Appennino Camerte

L'Appennino Camerte - 25 febbraio 2023
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Mostra a Tolentino di Ricci e Pucci

Giovedì, 22 Giugno 2006 02:00 | Letto 4089 volte   Clicca per ascolare il testo Mostra a Tolentino di Ricci e Pucci Presente il pubblico delle grandi occasioni è stata inaugurata lo scorso 15 giugno la mostra di pittura “Dialogando per gioco” allestita presso le sale espositive di Palazzo Sangallo con le opere pittoriche di Nino Ricci e Alessandra Pucci. Levento è promosso dallAssessorato alla Cultura del Comune di Tolentino. La mostra rimarrà aperta al pubblico sino al prossimo 9 luglio e sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 17 alle ore 20. Scrive Lucio Del Gobbo “Che senso può avere per un artista abbinarsi sia pure occasionalmente, per una mostra, ad un altro? Quello di stabilire una situazione di confronto, di contrapposizione, di distinzione, oppure di cercare una comune identità, somiglianze, una possibilità di dialogo, eccetera? Forse, nessuna di queste cose a sé ma tutte quante insieme. Il titolo di questa accoppiata di artisti dimostra in ogni caso una ragione sottesa a tutte le altre: la voglia di mettersi in gioco, di dialogare con cordialità, di riconoscersi accomunati in un unico ambito: la logica comunicativa dellarte. E ciò anche per sdrammatizzare una situazione pregressa, ormai remota e superata, che vedeva i due in ruoli sincroni ma in qualche modo contrapposti, di maestro ed allieva. Nino Ricci, con un ventaglio di opere di vari periodi, ci offre di verificare una sua costante di ricerca: lo studio della luce analizzata nel colore, per un connubio che si traduca in sensazioni profonde, a volte domestiche a volte estranianti, nel contrappunto con forme che rappresentino alternativamente lontananza e prossimità, costruzione e sfaldamento. Forme che hanno recato nel tempo lesattezza della geometria, o che si sono negate a qualsivoglia riconoscibilità, diventando “non forme”, reperti misteriosi chissà da che, chissà da dove, per essere suono e sussurro, voce carezzevole e vita ancora. Come a dimostrare che non sono le forme le sole tenutarie di storie e sensazioni, ma anche il colore, le atmosfere e soprattutto la luce. Rare, episodiche le fughe fuori, nel paesaggio, in osservazione estatica di un contesto che pure lo comprende. Alcuni “interni” di Ricci del periodo più recente sono linterno di sé. Unesigenza forte che man mano si rinnova, di capire per prima la propria realtà, senza compiacimento, in forma problematica, con il solo conforto di un tepore domestico che favorisce la tenuità della poesia. Un intimismo ambivalente, che nel contempo allude a una dimensione universale. Di Alessandra Pucci, la prima volta che ne ho trattato mi è sembrato utile e opportuno mettere in evidenza “la necessità di paesaggio”, interpretando la consuetudine di ambientare i suoi personaggi, le storie in luoghi, come esigenza di avere sempre una “casa” o una “patria” a cui ricondursi; al tempo stesso strumento di auto identificazione. Poi, conoscendone meglio lopera, e risultandomi ormai chiara la sua irrequietezza, la sua voglia di scoperta e di avventura, ho capito che i suoi paesaggi più che “raccogliere” i sogni e le fantasie, per far sì che avessero casa e patria, e quindi rappresentassero sensazioni domestiche, intime, appartate, erano luoghi inediti, ancora da scoprire e da percorrere, e servivano non a ricondurre, bensì ad espatriare, a viaggiare fuori, ad evadere; esattamente il contrario di ciò che avevo immaginato basando la mia impressione sulla sola visione di poche opere.

Presente il pubblico delle grandi occasioni è stata inaugurata lo scorso 15 giugno la mostra di pittura “Dialogando per gioco” allestita presso le sale espositive di Palazzo Sangallo con le opere pittoriche di Nino Ricci e Alessandra Pucci. L'evento è promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Tolentino. La mostra rimarrà aperta al pubblico sino al prossimo 9 luglio e sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 17 alle ore 20.

Scrive Lucio Del Gobbo “Che senso può avere per un artista abbinarsi sia pure occasionalmente, per una mostra, ad un altro? Quello di stabilire una situazione di confronto, di contrapposizione, di distinzione, oppure di cercare una comune identità, somiglianze, una possibilità di dialogo, eccetera? Forse, nessuna di queste cose a sé ma tutte quante insieme. Il titolo di questa accoppiata di artisti dimostra in ogni caso una ragione sottesa a tutte le altre: la voglia di mettersi in gioco, di dialogare con cordialità, di riconoscersi accomunati in un unico ambito: la logica comunicativa dell'arte. E ciò anche per sdrammatizzare una situazione pregressa, ormai remota e superata, che vedeva i due in ruoli sincroni ma in qualche modo contrapposti, di maestro ed allieva. Nino Ricci, con un ventaglio di opere di vari periodi, ci offre di verificare una sua costante di ricerca: lo studio della luce analizzata nel colore, per un connubio che si traduca in sensazioni profonde, a volte domestiche a volte estranianti, nel contrappunto con forme che rappresentino alternativamente lontananza e prossimità, costruzione e sfaldamento. Forme che hanno recato nel tempo l'esattezza della geometria, o che si sono negate a qualsivoglia riconoscibilità, diventando “non forme”, reperti misteriosi chissà da che, chissà da dove, per essere suono e sussurro, voce carezzevole e vita ancora. Come a dimostrare che non sono le forme le sole tenutarie di storie e sensazioni, ma anche il colore, le atmosfere e soprattutto la luce. Rare, episodiche le fughe fuori, nel paesaggio, in osservazione estatica di un contesto che pure lo comprende. Alcuni “interni” di Ricci del periodo più recente sono l'interno di sé. Un'esigenza forte che man mano si rinnova, di capire per prima la propria realtà, senza compiacimento, in forma problematica, con il solo conforto di un tepore domestico che favorisce la tenuità della poesia. Un intimismo ambivalente, che nel contempo allude a una dimensione universale. Di Alessandra Pucci, la prima volta che ne ho trattato mi è sembrato utile e opportuno mettere in evidenza “la necessità di paesaggio”, interpretando la consuetudine di ambientare i suoi personaggi, le storie in luoghi, come esigenza di avere sempre una “casa” o una “patria” a cui ricondursi; al tempo stesso strumento di auto identificazione. Poi, conoscendone meglio l'opera, e risultandomi ormai chiara la sua irrequietezza, la sua voglia di scoperta e di avventura, ho capito che i suoi paesaggi più che “raccogliere” i sogni e le fantasie, per far sì che avessero casa e patria, e quindi rappresentassero sensazioni domestiche, intime, appartate, erano luoghi inediti, ancora da scoprire e da percorrere, e servivano non a ricondurre, bensì ad espatriare, a viaggiare fuori, ad evadere; esattamente il contrario di ciò che avevo immaginato basando la mia impressione sulla sola visione di poche opere.

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