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Svegliarsi circondati dalla coltre bianca, in un periodo come questo, potrebbe far pensare "Cos'altro ancora ci dobbiamo aspettare?".
È vero però che la tranquillità che infondono i fiocchi durante il viaggio verso la terra è innegabile e non è detto che, nel momento in cui la maggior parte delle persono sono a casa, la quarantena ci possa far riscoprire anche la bellezza della neve.
Quello che per molti cittadini diventava un problema quando ci si doveva recare a lavoro, oggi potrebbe far riscoprire la propria magia. Una sensazione che però ricade nella tristezza quando si pensa che, ancora una volta, sotto quella coltre bianca, ci sono le terre ferite, le case distrutte e i terremotati che aspettano. Aspettano in quelle casette colorate dove nell'inverno del 2017 la neve che cadeva faceva ancora rumore: risuonava la notizia dei fiocchi che ricoprivano le SAE. Oggi sono silenziosi anche quelli, vicino ad un mostro che fa più chiasso e più paura, ma che si teme riesca a rendere silenziosa anche la ricostruzione.

Giulia Sancricca

Di seguito le foto scattate dai nostri lettori


Sotto Fiastra foto di Roberta Blanchi

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Sotto Ussita foto di Mirko Carota

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Sotto Muccia foto di Alessandro Loreti

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Sotto foto di Venanzina Capuzi di Visso innevata scattate dalla sua casa ristrutturata dopo il sisma

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Sotto le foto di Silvia Salustri di Sarnano - zona San Casciano

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La madonnina innevata..

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Foto sotto di Castelsantangelo sul Nera di Piero Blanchi 
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Dopo che il sisma, da diverso tempo, e l'emergenza sanitaria, negli ultimi giorni, costringono le comunità a disgregarsi ancora di più, la radio costruisce i legami.
Noi che ci occupiamo dell'informazione e che ci impegnamo nel fornire ai nostri lettori e ascoltatori il giusto peso delle notizie, ci sentiamo in dovere, oggi più di sempre, di ascoltare le vostre opinioni. Le opinioni di chi si sente ancora parte di una realtà che sembra dimenticata e, per questo motivo, spesso rinuncia a dire la sua.
È da questo assunto che nasce "Parla con noi" una serata in diretta radiofonica condotta da Giulia Sancricca, Mario Staffolani e Barbara Olmai che, venerdì 13 marzo, dalle ore 21.00, attendono le vostre telefonate per discutere dei temi che vorrete approfondire.
Per intervenire alla diretta radiofonica potete chiamare al numero 0737/633180 o inviare un sms o whatsapp al numero 335/5367709 e sarete richiamati.

GS
Consegnato nella giornata di ieri il cantiere per la messa in sicurezza della chiesa di San Salvatore in Colpersito, a San Severino. 

Già a novembre la protezione civile aveva emesso il proprio nulla osta ai lavori e poi sono stati necessari tempi tecnici per permettere alla Provincia marchigiana dei Padri Cappuccini di espletare le formalità della gara d’appalto. Non si tratta della ricostruzione della chiesa ma al momento solo della sua messa in sicurezza che darà la possibilità di riaprire, almeno parzialmente, la struttura ai fedeli. 

“Prevediamo che i lavori possano partire entro fine mese o al massimo nei primi giorni di febbraio - fa sapere fra Sergio Lorenzini, settempedano nominato di recente ministro provinciale dei frati Cappuccini delle Marche - e si protrarranno per circa 3 o 4 mesi. Questo permetterà di favorire anche le attività del neonato Centro di esperienza e formazione francescana. Le attività in effetti sono iniziate con qualche disagio perché le persone che partecipano sono molte, al momento si sta portando avanti un percorso sulla conoscenza della figura di San Francesco. Nel corso del 2020 - aggiunge - sono previste anche delle iniziative per celebrare gli 800 anni del passaggio di San Francesco a San Severino e dell’episodio della pecorella salvata e consegnata alle religiose che abitavano in quel luogo”. 

