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D'ora in poi si chiamerà "Ponte dell'amicizia" la passerella di collegamento tra le diverse aree Sae e la zona commerciale  di Muccia. E' il responso dell'iniziativa che ha mobilitato i bambini delle scuole e, coinvolto  l'intera popolazione chiamata ad esprimere un voto di preferenza sui nominativi suggeriti dalla fantasia dei più piccoli. Soddisfatto il sindaco di Muccia  per la partecipazione dell'intero paese all'iniziativa che per le scuole ha rappresentato anche una lezione di educazione civica.
" Maestre e bambini hanno allestito a scuola una sorta di seggio- spiega il sindaco Mario Baroni-. I piccoli hanno fatto da scrutatori, aggiornando con l'ausilio di un tabellone sull'andamento e sui risultati  dello spoglio. Un'occasione dunque per far capire ai bambini il funzionamento di un'elezione e della vita ammnistrativa. "Il ponte dell'amicizia " è risultato dunque il nome più gettonato tra i tanti che sono stati proposti e presto l'intitolazione sarà oggetto di delibera consiliare. Non posso che esprimere grande piacere e plauso per come è stata accolta l'intera iniziativa, dai bambini che si sono prestati con entusiasmo, alle famiglie che hanno risposto con gradimento ed interesse. Un segnale di ritrovata socialità, che dà stimolo anche all' amministrazione comunale ". 
c.c.
Con l'avvio della Fase 2 del piano di contenimento dell'emergenza coronavirus, dal 4 maggio potranno essere riaperti anche i cantieri edili della ricostruzione post sisma 2016. Proprio oggi il commissario straordinario Giovanni Legnini, ha auspicato che, grazie alle nuove disposizioni, possa ripartire il più alto numero possibile di cantieri, tornando nel contempo a ribadire  che la ripresa delle attività dovrà avvenire nel pieno rispetto delle misure di sicurezza indicate dal governo e dai protocolli siglati dalle parti sociali. Riapriranno dunque sia i cantieri interrotti per l'emergenza Covid 19, sia quelli nuovi, che potranno avvantaggiarsi anche della semplificazione delle procedure per ottenere i contributi alla ricostruzione che verrà introdotta dall’ordinanza  in cabina di regia per l’approvazione già questo giovedì 30 aprile .

Soddisfazione per un segnale atteso, nelle parole dei sindaci dell’entroterra montano, i cui comuni sono tra i più danneggiati dalle scosse del 2016.
“ Mi auguro davvero che si possa ripartire subito, a cominciare dai lavori che erano già in corso e bloccati dal virus - afferma il primo cittadino di Visso Gianluigi Spiganti Maurizi-. Certo, non sarà così semplice a Visso, dove scarse sono le possibilità di garantire agli operai un appoggio logistico per dormire e mangiare. Le nostre strutture disponibili, si riducono infatti ad un b&b con otto stanze e un altro affittacamere, costretti a chiudere a causa delle disposizioni dell’emergenza sanitaria. E’ per questo motivo che, nell’osservanza di tutte le precauzioni del caso, abbiamo chiesto e ottenuto dalla Regione Marche e dalla Prefettura la possibilità di farli riaprire, col limite dell'accoglienza ai soli operai delle ditte impegnate nei lavori ”. Apprezzamento dal primo cittadino anche in merito al cambio di passo che il Commissario Legnini sta dimostrando con i fatti di voler imprimere a tutto il percorso della ricostruzione. “Semplificazione e sburocratizzazione di tutte le pratiche - continua il sindaco-sono quello che attendiamo da tempo e che immobilizza tutto. Perimetrazioni o non perimetrazioni, siamo arrivati ad un punto che comunque ci vede tutti fermi. Così, è impossibile fare; se per portare avanti quei pochi progetti impieghiamo otto mesi, quando riusciremo a vedere una luce? A Visso bene o male sulle strutture pubbliche i progetti sono stati portati tutti a termine: entro giugno credo che riusciremo a partire con i lavori del Laghetto e la sistemazione del nuovo bar e, augurandoci che venga superata al più presto questa pandemia, magari riusciremo ad avere qualche persona che venga a trovarci. Riceviamo richieste da turisti e visitatori che vorrebbero tornare a passeggiare sulle nostre montagne e, proprio per questo, cresce l’esigenza di far ripartire le nostre attività e i lavori già avviati: mi riferisco ad esempio a quelli dell’area del Park Hotel ferma ormai da due mesi o alle strutture private rimaste anch'esse bloccate a causa di questo nemico invisibile che  per noi che viviamo di turismo e che abbiamo subito una devastazione precedente, è purtroppo causa di un danno ulteriore”.

