Nel momento in cui l'Aquila e altri paesi si accingono a gestire la ricostruzione, l'Anci Abruzzo, Marche e Umbria hanno organizzato a Fabriano un seminario per continuare la collaborazione avviatasi subito dopo il sisma abruzzese. Gli interventi dei relatori hanno messo in luce il modello di ricostruzione utilizzato nelle Marche e nell'Umbria, che ha reso protagonisti i sindaci e le istituzioni, instaurando un rapporto di fiducia con i cittadini.
Il presidente Anci Marche, Giorgio Meschini e il rappresentante dell'Anci Abruzzo, Silvio Ranieri, hanno sottolineato che i punti di forza della ricostruzione nelle due regioni sono stati il decentramento, attraverso il ruolo giocato dai Comuni, il coordinamento ad opera delle Regioni, la trasparenza delle attività che non ha conosciuto scandali e l'iniziativa dei privati nel formare consorzi. Luigi D'Angelo, ingegnere dell'ufficio Emergenze del Dipartimento della Protezione Civile, ha sottolineato che “ogni emergenza vive delle pagine proprie e il confronto con le esperienze precedenti fa aprire una piattaforma di lavoro utile per l'Abruzzo. L'Anci è stata fondamentale nel trasferire le informazioni ai 56 Comuni interessati dal sisma, illustrando le azioni poste in essere dal Dipartimento nazionale”. Accorato, invece, l'appello del presidente Anci Abruzzo, Antonio Centi, ex sindaco dell'Aquila, nel poter realizzare “una ricostruzione non velocissima in quanto questa potrebbe far perdere l'identità qualitativa della città andata distrutta. La soluzione di distribuire su circa 30 chilometri quadrati le nuove abitazioni, che prima erano situate nell'agglomerato del centro urbano, potrebbe provocare grosse difficoltà sociali tra la popolazione”. Centi ha proposto al governatore Spacca di prendere in considerazione l'Ape (Appennino Parco d'Europa), progetto che opera sulla previsione e prevenzione dei rischi, mitigando così i danni di un territorio fragile. Infine, ha fatto un apprezzamento alle organizzazioni di volontariato di tutti i Comuni d'Italia che ogni anno s'incontrano ad Ancona al convegno “Codice Rosso” per discutere e pianificare le loro attività che poi sono state messe in atto in maniera energica durante il sisma abruzzese. Anche l'assessore provinciale dell'Aquila, Pio Allevi, ha voluto ribadire il concetto di Centi sul fatto che forse “c'è troppa fretta per la ricostruzione in Abruzzo. Il decreto legge emanato dal Governo nazionale il 28 aprile scorso, convertito in legge, non decentra i poteri, ma li accentra. La legge deve essere modificata in quanto la Provincia non ha alcuna delega eppure è proprietaria di strade e scuole”. Anche Allevi, in conclusione del suo intervento, ha elogiato il modello utilizzato dalle Marche e Umbria soprattutto nei modi e nei tempi della ricostruzione. (a.f.)
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Abruzzo, Marche e Umbria.Una storia da condividere
Martedì, 04 Agosto 2009 02:00 | Letto 2126 volte Clicca per ascolare il testo Abruzzo, Marche e Umbria.Una storia da condividere Nel momento in cui lAquila e altri paesi si accingono a gestire la ricostruzione, lAnci Abruzzo, Marche e Umbria hanno organizzato a Fabriano un seminario per continuare la collaborazione avviatasi subito dopo il sisma abruzzese. Gli interventi dei relatori hanno messo in luce il modello di ricostruzione utilizzato nelle Marche e nellUmbria, che ha reso protagonisti i sindaci e le istituzioni, instaurando un rapporto di fiducia con i cittadini. Il presidente Anci Marche, Giorgio Meschini e il rappresentante dellAnci Abruzzo, Silvio Ranieri, hanno sottolineato che i punti di forza della ricostruzione nelle due regioni sono stati il decentramento, attraverso il ruolo giocato dai Comuni, il coordinamento ad opera delle Regioni, la trasparenza delle attività che non ha conosciuto scandali e liniziativa dei privati nel formare consorzi. Luigi DAngelo, ingegnere dellufficio Emergenze del Dipartimento della Protezione Civile, ha sottolineato che “ogni emergenza vive delle pagine proprie e il confronto con le esperienze precedenti fa aprire una piattaforma di lavoro utile per lAbruzzo. LAnci è stata fondamentale nel trasferire le informazioni ai 56 Comuni interessati dal sisma, illustrando le azioni poste in essere dal Dipartimento nazionale”. Accorato, invece, lappello del presidente