A realizzare il progetto per la messa in sicurezza è stato l’architetto, anche lui settempedano, Luca Maria Cristini che precisa come l’obiettivo primario sia quello di evitare ulteriori danneggiamenti in vista poi di un futuro restauro post sisma: “Il fine è quello di conservare l’edificio, congelando la situazione allo stato attuale, in attesa della riparazione vera e propria. Si tratta di interventi cautelativi per evitare che l’edificio subisca ulteriori danni. Un altro obiettivo, un po’ più ambizioso, è anche quello di poter restituire la chiesa, almeno in parte, al proprio utilizzo, escludendo quelle parti che non sarà possibile riaprire. Non tutti i lavori saranno ‘a perdere’ perché la circolare impone di effettuare opere rimovibili però la parte di ponteggi e le opere di messa in sicurezza saranno funzionali al cantiere di riparazione”. 

In seguito questi lavori sarà poi il Comune a dover decidere se revocare in parte l’ordinanza di inagibilità. Provvedimento emesso a causa di una serie di danni che il sisma del 2016 ha causato: “I danni più gravi sono quelli che occorrono tipologicamente a questo genere di edifici. Le murature molto snelle, che non hanno contrasti come nelle abitazioni come i solai, sono soggette a oscillazioni molto più ampie e nella chiesa dei Cappuccini c’è stata un’anomala oscillazione della facciata verso l’esterno e di uno dei due prospetti longitudinali, quello verso l’orto del convento, che ha oscillato venendo meno l’appoggio della volta che chiude l’aula nel sottotetto. Si andrà quindi a risolidarizzare provvisoriamente le murature verticali e puntellare la porzione di volta al di sopra dell’ingresso affinché non si disconnetta e non crolli definitivamente. Quest’ultima - conclude - è molto vulnerabile dal punto di vista sismico”.
g.g.
Un anno di educazione e crescita quella appena trascorso al Centro per l'infanzia "Bimbi a Bordo" di Sarnano.
Riaffiorano le emozioni ed il tempo è giusto per stilare il primo bilancio del primo anno di vita del centro che dal 28 dicembre 2018 è stato un punto di riferimento per molte famiglie di Sarnano.
"Un anno ricco di corsi per bambini - spiega una delle educatrici Alice Moretti - , momenti di formazione per genitori ed i insegnanti, collaborazioni come quella con il Centro Santo Stefano di Tolentino, grazie al quale abbiamo attivato il servizio di Logopedia con la dottoressa Fabrizia Ramadori".

Le educatrici Tania Girolami Treggiari Jessica Moretti Alice Tirabassi Alessandra
Le educatrici Tania Girolami, Jessica Treggiari, Alice Moretti, Alessandra Tirabassi 


Un anno importante anche sotto il punto di vista della crescita dei bambini in una città colpita dal sisma: "Un punto di forza - spiega l'educatrice - è di essere stati noi un primo scatto di rinascita. Abbiamo fatto di tutto per restare attive, dopo il sisma abbiamo cercato un locale dove poter ripartire e non lasciare Sarnano senza un centro per l'infanzia. Oggi possiamo dire di garantire un servizio importante per tutti. Siamo state sostenute dalle famiglie e dall'aministrazione comunale e questo ha permesso a noi di ripartire e alla città di non perdere un punto di riferimento come questo".

GS
Il gioco da tavola più amato e conosciuto da grandi e piccini cambia nomi, luoghi, probabilità ed imprevisti. Il Monopoli diventaMaceropoli e lo fa con lo scopo di tenere accesi i riflettori sulle zone terremotate, ma dare anche una mano alla raccolta fondi per l’entroterra colpito dal sisma.
Un’idea, quella del Maceropoli, che arriva proprio da Ussita, Visso e Castello, in particolare da “Peppe lu Mattu”, quel personaggio nato per caso sul web di cui non si conosce la vera identità.
Uno pseudonimo nato per gioco che, creando un account Facebook, ha deciso di diventare una sorta di Pasquino maceratese che fa il dispettoso e rompe le uova nel paniere a tutti.