Dello stesso tenore il commento del sindaco di Muccia Mario Baroni, il quale sottolinea la necessità di mettere mano alla ricostruzione delle abitazioni, in maniera tale da consentire il ritorno a casa di tanti cittadini. “Capisco che in questo periodo la salute sia ben più importante dei cantieri e delle abitazioni- dice- tuttavia, con il calo dei contagiati e, soprattutto per queste nostre terre in cui il virus in realtà non è arrivato con la prepotenza di altre zone, è auspicabile che da lunedì prossimo si riparta. Nel vedere in tv che a Genova tutto è stato risolto, in deroga ad ogni disposizione e nonostante l'emergenza sanitaria nazionale, provo una certa rabbia - continua Baroni-; da noi anche i minimi interventi o i piccoli progetti sono segnati da mesi e mesi di attesa. E' evidente quindi che per ricostruire in fretta, le regole debbano essere semplificate”. Diversi i cantieri tra pubblici e privati che a Muccia stavano andando avanti e che il Covid ha fermato. “Quello che è più grave- sottolinea il sindaco- è che l’arresto ha riguardato anche le gare che  restano ferme fino al 18 maggio, quando senza alcun contatto fisico tra le persone e per via telematica, sarebbero potute andare avanti ugualmente. Un’ulteriore perdita di tempo che poteva evitarsi. Adesso- conclude-  l’augurio di tutti è che finalmente si riesca a prendere un passo spedito, perché siamo davvero stanchi di doverci lamentare sempre delle stesse problematiche irrisolte”.

Vede la ripartenza dei lavori come il segnale che ci voleva, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia: “La notizia che dal 4 maggio riaprono i cantieri ci rende felici - dichiara- ma occorre farlo con attenzione e responsabilità, perché questo nemico invisibile non è stato affatto debellato. Era ora che si ripartisse e non possiamo che essere contenti, ma le azioni responsabili non devono mai venir meno e, dato che questo passo in avanti porterà un maggiore movimento e una nuova concentrazione di persone impegnate nella ricostruzione, dovremo adottare tutte le cautele e le precauzioni necessarie e responsabilizzarci anche di più per evitare ogni rischio per la salute delle persone”. Riprendono dunque anche le messe in sicurezza nel centro storico e il percorso, bruscamente interrotto dalla pandemia, di rendere accessibili sempre più vie della zona rossa di Camerino.  “L’obiettivo rimane quello e torneremo a perseguirlo da subito - dice Sborgia-. La priorità  sarà proprio nella ripartenza di quei cantieri delle messe in sicurezza; abbiamo perso oltre un mese e mezzo che dobbiamo necessariamente recuperare, dunque, proseguiremo su quella strada”.
C.C.

