Notizie di cronaca nelle Marche
Un maxi sequestro di oltre 51mila fondi di suole e scarpe contraffatte è stato effettuato dalla Guardia di Finanza di Civitanova Marche, che ha denunciato due imprenditori attivi nel settore calzaturiero. L’operazione, scattata dopo un’attività di intelligence e analisi dei dati raccolti durante il controllo economico del territorio, mira a contrastare la contraffazione e a tutelare la proprietà intellettuale in uno dei comparti simbolo del distretto marchigiano.

Il primo intervento è avvenuto all’interno dello stabilimento di una società del territorio, dove i finanzieri hanno rinvenuto suole in lavorazione e prodotti finiti pronti per la vendita, tutti riportanti il marchio di una nota casa di moda italiana senza alcuna autorizzazione. Le verifiche sono poi proseguite nei locali riconducibili a un imprenditore risultato fornitore della merce illecita: qui sono stati individuati ulteriori fondi di calzature difettosi con marchi di brand italiani ed esteri, materiali che invece di essere distrutti sarebbero stati destinati a un mercato parallelo non riconosciuto dalle case titolari dei brevetti.

In totale sono stati sequestrati 51.434 pezzi e i due responsabili sono stati denunciati alla Procura della Repubblica con ipotesi di reato che vanno dalla ricettazione alla contraffazione e uso illecito di marchi e brevetti. La Guardia di Finanza precisa che le indagini sono ancora in corso e che gli indagati devono considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva.

L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo del settore calzaturiero marchigiano, un ambito economico esposto ai danni della contraffazione. Per le Fiamme Gialle, tutelare i marchi significa anche proteggere la leale concorrenza e il tessuto produttivo locale.


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Un 33enne residente a San Severino Marche è stato arrestato ieri dai Carabinieri della Stazione locale con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione, condotta nell’ambito dei controlli disposti dalla Compagnia di Tolentino per contrastare il traffico di droga nel territorio, è scattata durante un servizio di pattugliamento quando i militari hanno notato l’uomo, già conosciuto alle Forze dell’ordine, assumere un comportamento ritenuto sospetto.

Il giovane è stato fermato per un controllo di routine, ma l’atteggiamento mostrato e le circostanze in cui si trovava hanno spinto i Carabinieri ad approfondire la situazione. Gli accertamenti sono stati estesi dapprima alla persona e poi anche alla sua abitazione, dove i militari hanno rinvenuto un quantitativo significativo di stupefacenti già pronti per essere immessi sul mercato locale.

All’interno dell’appartamento sono stati sequestrati più di 300 grammi di hashish suddivisi in panetti, due involucri di cocaina per oltre 10 grammi complessivi, oltre a bilancini di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. Tutto il materiale è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, che coordina le indagini per ricostruire la rete di approvvigionamento e di possibile smercio al dettaglio.

Dopo le formalità di rito in caserma, il 33enne è stato posto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida che si terrà nei prossimi giorni presso il Tribunale di Macerata
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I finanzieri della Tenenza di Camerino hanno individuato un articolato sistema di contratti di comodato d’uso gratuito ritenuti irragionevoli e privi di reali giustificazioni economiche. Dall’analisi delle banche dati è emerso che un proprietario di numerosi immobili aveva concesso diverse abitazioni a cittadini stranieri senza alcun legame di parentela e senza elementi che motivassero l’uso gratuito degli alloggi. Una scelta ritenuta dai finanzieri non solo antieconomica, ma anche incoerente e inverosimile.

Gli approfondimenti hanno portato a considerare quei comodati come locazioni simulate, configurando così un’evasione sui redditi da fabbricati. Le verifiche hanno inoltre riguardato altri immobili apparentemente locati con regolari contratti: anche in questo caso è stato accertato che gli accordi risultavano registrati in ritardo e per periodi più brevi rispetto all’effettiva occupazione.

I militari hanno quindi ricostruito i redditi non dichiarati dal 2017 al 2023, applicando sia i dati raccolti dai soggetti coinvolti sia la presunzione prevista dall’art. 41-ter del DPR 600/1973, che considera esistente la locazione anche per i quattro anni precedenti in caso di mancata registrazione. È emerso inoltre che il proprietario non aveva presentato la dichiarazione dei redditi in alcuni anni e, in altri, aveva omesso di indicare i proventi degli affitti.
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