“L’obiettivo - ci confida - quello di tenere accesi i riflettori su un territorio devastato e abbandonato. Maceropoli è nato come un gioco - spiega Peppe lu Mattu nel dialetto che lo contraddistingue - ho iniziato a giocarci, poi pensandoci, avendo ripreso le stesse logiche del Monopoli, vorrei capire se è possibile stamparlo e commercializzarlo per recuperare fondi e fare donazioni per questi luoghi”.

Imprevisti

Gli imprevisti, le probabilità, fanno riferimento a situazioni specifiche del luogo e della regione e se da un lato, di primo acchitto, possono far sorridere, dall’altro fanno riflettere su quanto lunghe e mai rispettate siano state le promesse degli ultimi tre anni.

probabilità


Maceropoli carte Copia

Ma la gente di montagna, come Peppe lu Mattu, dimostra ancora una volta che basta rimboccarsi le maniche per andare avanti. Così, se durante l’anno lo si fa con il lavoro, in vista delle feste il personaggio misterioso delle zone di Ussita, Visso o Castello propone di farlo in maniera divertente, con un gioco che potrebbe dar vita ad Ussita ad un torneo di Maceropoli per la raccolta fondi. 
Ora che lo abbiamo trovato, sicuramente continueremo a tenervi informati sull’iniziativa a scopo benefico di Peppe lu mattu.