Festa grande per i 100 anni della straordinaria maestra Maria Marucci vedova Simoni. In rappresentanza di tutta la comunità di Muccia, una delegazione di cittadini e amici, guidata dall’alunno e sindaco Mario Baroni, si è recata a Città di Castello per portare gli auguri affettuosi a quella che è stata la seconda mamma di intere generazioni.
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Subito dopo il sisma del 2016, la signora Maria si è infatti spostata a vivere nella casa umbra del figlio Ernesto, chirurgo in congedo. Una bella sorpresa ricevere la visita di una comunità che è sempre nel suo cuore e nei suoi  pensieri, ancora di più dal giorno in cui, come tanti suoi concittadini, ha dovuto lasciare il paese a causa dell’inagibilità della sua abitazione. Una vita la sua interamente dedicata alla scuola e agli allievi considerati come altrettanti figli. Circondata da parenti e da tanti amici, carica dell’energia che l’ha sempre contraddistinta, la maestra Maria si è detta molto felice di festeggiare il traguardo del secolo  in una maniera così speciale. Un quadro che rappresenta la chiesa della Madonna di Col de’ Venti,  l’omaggio che a nome dell'intera comunità di Muccia, il sindaco Mario Baroni ha voluto consegnarle. Un segno di riconoscenza e di caloroso ringraziamento per la dedizione e l’attenzione manifestate nell’insegnamento e nella crescita di tante generazioni.
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Attivissima nel sociale,insegnante anche di religione, Maria Marucci ha iniziato la sua carriera scolastica a Fiastra dove è stata per 7 anni; altrettanti gli anni trascorsi tra i banchi delle elementari della frazione di Massaprofoglio. Scesa infine a svolgere il suo lavoro nella scuola di Muccia capoluogo, all’epoca in cui era direttore scolastico il camerte Cardona, la maestra Maria è stata tra le prime ad introdurre il modulo del tempo pieno. “ Una mattina il direttore si presentò in classe e in perfetto dialetto locale mi disse: Sora Mae’, ce vulimo proa’… e io risposi:  E pruimoce un po’. E così cominciammo. Erano gli anni ’70 e fino ad allora  in tutto eravamo 5 maestre e 5 classi; non essendo il numero dei bambini sufficiente avrebbero dovuto ridurre le insegnanti a 4 e  il direttore, degno di essere ricordato con tanta stima, stimolò invece al tempo pieno e così si scongiurò la riduzione delle insegnanti”. E davanti alle 100 candeline della torta, la maestra Maria non smette di raccontare della passione che ha riempito tutta la sua vita. Pieno di speranza, saggezza e insegnamento il suo messaggio: “ Se c’ è una cosa che mi fa sentire orgogliosa è proprio l’aver avuto il piacere di fare la maestra. E' sempre stato il mio desiderio e ci sono riuscita. Pur di studiare e diventare insegnante, ho rinunciato a parte della mia proprietà e ne sono felice”.  
C.C.
Tardiva, insignificante e dal tono pre elettorale. Così sei sindaci dei comuni terremotati dell’entroterra maceratese, definiscono la riunione convocata dal Presidente Anci Marche Mangialardi a Roma, motivo per cui, hanno deciso di non parteciparvi. Mancata concertazione preventiva, mancata considerazione delle loro istanze mai seguite da fatti concreti, situazione di stallo inaccettabile, hanno spinto i primi cittadini di Caldarola, Castelsantangelo sul Nera, Monte Cavallo, MucciaSerravalle di Chienti e Valfornace a disertare l’incontro.
" Un'iniziativa del genere- afferma Luca Giuseppetti sindaco di Caldarola- avrebbe dovuto prima essere meglio condivisa tra tutti insieme all'Anci. In secondo luogo ne abbiamo fatte talmente tante di riunioni che ormai le parole non servono più. Ci servono solo i fatti perchè dobbiamo andare avanti. Ci serve serietà e concretezza. altrimenti, sono anni che diciamo sempre le stesse cose e tutto fa pensare che non vi sia alcuna volontà di venirci incontro. Nessuno si interessa più dei nostri territori e le attenzioni vengono rivolte altrove. Lo Stato ha lasciatio in standby  4 regioni che ormai conoscono solo una situazione di lentezza assurda. Tante parole ma la sostanza ancora non si è vista. I sindaci sono quelli che ci mettono sempre la faccia e che mai si tirano indietro ma, è ora di finirla. Le chiacchiere e le riunioni a Roma non servono. Serve concretezza".
A oltre tre anni dal sisma, di fronte alla totale assenza di una reale percezione dei danni subiti, la misura è talmente colma che se non si registrerà  una significativa e tempestiva inversione normativa, i primi cittadini dei sei comuni, dicono di non poter escludere iniziative eclatanti che potrebbero portare anche a rimettere il mandato e consegnare le fasce tricolori al Presidente del Consiglio.
" Non è da una riunione al Pio Sodalizio dei Piceni che si risolvono le problematiche e oltretutto -dichiara il sindaco di Montecavallo Pietro Cecoli-, in vista delle prossime elezioni regionali, l'incontro appare una strumentalizzazione per il tornaconto di qualcuno. Spero che non sia così, ma l'impressione è lampante. Viviamo tutti una situazione di stallo insopportabile- aggiunge Cecoli-. Un terremoto di queste proporzioni i cui danni ricadono su un territorio vastissimo, non può essere gestito con leggi ordinarie nè con la nomina di un Commissario calato dall'alto: la politica deve fare il suo lavoro e il territorio deve fare il suo. E' sui territori che insistono le problematiche e i sindaci debbono essere parte attiva, non delle figure esautorate già il giorno dopo il dramma". 
A poco niente sono servite le audizioni dei sindaci nelle Commissioni Parlamentari di Camera e Senato prima delle trasformazioni in Legge del Decreto, nè i  testi di revisioni elaborati dalla stessa ANCI, dalle Regioni e dai Sindaci.
" Andare a Roma per ripetere sempre le stesse cose mi è sembrato inutile- dice Mario Baroni, sindaco di Muccia- sarebbe stato più opportuno convocare la riunione sui nostri territori dove ci sono i danni e i problemi. Le nostre amnministrazioni hanno il problema del personale aggiuntivo della ricostruzione che raggiunti i tre anni dobbiamo licenziare; è un problema che segnaliamo da tempo e che non ha avuto ancora risposta e riguarda tutti i comuni del cratere. Sono tre anni che chiediamo modifiche per accelerare la ricostruzione, lo stesso Conte ha ascoltato e letto le nostre esigenze. A cosa serve ripetere, sempre le stesse cose se nessuno ci ascolta". 

