai visto un figlio del popolo camminare così spedito e a testa alta, uno che dietro non aveva né piste privilegiate, né ricchezza, ma solo le ristrettezze economiche della famiglia di un bracciante. Gliele leggevi in faccia le sue origini. Era il terzo di tre figli, sua sorella, sarta, gli cucì i primi pantaloncini. Il giovane Nicola li portava sempre con sé, anche quando non gli entravano più. Per tutta la vita ha disegnato progetti che sembravano utopie, gli impianti di risalita, il palazzo del ghiaccio, le centrali idroelettriche, ma non erano sogni. Sua sorella tagliava abiti, lui si cucì la montagna addosso. Non lascia eredi politici ma noi gli dobbiamo l’orgoglio di poterci dichiarare montanari. Con te - gli disse un pastore - siamo tornati ad essere noi.

<<I politici di oggi - ebbe a dire Rinaldi - vanno in televisione. Meglio loro che noi, che con tutto il rispetto ci sentivamo camerieri del popolo>>. Con tutto il rispetto, onorevole, meglio tu. La tua schiena un po’ incurvata, le tue gambe malferme, il volto aperto e scavato dal tempo, la vitalità e la vastità delle idee, il calore umano mischiato al senso della modernità, la disponibilità ad aiutare tutti. E quelle mani tremolanti che litigavano con la voce un po’ sfibrata, quasi a volerla raddrizzare. Meglio quella curva dove ti sei fermato che sbucava direttamente nel nostro cuore Per noi sarai sempre perfetto così. E adesso lasciaci un po’ piangere.

Valerio Franconi

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