Giulia Sancricca

Maceropoli carte2 Copia

Maceropoli cartellone 1 Copia
Pronta l'ordinanza che rivede il meccanismo del contributo di autonoma sistemazione. Ne ha annunciato l'imminente emanazione il capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, prendendo parte all’audizione in sede di lavori parlamentari per la conversione del decreto legge concernente le norme sul terremoto, convocata alla Commissione Ambiente territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati. Nel suo intervento alla Camera diffuso anche via Web, dopo aver fornito l’insieme corposo di dati riguardanti la gestione dell'emergenza su cui il Dipartimento della Protezione Civile ha una competenza specifica comprese le misure di assistenza alla popolazione, Borrelli ha detto che il numero riferito allla popolazione assistita nelle 4 regioni colpite dal sisma è di 48532 unità, con un’ assistenza massiccia e prevalente di coloro che sono in regime di contributo di autonoma sistemazione. Nei moduli Mapre vivono tuttora 799 persone, 457 ancora nei container e 442 in strutture comunali, 8255 persone nelle soluzioni abitative di emergenza. Sono 1309 le persone ancora ospitate negli alberghi, soprattutto in riferimento alle regioni Abruzzo e Marche. “Nel corso dei miei giri nei territori parlando con gli amministratori e con la popolazione è emerso che il contributo di autonoma sistemazione, così come lo abbiamo concepito, è da rivedere e in accordo con le regioni abbiamo ottenuto l'intesa; la stessa regione Marche aveva chiesto delle modifiche e, nelle settimane passate è arrivata l'intesa. L’ordinanza di protezione civile è pronta per essere emanata e rivedrà il meccanismo del contributo di autonoma sistemazione. Secondo quanto annunciato da Borrelli, prevede innanzitutto un obbligo da parte di chi percepisce il cas di dichiarare la sussistenza dei requisiti. Si perdono i requisiti per l'erogazione del cas nell'ipotesi in cui per esempio non si fanno le domande per i danni lievi nei termini previsti dalla normativa per la ricostruzione e disposizioni del commissario delegato per la ricostruzione, perché attualmente la normativa che riguarda l'erogazione del cas è scollegata rispetto alla normativa relativa alla ricostruzione. Nell’ordinanza è dunque previsto l’ obbligo di certificazione annuale (ai sensi dell'articolo 4 del DPR 445 del 2000) della permanenza dei requisiti per poter avere diritto al cas. Contenuta nell'ordinanza anche la norma che consente di uscire dal cas e agevola i proprietari di immobili nell’acquisto di altro immobile da adibire a luogo di dimora stabile e continuativa, e che prevede un contributo pari a 12 mensilità del cas per i conduttori e comodatari e, per 3 anni in favore dei proprietari. Il contributo è parametrato al 100% del cas in caso di immobili classificati inagibili con danni gravi nella tipologia E o F e, al  50% del contributo di autonoma sistemazione in caso di immobili classificati B o C cioè inagibili con danni lievi. Altra norma dell'ordinanza riguarda la possibilità di permanere nel cas da parte di chi era locatario di immobili che il proprietario si impegni a rilocare al termine della riparazione del danno, oppure, nell'ipotesi che chi era in affitto non avesse più la possibilità di ritornare nell'immobile che precedentemente aveva in affitto, di godere dell'integrazione del canone d'affitto rispetto a quello che pagava originariamente. Una misura questa prevista anche in occasione del sisma dell'Emilia Romagna, per consentire di ridurre gli effetti derivanti dalla scarsità di immobili nel territorio e delle speculazioni di “corsa al rialzo” sul canone di locazione di cui potrebbero restare vittima gli affittuari. Altra norma contenuta nell’ordinanza riguarda la possibilità di mantenere invariata la misura del cas per coloro che erano in locazione e documentino la perdita del reddito per effetto del sisma e che potranno continuare ad avere diritto al cas in misura piena almeno fino al termine dello Stato d'emergenza Norme particolari riguardano poi i lavoratori che prestano assistenza domiciliare e gli studenti di Camerino per i quali sono state disciplinate misure specifiche volte a superare alcune incertezze interpretative; disciplinata dall'articolo 5 dell’ ordinanza anche la revisione dell'assistenza alberghiere e dei container, fatta eccezione sempre per le fasce deboli della popolazione che, a valutazione dei sindaci, potranno permanere in queste situazioni. “ L'idea – ha aggiunto Borrelli -è quella di far ritornare le popolazioni in una situazione di normalità, anche attraverso l’erogazione del Cas; secondo noi, a distanza di 3 anni, mantenere in albergo i terremotati è inopportuno anche per gli stessi terremotati anche per via degli spazi molto contenuti degli alberghi”.
Quanto alle verifiche sugli edifici danneggiati, il Capo della Protezione Civile ha segnalato che come Dipartimento c’è l’intenzione di proporre a governo e parlamento un emendamento teso ad accelerare la fase delle verifiche di agibilità. L'idea è di coinvolgere la rete delle professioni così come accade per il volontariato di Protezione Civile e dunque  proporre uno schema di emendamento all'articolo 3 per istituzionalizzare la collaborazione con i professionisti, in modo da consentirne una larga partecipazione dietro rimborso- riconoscimento delle spese sostenute. Poco prima aveva ricordato il numero delle verifiche di agibilità effettuate che ammontano a circa 220 mila, 80.000 delle quali effettuate con le cosiddette scheda aedes e 138.000 con Fast. Il sistema delle schede è stato varato dopo gli eventi sismici del gennaio del 2017 “perché per i rilievi di agibilità e il censimento dei danni, i sistemi che avevamo in piedi non ci consentivano di rispettare le tempistiche attese dai territori, dall’opinione pubblica e anche da parte di noi stessi”. Proprio riguardo a questa esigenza, Borrelli ha voluto segnalare la bontà della proposta di emendamento. “Si discute nell'ambito del sistema di Protezione Civile sulle verifiche di agibilità e sulla validità di queste verifiche per quanto riguarda l’accertamento del danno e secondo noi, si dovrebbe ritornare ad avere delle schede più semplici, che accertino le agibilità o non agibilità e, nel caso di non agibilità, contemplino se si tratti di danni lievi o danni gravi, perché a seconda del tipo di danno noi dovremmo garantire una diversa assistenza alla popolazione.
Il capo del Dipartimento di Protezione civile ha anche annunciato come pronta un'altra ordinanza che riguarda l'attuazione della norma dello ‘sblocca cantieri’ dei due milioni e mezzo di euro per la manutenzione delle strutture temporanee; d'accordo con le regioni sono state individuate delle modalità di riparto delle risorse e di garanzia della manutenzione, ferma rimanendo in capo alla popolazione la manutenzione ordinaria, alla stregua di chi è comodatario di un immobile.
Tra gli ulteriori interventi che la Protezione civile sta portando avanti con l'ingegnere Soccodato,soggetto attuatore di Anas, c'è poi il piano di ripristino della viabilità; il piano è approvato per 5 stralci riguardanti le viabilità Statale Provinciale e Comunali per un totale di 580 progetti, 944 interventi per complessivi 898 milioni di euro; in corso di attivazione un sesto stralcio per 53 milioni di euro.
cc

