La Regione Marche stanzia per l’anno in corso 6.608.000 euro di risorse proprie, oltre il fondo sanitario, al fine di portare a 110 le borse di studio per i medici di Medicina generale e a 42 i contratti di formazione per i medici specialisti.  Obiettivo, combattere il depauperamento professionale e favorire il ricambio generazionale del sistema sanitario regionale.

“Con questo provvedimento – ha spiegato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli – andiamo a colmare un differenziale che vedeva un numero di medici prossimi alla pensione molto più elevato rispetto ai medici in ingresso nel nostro circuito di medicina territoriale e nelle reti ospedaliere. Già dallo scorso anno abbiamo iniziato ad invertire una tendenza che andava ad aumentare ogni anno il gap. Oggi con questo importante investimento, che riposiziona le Marche tra le primissime posizioni in percentuale alla popolazione, si dà inizio ad una fase che ci consentirà di recuperare decine di medici ogni anno, per dare finalmente risposte in termini di servizi ai cittadini. È uno sforzo che stiamo cercando di fare anche attraverso i bilanci delle nostre aziende perché vogliamo recuperare e ottimizzare l’impiego di risorse senza pesare sui cittadini, per investire sui giovani e sul futuro in termini di personale, tecnologie e servizi. Riteniamo che questo sia l’approccio giusto per risultati evidenti in pochi anni. In 20 mesi abbiamo già finanziato più borse rispetto a tutti i cinque anni precedenti”.

“Parliamo di una inversione di tendenza totale, una svolta – ha sottolineato l’assessore alla Sanità Saltamartini -. Questo piano garantisce che la nostra Regione nei prossimi anni possa superare le criticità che abbiamo trovato per la scarsa programmazione passata. Siamo certi che dal prossimo anno avremo i medici del primo anno di specializzazione in grado di lavorare sul territorio e negli ospedali. Vero è che dobbiamo superare questo anno con le sue criticità a partire dall’affollamento dei  pronto soccorso e la scarsità di medici di famiglia e pediatri. Una lacuna che stiamo affrontando con i provvedimenti di riorganizzazione e potenziamento presentati nei giorni scorsi. Non possiamo però prescindere dall’affrontare il tema della scarsa appetibilità di alcune specializzazioni come quelle legate alla medicina di urgenza, al 118, alla medicina territoriale. Per questo motivo come Regione stiamo sollecitando il tavolo di contrattazione nazionale collettiva affinchè si applichi il rinnovo del contratto della dirigenza e venga previsto un aumento degli emolumenti per le prestazioni usuranti, notturne e festive”.

Si prevede che al 2030 oltre il 20% dei medici marchigiani verrà collocato in quiescenza, con incidenza ancora maggiore nelle discipline ospedaliere legate all’emergenza urgenza e nella medicina generale. Il numero di borse di studio per medici di medicina generale e di contratti di specializzazione non coprono il reale fabbisogno. Ciò è reso evidente dalla difficoltà di copertura delle dotazioni organiche di ospedale e territorio e dal numero progressivamente decrescente dei medici di medicina generale.

Al fine di incrementare le borse di studio per il corso di formazione specifica in medicina generale, la Regione Marche stanzia complessivamente € 1.750.000 di risorse proprie del bilancio regionale, oltre il fondo sanitario. Con questo stanziamento il numero delle borse di studio attivabili nel prossimo concorso viene incrementato di 40 unità, portando l’offerta di borse a 110 unità complessive comprese quelle a finanziamento ministeriale e a finanziamento PNRR. Questo intervento favorirà in modo netto il ricambio generazionale dei medici di medicina generale.

Per incrementare i contratti di formazione per medici specialisti inoltre, la Regione stanzia invece complessivamente € 4.930.000 di risorse proprie del bilancio regionale, oltre il fondo sanitario. Con queste risorse il numero dei contratti aggiuntivi a finanziamento regionale attivabili a partire dalla fine di quest’anno viene incrementato di 42 unità (vedi tabella). Nelle precedenti annualità mediamente i contratti aggiuntivi a finanziamento regionale si attestavano su 5 unità.

