“ Già da tempo – afferma Giuseppe Mazzarella, imprenditore maceratese Presidente Nazionale di Confartigianato Moda – abbiamo messo in evidenza come il carattere sistemico della crisi in atto necessitasse , oltre che di nuove regole per la finanza, il commercio internazionale e la dimensione globale della governance, di urgenti interventi a sostegno della produzione nelle filiere produttive. Tra queste ultime, quella del “TAC” rappresenta ancora un patrimonio economico, sociale ed occupazionale insostituibile, costituendo una parte rilevante dell'economia nazionale e, soprattutto, regionale (5.161 imprese artigiane che danno lavoro a 16.400 dipendenti) e provinciale (1.477 le imprese, 4.900 i dipendenti), e nella quale le imprese artigiane e le piccole imprese rivestono un ruolo primario: la capacità propositiva del “made in Italy”sta ancora oggi nella forza della rete composta da tante piccole e piccolissime imprese di subfornitura che permette alla filiera stessa versatilità ed integrità. Il sistema “TAC” ha saputo reagire alla grave crisi che lo ha colpito negli anni 2001 – 2005 trovando nuove occasioni di crescita nell'innovazione di prodotto e di processo, nella specializzazione produttiva, nell'innalzamento della qualità dei prodotti edei servizi, nella valorizzazione dei marchi, nell'allungamento delle filiere alla fase distributiva, nell'internazionalizzazione. Ora però la pesante, nuova, profonda crisi che stiamo vivendo e le dinamiche messe in campo dalle imprese committenti le quali, per non ridurre i propri margini, scelgono di delocalizzare in tutto o in parte le proprie produzioni, rischiano di smantellare questa filiera a partire dai suoi anelli più esposti, indebolendo tutto il sistema e facendo perdere quell'appeal e quella forza che ancora oggi il “made in Italy” ha nel mondo. Le imprese committenti che hanno delocalizzato e delocalizzano si assumono la responsabilità di depauperare il territorio di una lunga tradizione nel “saper fare” e di un patrimonio di competenze, di professionalità, di cultura e di know how ingente, nonché di un sistema di maestranze altamente qualificate in grado di realizzare i prodotti più ricercati ed innovativi. Allo stesso tempo esse privano irrimediabilmente il territorio della sua coesione sociale oltrechè di ricchezza (riduzione gettito per imposte, tasse e tributi).Ben accetta dunque la recente legge regionale (che ha recepito le sollecitazioni provenienti dalle associazioni artigiane di categoria, Confartigianato “in primis”) che revoca i contributi alle aziende che delocalizzano tutta o parte della produzione e che non mantengono le unità produttive per almeno cinque anni, così come ben accetta la legge nazionale sul “made in Italy”, per la quale ci siamo battuti per diversi anni, con la quale vengono finalmente fissati criteri seri e rigidi, a tutela anche e soprattutto del consumatore. E proprio su questa legge – conclude il presidente Mazzarella – voglio appellarmi alla classe politica: è stato fatto un buon lavoro, ora però vogliamo l'impegno di tutti affinché non vi siano “colpi di mano” col tentativo magari di modificarla e renderla così inefficace. Alcune “lobby” certamente tenteranno di farlo, ma occorre vigilare affinché ciò non avvenga “.
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La ripresa parte dalla tutela del made in Italy
Giovedì, 06 Agosto 2009 02:00 | Letto 1979 volte Clicca per ascolare il testo La ripresa parte dalla tutela del made in Italy “ Già da tempo – afferma Giuseppe Mazzarella, imprenditore maceratese Presidente Nazionale di Confartigianato Moda – abbiamo messo in evidenza come il carattere sistemico della crisi in atto necessitasse , oltre che di nuove regole per la finanza, il commercio internazionale e la dimensione globale della governance, di urgenti interventi a sostegno della produzione nelle filiere produttive. Tra queste ultime, quella del “TAC” rappresenta ancora un patrimonio economico, sociale ed occupazionale insostituibile, costituendo una parte rilevante delleconomia nazionale e, soprattutto, regionale (5.161 imprese artigiane che danno lavoro a 16.400 dipendenti) e provinciale (1.477 le imprese, 4.900 i dipendenti), e nella quale le imprese artigiane e le piccole imprese rivestono un ruolo primario: la capacità propositiva del “made in Italy”sta ancora oggi nella forza della rete composta da tante piccole e piccolissime imprese di subfornitura che permette alla filiera stessa versatilità ed integrità. Il sistema “TAC” ha saputo reagire alla grave crisi che lo ha colpito negli anni 2001 – 2005 trovando nuove occasioni di crescita nellinnovazione di prodotto e di processo, nella specializzazione produttiva, nellinnalzamento della qualità dei prodotti edei servizi, nella valorizzazione dei marchi, nellallungamento delle filiere alla fase distributiva, nellinternazionalizzazione. Ora però la pesante, nuova, profonda crisi che stiamo vivendo e le dinamiche messe in campo dalle imprese committenti le quali, per non ridurre i propri