Retorico dire che non dimenticheremo mai la scossa che esattamente tre anni fa ha cambiato la vita di tutto il Centro Italia. Diverso, invece, soffermarsi a pensare che spesso ricordiamo perfettamente cosa stavamo facendo quando abbiamo ricevuto una notizia importante. La stessa sensazione arriva quando si torna indietro con la memoria a quella mattina del 30 ottobre 2016. E’ forse quello infatti, per alcuni, l’ultimo ricordo di ciò che stavano vivendo nella casa che hanno dovuto abbandonare in fretta e furia per la paura che arrivasse un boato più forte. Molte di queste persone sono rientrate nella loro abitazione solo con i vigili del fuoco, per mettere in una borsa gli affetti personali e nel cuore i ricordi di una vita.
Tutto è cambiato da quel giorno di tre anni fa. Le piazze che al calar della sera si erano svuotate come ogni giorno, in attesa che l’indomani la vita avesse ripreso il proprio ritmo abituale, attendono ancora che qualcuno torni a passeggiare tra quelle mura. Non sanno che, forse, molti di loro non torneranno. Perché in questi tre anni di attesa, in una delle regioni più longeve d’Italia e dove la media dell’età degli abitanti è molto alta, c’è anche chi ha lasciato questa terra senza mai mollare la speranza di ritornare nella propria casa. E’ così che il Paese delle belle arti, delle chiese e dei castelli da tre anni è ferito al cuore.

Castelsantangelo Sul Nera
Castelsantangelo Sul Nera

Attraversare lo stivale da Nord fino alla punta è come camminare in un salotto dorato dove in mezzo si inciampa su cristalli rotti e mai raccolti. Tre anni di niente, si potrebbe dire. Dove le uniche iniziative prese sono arrivate dal basso, anzi da dentro. Dal cuore di chi ha raccolto i propri cristalli e ha aperto la propria anima alla resilienza. Quella parola su cui, dopo averne tanto sentito parlare, forse per disperazione, ci si è cullati fino ad oggi e si continuerà a farlo. Tre anni di attese, dove c’è chi ha rimodulato la propria vita, dove c’è chi attende tra le pareti di un container, consapevole che ci vorrà del tempo per tornare a vivere come prima, o forse, anche quando sarà possibile farlo, non ci saranno più le forze. O addirittura, facendo qualche calcolo rispetto al sisma del 1997, quando e se tutto sarà ricostruito, si avrà la paura di sprofondare di nuovo.