Anci Abruzzo, Antonio Centi, ex sindaco dellAquila, nel poter realizzare “una ricostruzione non velocissima in quanto questa potrebbe far perdere lidentità qualitativa della città andata distrutta. La soluzione di distribuire su circa 30 chilometri quadrati le nuove abitazioni, che prima erano situate nellagglomerato del centro urbano, potrebbe provocare grosse difficoltà sociali tra la popolazione”. Centi ha proposto al governatore Spacca di prendere in considerazione lApe (Appennino Parco dEuropa), progetto che opera sulla previsione e prevenzione dei rischi, mitigando così i danni di un territorio fragile. Infine, ha fatto un apprezzamento alle organizzazioni di volontariato di tutti i Comuni dItalia che ogni anno sincontrano ad Ancona al convegno “Codice Rosso” per discutere e pianificare le loro attività che poi sono state messe in atto in maniera energica durante il sisma abruzzese. Anche lassessore provinciale dellAquila, Pio Allevi, ha voluto ribadire il concetto di Centi sul fatto che forse “cè troppa fretta per la ricostruzione in Abruzzo. Il decreto legge emanato dal Governo nazionale il 28 aprile scorso, convertito in legge, non decentra i poteri, ma li accentra. La legge deve essere modificata in quanto la Provincia non ha alcuna delega eppure è proprietaria di strade e scuole”. Anche Allevi, in conclusione del suo intervento, ha elogiato il modello utilizzato dalle Marche e Umbria soprattutto nei modi e nei tempi della ricostruzione. (a.f.)Nel momento in cui l'Aquila e altri paesi si accingono a gestire la ricostruzione, l'Anci Abruzzo, Marche e Umbria hanno organizzato a Fabriano un seminario per continuare la collaborazione avviatasi subito dopo il sisma abruzzese. Gli interventi dei relatori hanno messo in luce il modello di ricostruzione utilizzato nelle Marche e nell'Umbria, che ha reso protagonisti i sindaci e le istituzioni, instaurando un rapporto di fiducia con i cittadini.
Il presidente Anci Marche, Giorgio Meschini e il rappresentante dell'Anci Abruzzo, Silvio Ranieri, hanno sottolineato che i punti di forza della ricostruzione nelle due regioni sono stati il decentramento, attraverso il ruolo giocato dai Comuni, il coordinamento ad opera delle Regioni, la trasparenza delle attività che non ha conosciuto scandali e l'iniziativa dei privati nel formare consorzi. Luigi D'Angelo, ingegnere dell'ufficio Emergenze del Dipartimento della Protezione Civile, ha sottolineato che “ogni emergenza vive delle pagine proprie e il confronto con le esperienze precedenti fa aprire una piattaforma di lavoro utile per l'Abruzzo. L'Anci è stata fondamentale nel trasferire le informazioni ai 56 Comuni interessati dal sisma, illustrando le azioni poste in essere dal Dipartimento nazionale”. Accorato, invece, l'appello del presidente Anci Abruzzo, Antonio Centi, ex sindaco dell'Aquila, nel poter realizzare “una ricostruzione non velocissima in quanto questa potrebbe far perdere l'identità qualitativa della città andata distrutta. La soluzione di distribuire su circa 30 chilometri quadrati le nuove abitazioni, che prima erano situate nell'agglomerato del centro urbano, potrebbe provocare grosse difficoltà sociali tra la popolazione”. Centi ha proposto al governatore Spacca di prendere in considerazione l'Ape (Appennino Parco d'Europa), progetto che opera sulla previsione e prevenzione dei rischi, mitigando così i danni di un territorio fragile. Infine, ha fatto un apprezzamento alle organizzazioni di volontariato di tutti i Comuni d'Italia che ogni anno s'incontrano ad Ancona al convegno “Codice Rosso” per discutere e pianificare le loro attività che poi sono state messe in atto in maniera energica durante il sisma abruzzese. Anche l'assessore provinciale dell'Aquila, Pio Allevi, ha voluto ribadire il concetto di Centi sul fatto che forse “c'è troppa fretta per la ricostruzione in Abruzzo. Il decreto legge emanato dal Governo nazionale il 28 aprile scorso, convertito in legge, non decentra i poteri, ma li accentra. La legge deve essere modificata in quanto la Provincia non ha alcuna delega eppure è proprietaria di strade e scuole”. Anche Allevi, in conclusione del suo intervento, ha elogiato il modello utilizzato dalle Marche e Umbria soprattutto nei modi e nei tempi della ricostruzione. (a.f.)
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