margini, scelgono di delocalizzare in tutto o in parte le proprie produzioni, rischiano di smantellare questa filiera a partire dai suoi anelli più esposti, indebolendo tutto il sistema e facendo perdere quellappeal e quella forza che ancora oggi il “made in Italy” ha nel mondo. Le imprese committenti che hanno delocalizzato e delocalizzano si assumono la responsabilità di depauperare il territorio di una lunga tradizione nel “saper fare” e di un patrimonio di competenze, di professionalità, di cultura e di know how ingente, nonché di un sistema di maestranze altamente qualificate in grado di realizzare i prodotti più ricercati ed innovativi. Allo stesso tempo esse privano irrimediabilmente il territorio della sua coesione sociale oltrechè di ricchezza (riduzione gettito per imposte, tasse e tributi).Ben accetta dunque la recente legge regionale (che ha recepito le sollecitazioni provenienti dalle associazioni artigiane di categoria, Confartigianato “in primis”) che revoca i contributi alle aziende che delocalizzano tutta o parte della produzione e che non mantengono le unità produttive per almeno cinque anni, così come ben accetta la legge nazionale sul “made in Italy”, per la quale ci siamo battuti per diversi anni, con la quale vengono finalmente fissati criteri seri e rigidi, a tutela anche e soprattutto del consumatore. E proprio su questa legge – conclude il presidente Mazzarella – voglio appellarmi alla classe politica: è stato fatto un buon lavoro, ora però vogliamo limpegno di tutti affinché non vi siano “colpi di mano” col tentativo magari di modificarla e renderla così inefficace. Alcune “lobby” certamente tenteranno di farlo, ma occorre vigilare affinché ciò non avvenga “.“ Già da tempo – afferma Giuseppe Mazzarella, imprenditore maceratese Presidente Nazionale di Confartigianato Moda – abbiamo messo in evidenza come il carattere sistemico della crisi in atto necessitasse , oltre che di nuove regole per la finanza, il commercio internazionale e la dimensione globale della governance, di urgenti interventi a sostegno della produzione nelle filiere produttive. Tra queste ultime, quella del “TAC” rappresenta ancora un patrimonio economico, sociale ed occupazionale insostituibile, costituendo una parte rilevante dell'economia nazionale e, soprattutto, regionale (5.161 imprese artigiane che danno lavoro a 16.400 dipendenti) e provinciale (1.477 le imprese, 4.900 i dipendenti), e nella quale le imprese artigiane e le piccole imprese rivestono un ruolo primario: la capacità propositiva del “made in Italy”sta ancora oggi nella forza della rete composta da tante piccole e piccolissime imprese di subfornitura che permette alla filiera stessa versatilità ed integrità. Il sistema “TAC” ha saputo reagire alla grave crisi che lo ha colpito negli anni 2001 – 2005 trovando nuove occasioni di crescita nell'innovazione di prodotto e di processo, nella specializzazione produttiva, nell'innalzamento della qualità dei prodotti edei servizi, nella valorizzazione dei marchi, nell'allungamento delle filiere alla fase distributiva, nell'internazionalizzazione. Ora però la pesante, nuova, profonda crisi che stiamo vivendo e le dinamiche messe in campo dalle imprese committenti le quali, per non ridurre i propri margini, scelgono di delocalizzare in tutto o in parte le proprie produzioni, rischiano di smantellare questa filiera a partire dai suoi anelli più esposti, indebolendo tutto il sistema e facendo perdere quell'appeal e quella forza che ancora oggi il “made in Italy” ha nel mondo. Le imprese committenti che hanno delocalizzato e delocalizzano si assumono la responsabilità di depauperare il territorio di una lunga tradizione nel “saper fare” e di un patrimonio di competenze, di professionalità, di cultura e di know how ingente, nonché di un sistema di maestranze altamente qualificate in grado di realizzare i prodotti più ricercati ed innovativi. Allo stesso tempo esse privano irrimediabilmente il territorio della sua coesione sociale oltrechè di ricchezza (riduzione gettito per imposte, tasse e tributi).Ben accetta dunque la recente legge regionale (che ha recepito le sollecitazioni provenienti dalle associazioni artigiane di categoria, Confartigianato “in primis”) che revoca i contributi alle aziende che delocalizzano tutta o parte della produzione e che non mantengono le unità produttive per almeno cinque anni, così come ben accetta la legge nazionale sul “made in Italy”, per la quale ci siamo battuti per diversi anni, con la quale vengono finalmente fissati criteri seri e rigidi, a tutela anche e soprattutto del consumatore. E proprio su questa legge – conclude il presidente Mazzarella – voglio appellarmi alla classe politica: è stato fatto un buon lavoro, ora però vogliamo l'impegno di tutti affinché non vi siano “colpi di mano” col tentativo magari di modificarla e renderla così inefficace. Alcune “lobby” certamente tenteranno di farlo, ma occorre vigilare affinché ciò non avvenga “.
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