Camerino
Camerino

Ma il dubbio che in questi anni si è fatto sempre più prepotente tra la gente forte di queste terre è sapere se chi governa questo Paese, tra una sfilata e l’altra nelle crepe più profonde, ha mai capito veramente cosa significhi cambiare vita, adattarsi a qualcosa che non ci si aspettava, attendere senza avere certezze, veder crollare la propria casa non per colpa del sisma, ma del tempo che scorre, quel tempo in cui non si è riusciti a far partire nemmeno le demolizioni ed i ricordi di una vita aspettano sotto le intemperie e il passare delle stagioni.

Giulia Sancricca

Visso
Visso

ussita
Ussita


“La sicurezza delle scuole e dei ragazzi innanzitutto. Se poi qualcuno, dall’alto, ci imponesse soluzioni diverse dovrebbe firmarci anche le pratiche che tolgono la responsabilità in capo a noi sindaci”. Commenta così il primo cittadino di Tolentino Giuseppe Pezzanesi l’inserimento nel Decreto Sisma della norma che, se tramutata in legge, andrebbe ad incidere sulle scuole situate nei centri storici e lesionate dal sisma. La questione riguarda anche la scuola Don Bosco che nelle intenzioni dell’amministrazione tolentinate dovrebbe essere ricostruita ex novo e delocalizzata. In base al decreto, invece, la scuola, situata nel centro storico, andrebbe rimessa in sicurezza e frequentata nel suo sito originario.
Una norma che Pezzanesi contesta senza sé e senza ma, parlando di “disposizione inserita per volontà del commissario Farabollini che, colpendo Tolentino, finisce per intralciare l’opera di quanti costruirebbero nuovi edifici scolastici senza aggravio di costi. Il fatto che le scuole nei centri storici devono rimanere dove sono, ricostruite o adeguate simicamente, anche se il luogo non risponde a criteri di sicurezza, traffico, raggiungibilità, funzionalità ai numeri del territorio lo ritengo a dir poco assurdo”.
Non manca neppure una stoccata all’ex assessore Alessandro Massi, da tempo paladino del far rimanere la scuola Don Bosco nel centro cittadino. “Ognuno è libero di fare politica secondo le sue convinzioni – conclude Pezzanesi – ma chi oggi canta vittoria nel voler rattoppare una scuola vecchia invece che accettare la costruzione di un nuovo istituto non fa un favore ai cittadini ne ai ragazzi che dovranno frequentarla. Chi si pone in contraddizione su un tema come questo ritengo stia giocando solo una partita molto personale che poco inquadra la problematica nel suo insieme”.
“Non vi lasceremo soli” dissero tre anni fa, dopo il forte terremoto che distrusse il Centro Italia. Ma che il Governo non avrebbe mantenute le tante promesse fatte era stato chiaro fin da subito. Poi arrivò il Governo del cambiamento ma la vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma è rimasta sempre la stessa: a parole.

Ed è per questo che il vicesindaco di Cingoli, Filippo Saltamartini, torna ad alzare la voce. Quando era sindaco, è stato il simbolo delle battaglie contro i tagli alla sanità e ora rileva un altro comportamento penalizzante verso le aree colpite dal terremoto: il Ministero dell’Economia non permette ai Comuni del cratere di rinegoziare i mutui contratti con la Cassa Depositi e Prestiti, possibilità che invece è concessa a tutti gli altri Enti territoriali.

“Una legge ha previsto la possibilità per i Comuni italiani di rinegoziare il saggio di interesse dei mutui contratti - spiega Saltamartini - perché da parte della BCE, che presta i soldi a tutte le banche dell’Unione Europea, c’è una politica di favore nell’abbassamento dei tassi di interesse per favorire gli investimenti. Quindi la BCE presta questi soldi alle banche italiane con un tasso molto basso e questo ha determinato la possibilità, per i Comuni, di rinegoziare gli interessi sui mutui. Paradossalmente, questa possibilità è stata negata ai Comuni del cratere. Invece di aiutarci ad abbassare gli interessi perché siamo in una condizione di disagio, a noi è stato negato”. Un Comune come Cingoli ad esempio, ha mutui per 11 milioni con una rata all’anno di 600mila euro e con un tasso del 5 per cento. “Con il saggio di mercato al 2 per cento - torna a dire - noi potremo risparmiare ben 400mila euro. Però questa possibilità ci è stata negata da alcuni recenti provvedimenti. Questo tema è stato sollevato anche nell’incontro con il commissario Piero Farabollini e con una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ma nella nota di aggiornamento del Def, il documento che anticipa la legge di bilancio, non c’è nessuna traccia di questo. È un atteggiamento clamoroso, ingiustificato, illegittimo dal punto di vista costituzionale perché c’è una discriminazione tra Comuni addirittura”.

