Dopo il salvataggio, la cura. Due settimane di intenso lavoro al Museo dell’arte recuperata di San Severino Marche, dove l’équipe di allievi dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma (ICR del Ministero della Cultura), insieme alle loro docenti, ha messo mano ad alcune delle opere esposte nelle sale e in altre custodite nell’immenso deposito allestito al palazzo arcivescovile. Sculture in legno, tabernacoli e tavole. I ragazzi della scuola di alta formazione impegnati a San Severino sono al secondo anno del corso di restauro e si occupano di manufatti scolpiti in legno. È stato questo, quindi, il settore che li ha visti impegnati in quindici giorni di lavoro a ritmo serrato.

Un banco di prova estremamente formativo, quello del museo dell’arte recuperata. Questo per la «grande varietà di casistiche che si presentano di fronte ai restauratori – spiegano le funzionarie restauratrici e docenti dell’ICR, Serena Sechi e Patrizia Giacomazzi –. L’unicità di queste due settimane sta proprio nell’estrema diversità delle condizioni delle opere su cui abbiamo lavorato: i pezzi sono di epoche diverse, vengono da zone diverse, hanno subito danni diversi e, di conseguenza, necessitano di cure diverse. Questo significa che il nostro lavoro è stato tutt’altro che standardizzato. Il legno è per definizione un materiale “vivo”, che continua a muoversi per le diverse condizioni di umidità e di conservazione: per questo, nonostante ci siamo occupati di pronto intervento conservativo delle sculture e la messa in sicurezza delle parti danneggiate, sono stati comunque lavori di primaria importanza. Oltre a questo c’è stato anche un meticoloso lavoro di analisi e lettura dell’opera e del degrado: ciascun pezzo passato sotto le nostre mani è stato schedato, sono stati descritti i danni subiti e gli interventi realizzati in passato e quelli da prevedere nel futuro, coadiuvati dalle indagini diagnostiche. Contrariamente a quello che comunemente si è portati a pensare, il restauro è un la-voro scientifico più che artistico».

Quella con l’Istituto Centrale per il Restauro è solo una delle convenzioni che l’arcidiocesi di Camerino e San Severino ha stipulato con enti accademici e formativi. Gli studenti possono così lavorare sul campo, prestando le loro cure a un patrimonio che ne ha estremamente bisogno. Le opere, per contro, finiscono tra le mani dei pochissimi giovani selezionati dall’Istituto.

Foto restauro Istituto restauro MARec x dentro
Nella foto, gli studenti dell'ICR Irene Dies, Daniela Durante, Cheyenne Fabbri, Alessandro Natale, Valentina Serenella. Con loro le docenti, Patrizia Giacomazzi e Serena Sechi

l.c.
Nasce a San Severino Marche il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo dell’arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche che raccoglie in un’unica esposizione le opere salvate dalle chiese dopo il sisma del 2016. Domani l’apertura all’interno del palazzo vescovile della città settempedana. Un nuovo polo museale in cui le opere d’arte, recuperate dalle chiese inagibili dell'arcidiocesi, incontreranno il pubblico in un nuovo allestimento, nell’attesa di essere riaccolte nelle proprie chiese di provenienza. Una custodia, temporanea ma necessaria, per riconsegnare alla popolazione locale e non solo parte di quel meraviglioso patrimonio di cui le chiese dell’arcidiocesi vanno fiere e che un giorno dovranno tornare ad accogliere. A raccontare l'evento anche i media nazionali: saranno infatti presenti le telecamere del Tg1, con un servizio dedicato nel telegiornale di domani alle 13.30 e alle 20.