" Non ne possiamo più- rincalza Mauro Falcucci, primo cittadino di Castelsantangelo - Non vogliamo più essere correi di quello che non funziona. Tutti ci dicono che abbiamo ragione e nessuno ci aiuta. Tutti ci dicono non vi lasceremo soli e di fatto tutti ci abbandonano. La misura è davvero colma e personalmente non voglio più essere correo della fine della Montagna e della non ricostruzione. Qui è tutto a terra, non c'è più niente e allora, o qualcuno ci dà delle risposte serie, pratiche e concrete che oramai tutti sanno quali sono e, se veramente c'è questa volontà si facciano le norme, altrimenti, ci si dica chiaramente che la volontà era quella di buttare via un mare di soldi e che in montagna non ci potremo rimanere. Ce ne faremo una ragione come quando si è colpiti da una malattia purtroppo incurabile. Non possiamo più attendere e, se questa è la fine- conclude Falcucci- personalmente arriverò alla estrema ratio di rimettere il mandato. Non voglio partecipare alla morte della mia montagna, del mio paese e della mia comunità".

In via di completamento nel comune di Muccia il sovrappasso sulla ex strada statale 77, che permetterà l’attraversamento in sicurezza e il raggiungimento dei marciapiedi di collegamento con le aree sae.
“ I lavori sono ormai in dirittura di arrivo- spiega il sindaco Mario Baroni-. Prima di Natale si è provveduto al montaggio della struttura che collega l’ascensore con la parte sovrastante dell’area Varano,, in maniera tale da permettere alle persone che risiedono in quela zona Sae e, alle altre famiglie che abitano nelle casette di Pian di Giove dell’area B, di potersi muovere a piedi in sicurezza senza dover più attraversare la strada nazionale. Basterà dunque servirsi dell’ascensore e del sovrappasso di collegamento evitando il pericoloso attraversamento della sede stradale tra le auto in circolazione. Crediamo che questa realizzazione, completata anche dal marciapiede che mette in connessione con le Sape (Strutture Per Attività Produttive ed Economiche) e il centro commerciale, possa essere di grande utilità e una garanzia per l'incolumità dei cittadini ”. Prevista per il 26 gennaio inoltre la firma del contratto con la ditta che si occuperà della realizzazione della passerella sul fiume .
“ Un ulteriore segnale che serve a rendere dignitoso il vivere quotidiano delle persone - afferma Baroni- . La realizzazione della passerella sul fiume e dei relativi marciapiedi che si prevede di completare prima dell’estate , rappresenterà un aggiuntivo collegamento in sicurezza tra le zone abitate di Pian di Giove e Varano e per coloro che vanno a fare la spesa a piedi”.
cc