Saltamartini non esclude che, se non ci saranno cambiamenti in merito, i rappresentanti dei Comuni possano scendere in piazza a Montecitorio per protestare in occasione della presentazione della legge di bilancio.

Ma non è tutto, un altro non piccolo dettaglio si va ad aggiungere: “Questo atteggiamento del Governo nei confronti del cratere si è manifestato anche verso quei Comuni ‘saggi’ che avevano adottato la copertura assicurativa sul rischio sismico. Cingoli aveva fatto la copertura sui danni del terremoto, avevamo incassato un milione e 200mila euro e lo Stato ci ha espropriato di questi fondi. Siamo stati costretti a ricorrere al Tar - racconta - a spendere soldi per gli avvocati, per far valere il nostro diritto”. E dulcis in fundo, dopo dieci anni dall’approvazione della legge sul federalismo fiscale, i trasferimenti dello Stato nei confronti del Comune del cratere si basano sull’elemento del trasferimento storico: “Quindi cosa succede? Questi Comuni, essendo stati danneggiati dal sisma e avendo subito un calo verticale dell’attività economica e quindi che non possono essere tassate, sono i più poveri d’Italia che possono finanziare i servizi erogati. Non solo non c’è una politica che vada a nostro vantaggio ma nemmeno di parità né sulla rinegoziazione dei mutui né sui trasferimenti statali. Per comprendere come siamo discriminati - conclude - penso che questo possa bastare, per non parlare poi delle leggi che impediscono o ritardano la ricostruzione”.

Gaia Gennaretti
"I commissari per la ricostruzione devono essere i presidenti della Regione".
E' questa una delle richieste che il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, ha espresso al nuovo Governo.
"Già dal penultimo messaggio abbiamo detto che è ora che i presidenti facciano i commissari.
L'ultimo anno è stato molto complicato, ci sono atti che stiamo facendo ora e potevamo fare un anno fa. La situazione è così matura che mi sembra scontato fare questa scelta. Si fanno le quote di riparto, ogni Regione porta avanti le proprie iniziative, dove ci si deve coordinare ci si coordina. Ci piacerebbe che uno dei primi provvedimenti del nuovo Governo sia questo, l'importante è ascoltare la Regione Marche le cui richieste sono nate da un accordo con tutte le altre Regioni che condividono questa scelta. Rispetto al sisma sono richieste consolidate, le stiamo facendo da due anni. Per noi un nuovo Governo è l'occasione per riprovarci. L'ultimo non ha fatto nulla. Il nostro lavoro è quello finalizzato ad ottenere il massimo in velocità. Il fatto che Paola De Micheli che conosce bene tutti i temi del sisma sia Ministro alle infrastrutture mi sembra una cosa importante. Abbiamo la possibilità di interloquire con un Governo dove le relazioni non mancheranno".
Poi le altre rischieste: "Il personale è un tema importante - aggiunge il presidente - così come  quello della ricostruione privata con la semplificazione delle procedure, stessa cosa per quella pubblica. Il tema sulla sicurezza e le garanzie dei lavoratori e sopratutto il tavolo col Governo sullo sviluppo. Chiediamo che queste richieste vengano prese subito in considereazione perchè sono anni che le portiamo avanti".

GS
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