"Gli amministratori della sanità fanno quello che vogliono e lo fanno male. Questa volta hanno deciso di penalizzare i nostri medici migliori ed è inaccettabile. Che titoli hanno queste persone per decidere di sanità? Uno è un commercialista (il direttore dell'Area Vasta 3, Alessandro Maccioni, ndr) e l'altro è un insegnante di matematica alle medie (il governatore Luca Ceriscioli, ndr). Le persone devono sapere che con la determina 742 anche i medici saranno penalizzati e rischiano di essere trasferiti".
Non l'ha proprio digerita, Marco Marchetti, medico in pensione e presidente del comitato per la difesa dell'ospedale di San Severino, la determina 742 del 31 dicembre con la quale i reparti di oncologia, hospice e radiologia vengono declassati da unità semplici dipartimentali a unità semplici. A suo avviso, e i presenti alla riunione di ieri sera sono stati d'accordo, è necessario informare la popolazione della penalizzazione che in questo modo dovrebbero subire i medici che operano in quei reparti. Due nomi, ieri sera, sono stati fatti a titolo esemplificativo: "La dotoressa Benedetta Ferretti, di oncologia, lavora dalla mattina alla sera - incalza - ed è stata penalizzata, proprio lei che è una fra le più ligie al dovere, più preparate e più benvolute. Lo stesso discorso vale per Sergio Giorgetti, dell'Hospice. Tutti, in un modo o nell'altro, siamo passati per i loro reparti o li abbiamo conosciuti e tutti sappiamo quanto siano professionali. Le persone devono sapere che con questa determina, da un momento all'altro, possono essere trasferiti a Macerata".
Dalla riunione del comitato è emersa la volontò di organizzare una assemblea di protesta ma al contempo di solidarietà verso questi professionisti che tengono in vita i loro reparti dando tutti se stessi. La data individuata dovrebbe essere quella del 29 febbraio e la parola sarà data ai cittadini. "I sindaci saranno invitati e potranno partecipare - ha detto il vicepresidente Marco Massei - ma saranno i cittadini a parlare questa volta e le istituzioni dovranno ascoltare".
Nel corso della riunione è stato espresso anche dissenso e disappunto da tutti per come è stato gestito il consiglio comunale aperto del 30 gennaio: "Non solo non è stato permesso ai cittadini di parlare ma anzi, è stata il sindaco stesso, per il tramite del presidente del consiglio, a imbavagliare chi ha tentato di prendere la parola addirittura facendo intervenire la polizia locale. E' stato uno schiaffo a tutta la cittadinanza. E poi, è stata un'occasione persa. Doveva essere fatto firmare a tutti i sindaci presenti un documento per chiedere l'immediato ritiro della determina e fatto approvare dal consiglio".


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(Marco Massei)

A tirare le somme è stato Massei che ha quindi sottolineato di nuovo come la determina 742 "non solo penalizza i cittadini ma anche i medici che vengono letteralmente umiliati dopo aver dato tutta la vita per il lavoro. Va fatto sapere a tutti che la Ferretti o gli altri, corrono il rischio di essere trasferiti a Macerata. Gli stanno dando il benservito". Poi ha ricordato un dettaglio non da poco che riguarda il punto nascite settempedano ormai chiuso dal 2016: "Mi corre l'obbligo di ricordare che è stato chiuso senza che il Tar si pronunciasse nel merito come stabilito dal Consiglio di Stato. Non c'è mai stata udienza, giace su un binario morto da tre anni probabilmente per pressioni politiche. In tal proposito, si può fare istanza di sollecito e paradossalmente potrebbe ancora essere accolto (anche in considerazione della legge nazionale che regola la gestione dei punti nascita. Il decreto Balduzzi infatti stabiliva che per le zone montane potevano restare attivi i punti nascita con più di 500 parti all'anno, soglia che San Severino superava ampiamente, ndr). Pensate che razza vergogna".
E infine un invito all'amministrazione di San Severino: "Non è possibile che si lotti contro Camerino, come purtroppo ci giunge voce. Il nostro non è ridotto a ospedale di comunità solo grazie al fatto che siamo ospedale di Camerino-San Severino. Lottare contro - conclude - significa fare una lotta fratricida".

g.g. 

 


“Medicina oltre...prevenzione, terapia, oncologia integrata”. Questo il titolo del convegno organizzato sabato mattina, a partire dalle 8:30 al centro medico Blu Gallery, in memoria della dottoressa Marta Bellomarì, deceduta lo scorso dicembre a causa di complicazioni dovute ad un male incurabile. Varrà anche come corso di aggiornamento per la professione di medico chirurgo, ostetrica, infermiere, biologo e dietista.

Fra gli argomenti che verranno trattati da illustri relatori figurano il meccanismo di formazione della cellula cancerosa e la diagnosi precoce di cancro, il ruolo della medicina complementare in oncologia, il ruolo dell’oncologo tra prevenzione e terapia, il contributo dell’agopuntura in medicina cinese in oncologia, il trattamento omeopatico degli effetti collaterali da radio e chemioterapia in donne con carcinoma mammario, il ruolo della nutriceutica e della fitonutrizione in oncologia, le cure dei pazienti oncologici. Responsabile scientifico del convegno sarà la dottoressa Benedetta Ferretti, relatori i dottori Armando Vecchietti, Rosaria Ferreri, Desiderio Franco, Sergio Giorgetti e Lucio Sotte. 

È proprio la sua esperienza diretta che aveva mosso Bellomarì ad organizzare un convegno di questo genere, lo scorso anno: aveva dovuto sottoporsi più di una volta a cure oncologiche e aveva trovato che integrandole con altre pratiche di medicina complementare la sua condizione era migliore. questo, dopo aver conosciuto il centro di Pitigliano, dove si pratica la medicina integrata.

“Sono venuta a conoscenza del centro di Pitigliano – raccontava – attraverso una rivista specialistica. Non volevo considerarmi malata, avevo dentro di me ancora tanta energia e con il dottor Lucio Sotte abbiamo lavorato perché non la perdessi. Medicina integrata è un termine alquanto nuovo e sconosciuto, che indica l’integrazione tra la medicina tradizionale e la medicina complementare, rappresentata da fitoterapia, agopuntura, omeopatia, idrocolonterapia e quant’altro serva a dare una qualità di vita migliore nonostante la malattia in atto. Con queste cure, mi sentivo meglio rispetto a come stavano altre persone nella mia condizione, la mia qualità della vita - sottolineava - era migliore e il mio organismo in buono stato. Parlarne mi è sembrata una questione di rilevanza sociale. Quello che si dirà in questo convegno - concludeva nel suo discorso di benvenuto ai presenti -  deve essere un valore e un modo alternativo di vedere la malattia e la medicina”.
g.g.

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