**Su Muccia, servizio di approfondimento nel prossimo numero di Appennino Camerte 
La nuova scuola a poche decine di metri dalla zona rossa di Muccia.  Andrea Bocelli ha dimostrato ancora una volta che volere è potere e a poco più di un anno dall'inaugurazione della scuola di Sarnano, oggi ha tagliato il nastro di quella di Muccia. Così, mentre le donazioni private permettono ai paesi colpiti dal sisma di ripartire, a fare da sfondo a questa festa c'è il centro di uno dei paesi più colpiti, dove sembra che il tempo si sia invece fermato.
In 119 giorni, la ABF, insieme ad altri partner, ha realizzato la scuola per i bambini dell'infanzia e delle elementari che, come hanno detto loro stessi in una poesia letta al pubblico presente, gli permetterà di "tornare alla vita vera".

Entriamo ora nella scuola di Muccia inaugurata il 26 giugno grazie all'Andrea Bocelli Foundation e scopriamo i vari spazi.. non poteva mancare l'aula di musica.. nel video le parole del maestro Bocelli e del sindaco Mario Baroni.. 

G. S.
La nuova scuola a poche decine di metri dalla zona rossa di Muccia.  Andrea Bocelli ha dimostrato ancora una volta che volere è potere e a poco più di un anno dall'inaugurazione della scuola di Sarnano, oggi ha tagliato il nastro di quella di Muccia. Così, mentre le donazioni private permettono ai paesi colpiti dal sisma di ripartire, a fare da sfondo a questa festa c'è il centro di uno dei paesi più colpiti, dove sembra che il tempo si sia invece fermato.

In 119 giorni, la ABF, insieme ad altri partner, ha realizzato la scuola per i bambini dell'infanzia e delle elementari che, come hanno detto loro stessi in una poesia letta al pubblico presente, gli permetterà di "tornare alla vita vera".

"Andrea, - ha detto il sindaco di Muccia, Mario Baroni, al cantante toscano - ripartiremo con te".

Ha promesso che coglierà l'esempio del tempo breve di questa ricostruzione, invece, il commissario straordinario alla ricostruzione, Piero Farabollini: "È stato un esempio di come, attraverso le procedure di contributi che arrivano dal privato si possa, in tempi ragionevoli, raggiungere degli obiettivi. Noi dobbiamo trovare il modo per far sì che altrettanti situazioni, soprattutto per quel che riguarda gli interventi pubblici, si possano raggiungere obiettivi in tempi così rapidi".

Soddisfatto Andrea Bocelli che ha già annunciato il dono della scuola di musica a Camerino: "Un messaggio di speranza e ottimismo, - ha detto - quello che vogliamo dare ai bambini di questa scuola. vorrei che loro si mettessero alle spalle quello che hanno vissuto e da oggi guardassero con fiducia al futuro".

Ulteriori approfondimenti online domani nel servizio video dedicato e la prossima settimana nell'uscita de L'Appennino Camerte.

