Appennino Camerte

L'Appennino Camerte - 25 febbraio 2023
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San Severino. Messaggio di Martini a Di Segni

Lunedì, 27 Gennaio 2014 01:00 | Letto 4271 volte   Clicca per ascolare il testo San Severino. Messaggio di Martini a Di Segni Il sindaco Cesare Martini dopo il gravissimo atto intimidatorio di cui è stata fatta oggetto la Comunità ebraica, proprio alla vigilia della Giornata della Memoria, ha inviato un messaggio di solidarietà al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, nominato nellottobre 2011 cittadino onorario di San Severino Marche insieme ai fratelli Frida ed Elio. “Vorrei esprimere tutta la mia vicinanza a Lei, alla sua famiglia, alla comunità ebraica tutta e, insieme, vorrei esternare il mio dolore, e quello della Città di San Severino Marche, per linqualificabile gesto di queste ore. Lignobile azione indigna ed offende ma preoccupa anche perché sta a significare che vi sono ancora persone disposte a tornare agli orrori del passato. Al rispetto, al ricordo non si può rispondere in questo modo. Questo fatto gravissimo dovrebbe scuotere le coscienze della gente comune. In questa Giornata così intensa la nostra voce si unirà alle tante voci di coloro i quali si battono contro quel nemico, loblìo, che insieme a odio e ignoranza continua a mietere troppe vittime”. Riccardo, Elio e Frida Di Segni hanno uno strettissimo legame con la Città di San Severino Marche: il padre Mosè di Segni, allontanatosi da Roma per evitare la persecuzione nazista contro gli ebrei, trovò rifugio con la famiglia, fra il 1943 ed il 1944, nella frazione di Serripola. Nei dieci mesi della sua permanenza a San Severino, Mosè Di Segni si arruolò, come medico, con i partigiani del battaglione Mario e salvò molte persone.  

Il sindaco Cesare Martini dopo il gravissimo atto intimidatorio di cui è stata fatta oggetto la Comunità ebraica, proprio alla vigilia della Giornata della Memoria, ha inviato un messaggio di solidarietà al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, nominato nell'ottobre 2011 cittadino onorario di San Severino Marche insieme ai fratelli Frida ed Elio.

Vorrei esprimere tutta la mia vicinanza a Lei, alla sua famiglia, alla comunità ebraica tutta e, insieme, vorrei esternare il mio dolore, e quello della Città di San Severino Marche, per l'inqualificabile gesto di queste ore. L'ignobile azione indigna ed offende ma preoccupa anche perché sta a significare che vi sono ancora persone disposte a tornare agli orrori del passato. Al rispetto, al ricordo non si può rispondere in questo modo. Questo fatto gravissimo dovrebbe scuotere le coscienze della gente comune. In questa Giornata così intensa la nostra voce si unirà alle tante voci di coloro i quali si battono contro quel nemico, l'oblìo, che insieme a odio e ignoranza continua a mietere troppe vittime”.

Riccardo, Elio e Frida Di Segni hanno uno strettissimo legame con la Città di San Severino Marche: il padre Mosè di Segni, allontanatosi da Roma per evitare la persecuzione nazista contro gli ebrei, trovò rifugio con la famiglia, fra il 1943 ed il 1944, nella frazione di Serripola. Nei dieci mesi della sua permanenza a San Severino, Mosè Di Segni si arruolò, come medico, con i partigiani del battaglione Mario e salvò molte persone.

 

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