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Quell'uomo morto in croce fa ancora discutere...

Mercoledì, 04 Novembre 2009 01:00 | Letto 1985 volte   Clicca per ascolare il testo Quell'uomo morto in croce fa ancora discutere... Fa discutere la recentissima sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dellUomo di Strasburgo che vieta lesposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Soprattutto in Italia molte voci si sono levate contro una decisione che, di fatto, assume rilievo non soltanto religioso, ma anche culturale. La vicenda relativa all'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche - sulla quale è arrivato il no all'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo - risale al 27 maggio 2002 quando il Consiglio di Istituto della scuola Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova) respinge il ricorso della famiglia di due alunne e decide che possono essere lasciati esposti negli ambienti scolastici i simboli religiosi, ed in particolare il crocifisso, unico simbolo esposto. Ora, dopo un lunghissimo iter giudiziario, la decisione della Corte Europea. Noi abbiamo chiesto il parere di mons. Francesco Giovanni Brugnaro, Arcivescovo della diocesi di Camerino – San Severino Marche. Eccellenza, quelluomo morto in croce oltre 2000 anni per alcuni è ancora un problema… “Penso che il momento di perdita dei valori – ci dice mons. Brugnaro – sia estremamente pericoloso. Non posso giudicare la sentenza della Corte Europea dal punto di vista giuridico, ma quello culturale e morale. Credo che ormai il crocifisso non solo appartenga alla storia degli europei, ma penso che nella tradizione giudaico-cristiana lemblema del crocifisso sia inclusivo delle persone perché, nonostante le ostilità compiute dai cristiani, esso si pone a difesa dei poveri, degli ultimi. Allora questo tipo di sentenza deve metterci tutti in allerta! A volte i cristiani si arrendono di fronte alle richieste di chi cristiano non è. Lei che consiglio si sente di dare al “cristiano della strada”… In primo luogo il “cristiano della strada”, anche se non praticante, ha il bisogno di riconoscersi in una cultura, in una tradizione ricca di valori quali la fraternità, laccoglienza, lospitalità, la difesa degli ultimi, dei lavoratori, degli emigrati. Tutto ciò fa parte di un patrimonio la cui origine trova nel sale del cristianesimo il suo elemento propulsore. In secondo luogo i valori educativi cui dobbiamo riferirci trovano nella cultura cristiana una tradizione feconda. Infine credo sia importante dire al “cristiano della strada” e alla famiglia di riprendere la propria dignità e il proprio coraggio, perché i nostri figli hanno bisogno di punti di riferimento educativi e formativi che si distinguono in due livelli: il livello della scuola e la formazione di una coscienza morale. Occorre, quindi, mettere loro a disposizione dei riferimenti di principi morali che siano effettivamente universali.  

Fa discutere la recentissima sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo che vieta l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Soprattutto in Italia molte voci si sono levate contro una decisione che, di fatto, assume rilievo non soltanto religioso, ma anche culturale. La vicenda relativa all'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche - sulla quale è arrivato il no all'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo - risale al 27 maggio 2002 quando il Consiglio di Istituto della scuola Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova) respinge il ricorso della famiglia di due alunne e decide che possono essere lasciati esposti negli ambienti scolastici i simboli religiosi, ed in particolare il crocifisso, unico simbolo esposto. Ora, dopo un lunghissimo iter giudiziario, la decisione della Corte Europea. Noi abbiamo chiesto il parere di mons. Francesco Giovanni Brugnaro, Arcivescovo della diocesi di Camerino – San Severino Marche.

Eccellenza, quell'uomo morto in croce oltre 2000 anni per alcuni è ancora un problema…

“Penso che il momento di perdita dei valori – ci dice mons. Brugnaro – sia estremamente pericoloso. Non posso giudicare la sentenza della Corte Europea dal punto di vista giuridico, ma quello culturale e morale. Credo che ormai il crocifisso non solo appartenga alla storia degli europei, ma penso che nella tradizione giudaico-cristiana l'emblema del crocifisso sia inclusivo delle persone perché, nonostante le ostilità compiute dai cristiani, esso si pone a difesa dei poveri, degli ultimi. Allora questo tipo di sentenza deve metterci tutti in allerta!

A volte i cristiani si arrendono di fronte alle richieste di chi cristiano non è. Lei che consiglio si sente di dare al “cristiano della strada”…

In primo luogo il “cristiano della strada”, anche se non praticante, ha il bisogno di riconoscersi in una cultura, in una tradizione ricca di valori quali la fraternità, l'accoglienza, l'ospitalità, la difesa degli ultimi, dei lavoratori, degli emigrati. Tutto ciò fa parte di un patrimonio la cui origine trova nel sale del cristianesimo il suo elemento propulsore.
In secondo luogo i valori educativi cui dobbiamo riferirci trovano nella cultura cristiana una tradizione feconda.
Infine credo sia importante dire al “cristiano della strada” e alla famiglia di riprendere la propria dignità e il proprio coraggio, perché i nostri figli hanno bisogno di punti di riferimento educativi e formativi che si distinguono in due livelli: il livello della scuola e la formazione di una coscienza morale. Occorre, quindi, mettere loro a disposizione dei riferimenti di principi morali che siano effettivamente universali.


 

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