GS

Iniziata la demolizione degli edifici scolastici lesionati di Muccia. Al loro posto sorgerà la nuova struttura donata dalla Fondazione Andrea Bocelli in sinergia con Mediolanum Onlus con l’obiettivodi restituire il complesso delle primarie e delle scuole dell’infanzia De Amicis” alla comunità Le pagine dei ricordi, cedono il passo alla nuova storia che, grazie al magnanimo gesto, si avvia ad essere scritta. E’ la sesta struttura scolastica che la fondazione della famiglia Bocelli realizza a favore delle comunità, ultima in ordine di tempo quella inaugurata la scorsa primavera a Sarnano. Non solo un luogo per la didattica ma uno spazio antisismico sicuro, con funzione aggregante per la popolazione. A sottolinearlo la direttrice generale della Fondazione Laura Biancalani, presente  con il sindaco Mario Baroni alle operazioni di abbattimento, che vedono impegnata la sezione operativa della Regione Marche dei Vigili del Fuoco, con mezzi da Macerata e Ancona e personale in turnazione  proveniente dagli stessi comandi oltre che da Pesaro e Ascoli Piceno. I lavori sono seguiti e diretti dal comandante provinciale di Macerata Pierpaolo Patrizietti. Nella polvere e nelle pietre che cadono, un flusso di ricordi e un misto di sensazioni discordanti." Come lo è stato per Sarnano- dichiara la direttrice generale della Andrea Bocelli Foundation Laura Biancalani- è una giornata di forti emozioni; per noi, è un privilegio vivere quella che non è solo la demolizione di un edificio, ma rappresenta il primo atto della rinascita di Muccia. Ne abbiamo parlato anche con i bambini che, davanti a questo pezzo di storia che se ne va. hanno visto le loro insegnanti con le lacrime agli occhi  Con tutti loro  abbiamo fatto un percorso per decidere quale sarà la loro nuova struttura che deve essere e sarà,  il primo atto di rinascita del paese. Siamo qui per questo e ne siamo fermamente convinti. Lo stesso maestro Andrea Bocelli, reduce da un concerto in Brasile, sta seguendo da lontano tutte le operazioni. In tutto il progetto non c'è  solo il supporto degli amici donatori, ma  c'è la collaborazione di tutta la comunità.  Ci sono le energie del sindaco e quelle fondamentali dei Vigili del Fuoco che hanno risposto con uno straordinario impiego di mezzi e personale, affinchè il tutto possa essere concluso in breve tempo". 

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E' lo stesso comandante provinciale Patrizietti a confermare la velocità delle operazioni che dovrebbero concludersi nel giro di due settimane. Il volto del sindaco Mario Baroni non nasconde una sensazione di tristezza e commozione: " Su quei banchi si sono seduti tutti i bambini di Muccia e assistere alle operazioni di abbattimento dell'edificio, smuove tanti ricordi; d'altra parte- continua il primo cittadino-, è un primo passo necessario per guardare al futuro e un segno concreto di ripartenza per tutti noi. Non ci stancheremo mai di ringraziare di cuore le Fondazioni Bocelli e Mediolanum  per averci dato la possibilità di avere strutture nuove e sicure  in tempi rapidissimi".  Il sindaco ha anche preannunciato a breve la realizzazione a Muccia  di una struttura polivalente che fungerà da centro sociale e ambulatorio medico. Sorgerà, grazie a Croce Rossa Italiana, nella piccola area commerciale, a ridosso delle Soluzioni Abitative di Emergenza di Pian di Giove. 

C.C.

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“Ogni comunità ha bisogno di interventi mirati sulla base delle proprie necessità. Lungi da noi voler fare distinzioni tra terremotati di serie A, B o C”. Difendono la loro posizione i sindaci che hanno chiesto a gran voce una suddivisione del cratere per fasce di danno. Stamattina, dopo un giro nella zona rossa di Camerino, i parlamentari marchigiani hanno avuto la possibilità di ascoltare i sindaci dell’ex unione montana di Camerino per comprendere a fondo la richiesta che ha fatto infervorare il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi. 

Erano presenti i senatori Donatella Agostinelli e Mauro Coltorti, gli onorevoli Patrizia Terzoni, Paolo Giuliodori e Rachele Silvestri per il Movimento 5 Stelle, il senatore Giuliano Pazzaglini e l’onorevole Tullio Patassini per la Lega, l’onorevole Mauro Morgoni per il Pd, e gli onorevoli Francesco Acquaroli e Simone Baldelli rispettivamente per Fratelli d’Italia e Forza Italia. 

Alla prima parte della mattinata, che prevedeva la visita in zona rossa di Camerino, hanno preso parte solo i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e Patassini.