L’enorme patrimonio artistico di un’area così duramente colpita dal sisma tornerà dunque a essere fruito e a costituire un ulteriore motivo di richiamo per un bellissimo territorio che merita la massima valorizzazione culturale e turistica. Ricchissimo è il patrimonio esposto di cui fanno parte autentici gioielli, come la Madonna del Monte di Lorenzo d’Alessandro o la statua lignea della Madonna di Macereto. Le 70 opere sono esposte in un piano quello espositivo suddiviso in 13 sale.
Il secondo piano accoglie il deposito attrezzato delle restanti 2500 opere con annesso laboratorio di restauro. Al terzo piano sono presenti aule didattiche e per convegni o mostre temporanee.
La Saletta Multimediale collocata nella prima parte del percorso museale rappresenta il punto di approfondimento e riflessione intorno al senso dei luoghi di questo territorio cosi fortemente colpito dal sisma. Attraverso un documentario dalla narrazione suggestiva ed evocativa realizzato da Cesura, collettivo fotografico che produce progetti nel campo della fotografia documentaria e di ricerca visiva in ambito artistico, sarà possibile ripercorrere con suggestive riprese i luoghi originari per i quali queste opere sono state realizzate.

Francesco Massara

«Dopo la distruzione provocata dal terremoto del 2016 nell’Italia centrale, la rinascita passa anche dal recupero delle opere d’artecommenta l’arcivescovo Francesco Massara (in foto) –. Ora più che mai, come ricorda Papa Francesco, il mondo ha bisogno di bellezza, la “via pulchritudinis” che crea comunione e unisce Dio, l’umanità e il creato. A donare nuova speranza a questo territorio duramente provato dal sisma, è proprio il museo della rinascita del quale accanto ai capolavori esposti entrerà in funzione un laboratorio di restauro nel quale la creatività artistica potrà unirsi al desiderio di costruire con il proprio talento un futuro finalmente luminosa. Ancora una volta la nostra Chiesa offre testimonianza di saper fare squadra lasciando un segno di ottimismo e progettualità rivolto alle comunità della diocesi e all’intero territorio del cratere. Unire le energie migliori consentirà di mettere a disposizione di tutti un salotto di arte e splendore che riesca a indicare una strada di condivisione e rilancio».

Barbara Mastrocola

«La realizzazione di questo museo è stata prima di tutto una grande sfida – rilancia la direttrice dei musei diocesani, Barbara Mastrocola (in foto) –. Abbiamo adottato lo slogan Chiusi per inagibilità, aperti per vocazione fin dal 2016, l’anno del terremoto che ha costretto a chiudere la maggior parte delle chiese e dei musei dell’arcidiocesi. Lo slogan intende comunicare l’idea di che cosa vogliamo che sia il MARec: non solo un susseguirsi di sale, un posto dove conservare ed esporre dipinti e sculture, ma un luogo vero, dotato di una propria identità. I musei non solo custodiscono capolavori, ma ci raccontano esperienze e, spesso, sempre più spesso, sono essi stessi parte della storia. E la storia che qui abbiamo raccontato è quella delle nostre opere d’arte che ritrovano una casa in senso concreto, affettivo, culturale, una dimora dell’anima in attesa di ritornare nei luoghi d’origine. Per questo diventa essenziale ricostruire il contesto in cui esse sono nate, perché ciò che resta non sono solo i tetti, ma anche affetti, vita vissuta, sogni. Sostanziale è stata, quindi, la scelta di esporre le opere non in ordine cronologico o tipologico, ma per luogo d’origine, perché prima di tutto gli oggetti d’arte sono parte di un paesaggio collettivamente vissuto, prima di essere oggetto di competenze erudite, e vivono solo se attorno c’è una comunità attiva».

Foto Credits:
Foto di copertina Sala 4 interno Museo:  Hexagon
Foto Barbara Mastrocola:  Touring Club Italiano
Foto opera "Madonna del Monte": Luca Santese


Madonna del Monte di Lorenzo dAlessandro 1491
La "Madonna del Monte" di Lorenzo d’Alessandro

MARec museo San Severino Marche
Il palazzo vescovile che ospita il MARec di San Severino Marche


Approfondimenti nel prossimo numero de L'Appennino camerte






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