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Morto Grifantini, se ne va la voce della montagna

Lunedì, 19 Novembre 2007 01:00 | Letto 3587 volte   Clicca per ascolare il testo Morto Grifantini, se ne va la voce della montagna Se ne è andato in silenzio, dopo il clamore di una vita vissuta da protagonista assoluto. Emanuele Grifantini - decano degli avvocati camerti, sindaco per eccellenza e uomo politico di spicco – non cè più. E morto ieri mattina ad Ancona, dove era ricoverato da alcune settimane. Aveva 78 anni. Lascia la moglie, due figli, gli adorati nipoti ed una intera comunità, quella camerte. Tra le antiche mura della città ducale lo chiamavano il Granduca. Una figura sempre presente, capace di qualsiasi cosa. E stato luomo dello sviluppo, luomo delle critiche, ma sempre un punto di riferimento. Per amici ed avversari. La sua carriera cominciò quando, giovanissimo, si laureò in giurisprudenza. Ottenne labilitazione per lavvocatura e nel frattempo cominciava a muovere i primi passi in politica, nella Fuci. Al suo fianco uomini come Tambroni, Forlani e, non ultimo, Giulio Andreotti. E stato per molti anni sindaco di Camerino, poi assessore regionale. I suoi valori: la fede cristiana e lappartenenza alla montagna. Il suo orgoglio: Camerino. Faceva i conti con una brutta malattia da diversi anni e, ultimamente, si era ritirato nel suo studio di Piazza Garibaldi, circondato dagli affetti dei suoi cari. Ma non ha mai smesso di esserci, di alzare la voce quando se ne è presentato il bisogno. Lultima voce chiara, e ascoltata, della montagna maceratese. Lo scorso anno il tribunale di Camerino e lordine degli avvocati gli avevano tributato una festa, in occasione dei 50 anni di professione legale. Continuava a presentarsi in udienza, anche se appoggiato a qualche suo collaboratore, o a quel bastone che ormai faceva parte della sua figura imponente. Anche le due ultime e recenti battaglie politiche, combattute dietro le quinte, lo avevano visto uscire ancora una volta da vincitore; ha fatto il diavolo a quattro per scongiurare il rischio di chiusura del Tribunale di Camer ino, attaccando duramente anche le stesse istituzioni. E lo stesso ha fatto per la locale diocesi, nei mesi in cui tutto sembrava indirizzarsi verso una soppressione dellantica istituzione. Nei mesi scorsi, quando il nuovo vescovo di Camerino, Francesco Giovanni Brugnaro, ha preso possesso della diocesi, tutti hanno avuto una parola per il grande assente, Emanuele Grifantini. Era già in ospedale ad Ancona, a giocare la sua ultima partita. Lunica che non poteva vincere. Ha lottato per mesi, poi, ieri, si è arreso al male, tagliando quel filo sottile, ma indistruttibile, che lo legava a Camerino. Oggi la salma farà rientro nellantica città ducale. La cerimonia funebre è prevista per il primo pomeriggio. e.pi.
Se ne è andato in silenzio, dopo il clamore di una vita vissuta da protagonista assoluto. Emanuele Grifantini - decano degli avvocati camerti, sindaco per eccellenza e uomo politico di spicco – non c'è più. E' morto ieri mattina ad Ancona, dove era ricoverato da alcune settimane. Aveva 78 anni. Lascia la moglie, due figli, gli adorati nipoti ed una intera comunità, quella camerte. Tra le antiche mura della città ducale lo chiamavano il Granduca. Una figura sempre presente, capace di qualsiasi cosa. E' stato l'uomo dello sviluppo, l'uomo delle critiche, ma sempre un punto di riferimento. Per amici ed avversari. La sua carriera cominciò quando, giovanissimo, si laureò in giurisprudenza. Ottenne l'abilitazione per l'avvocatura e nel frattempo cominciava a muovere i primi passi in politica, nella Fuci. Al suo fianco uomini come Tambroni, Forlani e, non ultimo, Giulio Andreotti. E' stato per molti anni sindaco di Camerino, poi assessore regionale. I suoi valori: la fede cristiana e l'appartenenza alla montagna. Il suo orgoglio: Camerino. Faceva i conti con una brutta malattia da diversi anni e, ultimamente, si era ritirato nel suo studio di Piazza Garibaldi, circondato dagli affetti dei suoi cari. Ma non ha mai smesso di esserci, di alzare la voce quando se ne è presentato il bisogno. L'ultima voce chiara, e ascoltata, della montagna maceratese. Lo scorso anno il tribunale di Camerino e l'ordine degli avvocati gli avevano tributato una festa, in occasione dei 50 anni di professione legale. Continuava a presentarsi in udienza, anche se appoggiato a qualche suo collaboratore, o a quel bastone che ormai faceva parte della sua figura imponente. Anche le due ultime e recenti battaglie politiche, combattute dietro le quinte, lo avevano visto uscire ancora una volta da vincitore; ha fatto il diavolo a quattro per scongiurare il rischio di chiusura del Tribunale di Camer ino, attaccando duramente anche le stesse istituzioni. E lo stesso ha fatto per la locale diocesi, nei mesi in cui tutto sembrava indirizzarsi verso una soppressione dell'antica istituzione. Nei mesi scorsi, quando il nuovo vescovo di Camerino, Francesco Giovanni Brugnaro, ha preso possesso della diocesi, tutti hanno avuto una parola per il grande assente, Emanuele Grifantini. Era già in ospedale ad Ancona, a giocare la sua ultima partita. L'unica che non poteva vincere. Ha lottato per mesi, poi, ieri, si è arreso al male, tagliando quel filo sottile, ma indistruttibile, che lo legava a Camerino. Oggi la salma farà rientro nell'antica città ducale. La cerimonia funebre è prevista per il primo pomeriggio.

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