 

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A loro sono state illustrate alcune problematiche, quali ad esempio il fatto che per il centro storico siano previsti 6 milioni di euro di puntellamenti, e al momento ne siano stati realizzati solo per un milione di euro. Oppure la questione che riguarda l’ex tribunale: “Quell’edificio è l’esempio lampante di ciò che può fare il sindaco. Di fronte ad una struttura di quel genere, non può demolire per pubblica sicurezza perché i tecnici GTS dicono che questa, a parte le tamponature lesionate, sia una struttura buona. Poi con la perimetrazione ci sono dei ragionamenti migliorativi. Io questo edificio lo vorrei demolire perché osceno, non si contestualizza con le strutture storiche ed importanti del centro”. Pasqui ha poi parlato brevemente anche della scelta politica di realizzare le aree Sae vicino alle frazioni: “Stiamo aspettando che vengano realizzate 12 aree il più possibili vicino alla città ma anche nelle frazioni, dove le comunità potranno continuare a vivere. Certo - ha sottolineato - sarebbe stato molto più comodo trasferire tutti in una zona più comoda, ma avremmo creato una riserva indiana. Io ho fatto la scelta politica di tenere le persone il più possibile vicino ai loro luoghi di appartenenza”.

 

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Il clou della mattinata, a partire dalle 11:30: i sindaci dell’ex unione montana di Camerino si sono riuniti in una tavola rotonda insieme ai parlamentari per spiegare i motivi che li hanno condotti a richiedere a gran voce la suddivisione del cratere in fasce di danni: “Ogni comunità - ha detto Pasqui introducendo gli altri colleghi - ha bisogno di essere guardata per le necessità che ha. Nessuno ha mai detto di eliminare qualcuno dal cratere o lungi da noi voler creare terremotati di serie A, B o C. Ma non è possibile non considerare quello che noi abbiamo subito”.

Da tutti i primi cittadini la richiesta di dare priorità alle comunità drammaticamente distrutte dal terremoto, di pensare ad interventi ad hoc, mirati per permettere una ripresa. 

Il sindaco di Muccia Mario Baroni ha, dal canto suo, sottolineato l’ingiustizia di chi “si è organizzato a proprie spese dopo il terremoto, realizzando soluzioni abitative temporanee e che oggi stanno ricevendo denunce penali. Il Salva Peppina purtroppo non ha portato grosse soluzioni, serve un provvedimento di provvisorietà”. Sulla stessa lunghezza d’onda, il vicesindaco di Fiastra, Sauro Scaficchia il quale non riesce a spiegarsi perché non si dia la possibilità di applicare l’ordinanza 9 (pensata per le attività produttive) a chi abbia realizzato le cosiddette casette abusive. “Fiastra ad esempio è un territorio prettamente turistico, per fortuna non ci sono stati danni alla viabilità e questa è stata l’unica porta rimasta aperta. Gli esercizi commerciali sono nei container e il decreto Salva Peppina ci ha lasciato comunque con grossi problemi da affrontare. Ci chiediamo come mai non si applichi, anche per le casette ritenute abusive, l’ordinanza 9 per le attività produttive. Fiastra - ha poi detto in chiusura - ha 1.088 ordinanze di inagibilità, sono stati presentati 82 progetti ma solo 8 finanziati. Si procede troppo lentamente”.

 

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Anche Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo sul Nera, ha ribadito la volontà di non eliminare qualcuno dal cratere, illustrando alcune delle problematiche più sentite: “Ma è chiaro che non si vuole eliminate nessuno, anche perché ci sono già stati dei finanziamenti quindi credo che la lettura del sindaco di Tolentino sia sterile. Il problema è che qui non sappiamo come e dove spendere i finanziamenti, perché non sappiamo nemmeno se potremo ricostruire dove eravamo. Semplifichiamo le procedure - ha sottolineato - altrimenti qui si impantana tutto. Servono norme specifiche e agevolazioni che incentivino la ripopolazione della montagna. Servono interventi mirati, se vogliamo, il buon senso del padre di famiglia. C’è bisogno di accelerare le pratiche sul dissesto idrogeologico, la ricostruzione delle B e un aiuto per l’occupazione”.