Con questi interventi la Regione Marche dagli ultimi posti sale ai primi posti della classifica nazionale dei contratti a finanziamento regionale in rapporto al numero di abitanti.
Allo studio da tempo anche attraverso incontri con i territori il nuovo Piano Sanitario Regionale, attraverso i fondi del PNRR, è in dirittura d’arrivo. La bozza, infatti, sarà presentata ai sindaci delle 5 Aree Vaste (giovedì 10 Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, venerdì 11 Fermo e Ascoli Piceno) e successivamente alle parti sociali, agli ordini professionali e ai comitati dei cittadini. Infine la discussione in Consiglio regionale per il confronto con le opposizioni prima dell’approvazione in Giunta.

“Il Piano è pronto – ha detto l’assessore alla sanità Filippo Saltamartini – ma vogliamo ulteriormente condividerlo con i territori prima della approvazione definitiva. Gli investimenti da fare sono importanti e vanno utilizzati per andare incontro alle esigenze reali dei cittadini, per cui le osservazioni degli enti locali sono fondamentali”.

La Missione 6 Salute del Pnrr si articola in due componenti: reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale, e poi innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale.

Allo stato attuale per la componente 1 sono previsti stanziamenti per quasi 43 milioni per la realizzazione di 29 Case di Comunità, 23 milioni per 9 Ospedali di Comunità e quasi 2,6 milioni per 15 Centrali Operative Territoriali. I Piani Operativi Regionali vanno perfezionati entro il 28 febbraio con le relative Schede di Intervento.

“Siamo perfettamente nei tempi previsti – conclude Saltamartini – abbiamo dovuto apportare delle minime variazioni per via delle richieste avanzate solo in questi giorni dal Ministero".
Preoccupazione per la costruzione della nuova sede dell’ospedale di macerata e necessità di rilanciare la rete delle farmacie e quella dei medici di medicina generale che dovranno diventare la base per la diagnostica e la prevenzione.

Queste le riflessioni dell’Udc di Macerata sulle mancate scelte degli ultimi 10 anni in materia di sanità regionale.

Non dobbiamo dimenticare il resto del territorio, soprattutto le aree interne con la struttura di Camerino/San Severino Marche che deve restare ospedale di base con pronto soccorso e le tre specialistiche di medicina, chirurgia ed ortopedia – esprimono in una nota i centristi - Ci permettiamo soltanto di aggiungere la necessità di rivalutare le sedi di Recanati e Tolentino, fino a qualche anno fa ospedali di appoggio rispettivamente per Civitanova Marche e Macerata con la presenza di posti di lungodegenza e di chirurgia a ciclo breve. Il nuovo PSR non potrà non tener conto di questa esigenza considerate anche le oggettive difficoltà dei due ospedali di primo livello a contenere e soddisfare le richieste di ricovero per la chirurgia programmata e la post acuzia”.

“In questi ultimi anni la mancanza di risorse ha portato ad un progressivo e silenzioso trasferimento di disponibilità finanziarie dalla medicina del territorio agli ospedali per acuti – continua la nota - La conseguenza è che poliambulatori, case della salute, consultori familiari e SERT hanno sempre più sofferto un progressivo impoverimento nell'erogazione dei servizi. C’è una questione di natura organizzativa che il Piano che andiamo a rivedere dovrà tener conto: bisogna separare i bilanci della medicina per acuti da quelli della medicina del territorio attraverso scelte coraggiose e chiare”.

Sull’auspicato aumento delle risorse secondo l’Udc maceratese “quelle dovranno andare alla medicina del territorio che ha più sofferto negli ultimi anni e se riusciremo, con le nuove sedi ospedaliere, a risparmiare dovremo destinarlo alla medicina di prima cura e di prevenzione. Alla medicina per acuti dovranno essere destinate nuove risorse a fronte di nuove specialistiche che nel frattempo dovremo programmare nella nostra Regione anche per sollevare i nostri cittadini dall’odiosa mobilità extra regione. Entrare nella logica della prevenzione significa anche destinare maggiori risorse alla ricerca, sopratutto alla ricerca sul DNA, non solo per curare i sintomi delle malattie, ma per prevenirne le cause. E’ un'operazione di grande respiro e di lungo periodo che tutti i partiti dovrebbero comprendere ed imporre anche alle stesse case farmaceutiche, molto impegnate nella ricerca, ma sempre sul versante quasi esclusivo della cura del male e non della sua prevenzione”.

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