In piena sintonia anche il sindaco di Serravalle di Chienti, Gabriele Santamarianova che ha aggiunto anche la problematica delle seconde case: “Nel ’97 non vennero finanziate e quindi oggi esiste innanzitutto una disparità di trattamento (in questa ricostruzione saranno finanziate anche le seconde case, ndr). Inoltre, alcune non sono ancora state ricostruite e dunque hanno subito ulteriori danni col terremoto del 2016”.

Il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci, si è da parte sua soffermato sulla questione della zona franca: “I nostri territori possono essere paragonati a chi si rivolge al pronto soccorso. Ci sono i malati in codice verde, giallo o rosso. Ecco, noi siamo in codice rosso avanzato. C’è bisogno di dare priorità a chi è stato drammaticamente distrutto. Per quanto riguarda la zona franca - ha spiegato poi - se mettiamo nelle stesse condizioni comuni più verso la costa e noi, significa che si indirizzano gli investimenti in una parte della provincia che è già molto sviluppata”. 

A chiudere Giuliano Pazzaglini che, in qualità di sindaco di Visso, ha anche lui illustrato alcuni problemi fondamentali. Primo fra tutti, la busta paga pesante che non sarà l’unica spada di Damocle che colpirà i cittadini terremotati. A breve infatti alla restituzione dei tributi si sommerà anche quella delle bollette e poi dei mutui: “Praticamente si guadagnerà di meno e si pagherà di più. C’è poi il problema della convenzione tra Anac e Regioni, che rischia di diventare un tappo perché ci saranno tantissime opere pubbliche da fare e l’Anac non sarà in grado di gestirle tutte. I vincoli paesaggistici - ha poi detto - ci impongono di ricostruire come era prima, ma è una follia anche solo pensarlo”. Secondo Pazzaglini, non sarebbe vero che la ricostruzione verrà finanziata al 100%, poiché basandosi sul modello dell’Emilia Romagna, non tiene in considerazione alcune importanti caratteristiche di edificazione tipiche del territorio: “I nostri edifici non sono fatti alla stessa maniera, e per certe cose non è previsto finanziamento. Mancano i soldi, le normative e tutto ciò che serve per andare avanti. I tempi dettati dalle ordinanze sono ridicoli. Va cambiata l’impostazione di questa ricostruzione”.

 

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Nuova consegna di casette per  l’area Pian di Giove a Muccia. Il sindaco Mario Baroni ha fissato per le ore 11 di sabato 10 febbraio il taglio del nastro e la distribuzione delle chiavi. In tutto 16 le casette che rappresentano il nuovo inizio di altrettante famiglie e, consegnate le quali, giunge a completamento la più estesa delle quattro aree comunali destinate alle soluzioni abitative temporanee. “ Restano fuori ancora le Sae dell’area Varano che ci auguriamo di riuscire a consegnare a breve- dichiara Baroni-. Un nuovo traguardo per tante famiglie che non vedono l’ora di riacquistare un minimo di normalità e di avere di nuovo l’opportunità di stringere un legame con la propria terra e le proprie radici. La macchina intanto va avanti e, secondo il cronoprogramma, la prossima azione sarà quella delle gare per conferire gli incarichi relativamente alla ricostruzione delle opere pubbliche finanziate.

Quanto alle casette – continua il sindaco- possiamo dire di esserci dati da fare; le prime Sae sono state infatti consegnate due mesi fa e, ci fa piacere sentire commenti positivi nelle persone che le abitano. Le metrature variano a seconda del nucleo famigliare ma, seppur di dimensioni ridotte rispetto agli ambienti che si era abituati a vivere, le persone si trovano abbastanza bene, felici di aver ritrovato l’intimità domestica. E’ un segnale di tranquillità e di prospettive future. Con la prossima consegna di una parte delle Sae dell’area Varano ( oltre una quindicina)- conclude Baroni - resterebbero ancora da sistemare 25 famiglie dello spazio che fin dall’inizio è stato il più problematico e laborioso, richiedendo tempi più lunghi per essere urbanizzato”.

C.C.

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