Speranze tradite per i lavoratori della JP Fabriano

Giovedì, 30 Luglio 2020 14:01 | Letto 1611 volte   Clicca per ascolare il testo Speranze tradite per i lavoratori della JP Fabriano “Da 12 anni in cassa integrazione con tutte le speranze tradite”, questo il commento a mezza bocca che i lavoratori della JP di Fabriano si sono lasciati scappare durante l’assemblea di oggi, 30 luglio, nella sala mensa dello stabilimento di Santa Maria, indetta dai sindacati alla luce di importanti novità. Novità che, però, non sono positive, anzi. “Ieri pomeriggio – riferiscono i rappresentanti sindacali di Fim, Fiom, e Uilm – ci è stato riferito che si è proceduto in data 3 luglio a mettere in liquidazione l’azienda, dopo averne cambiato il nome il 29 giugno scorso Indelfab, Industrie elettrodomestiche fabrianesi. Sappiamo poco altro”, confermano le parti sociali. Un’ennesima pagina in una vertenza che sembra non conoscere sosta e che rischia di determinare una nuova ecatombe occupazionale per il fabrianese e il perugino. I lavoratori coinvolti dai 700 iniziali, 350 nelle Marche e altrettanti in Umbria, quando la JP fondata da Giovanni Porcarelli ha acquisito il comparto bianco della ex Antonio Merloni, sono passati a meno di 600. Intatta la proprietà dei tre stabilimenti, due a Fabriano e uno a Gaifana in Umbria, nonostante una lunga causa con un pool di banche creditrici della vecchia gestione della Antonio Merloni che giudicava eccessivamente basso il prezzo della vendita a Porcarelli dell’ex Ardo. Causa vinta da quest’ultimo. Ma la JP non è mai andata a regime produttivo. A onor del vero non ci è andata neppure vicino. Ci si è accontentati di piccole commesse, qualche settimana di produzione e poi il lungo oblio dell’utilizzo della cassa integrazione da 8 anni completi se si dovesse arrivare a fine 2020. In mezzo, l’apertura di una procedura di mobilità e, in ultimo, la presentazione della domanda per l’ammissione al concordato. Entrambe ritirate frettolosamente e, a seguito di precise prescrizioni dei giudici, nel secondo caso. Ora, questa nuova mossa di Porcarelli che non promette nulla di buono per i lavoratori rimasti in questa sorte di limbo. Il 3 luglio scorso la messa in liquidazione della ormai ex JP Industries oggi Indelfab. “Sono poche le informazioni che ci sono state date. Probabilmente, i commissari presenteranno un nuovo concordato tenendo in conto le prescrizioni del giudice nella stesura del piano concordatario. Ma non ci hanno rivelato niente né riguardo al tipo di concordato né progetto industriale o alla nascita di una nuova società che avrebbe dovuto riassumere circa 250 tute blu. Tutto lasciato al caso mentre ci saranno adempimenti da fare in fretta se non si vuole perdere anche la cassa integrazione. Il 6 settembre scade quella Covid, si potrebbero richiedere altre 18 settimane, ma chi dovrà farlo? Non è chiaro, al momento, neppure se sia possibile ritornare in cassa integrazione straordinaria. Probabilmente no, visto che erano previsti investimenti che a oggi non sono stati fatti e che è stata concessa dal Ministero alla JP e non a questa nuova società. Una situazione complicata che deve essere gestita con il coinvolgimento di tutte le istituzioni per evitare licenziamenti di massa», concludono le parti sociali dopo che i lavoratori si sono dichiarati pronti a una forte mobilitazione. f.u.
“Da 12 anni in cassa integrazione con tutte le speranze tradite”, questo il commento a mezza bocca che i lavoratori della JP di Fabriano si sono lasciati scappare durante l’assemblea di oggi, 30 luglio, nella sala mensa dello stabilimento di Santa Maria, indetta dai sindacati alla luce di importanti novità. Novità che, però, non sono positive, anzi. “Ieri pomeriggio – riferiscono i rappresentanti sindacali di Fim, Fiom, e Uilm – ci è stato riferito che si è proceduto in data 3 luglio a mettere in liquidazione l’azienda, dopo averne cambiato il nome il 29 giugno scorso Indelfab, "Industrie elettrodomestiche fabrianesi". Sappiamo poco altro”, confermano le parti sociali.

Un’ennesima pagina in una vertenza che sembra non conoscere sosta e che rischia di determinare una nuova ecatombe occupazionale per il fabrianese e il perugino. I lavoratori coinvolti dai 700 iniziali, 350 nelle Marche e altrettanti in Umbria, quando la JP fondata da Giovanni Porcarelli ha acquisito il comparto bianco della ex Antonio Merloni, sono passati a meno di 600. Intatta la proprietà dei tre stabilimenti, due a Fabriano e uno a Gaifana in Umbria, nonostante una lunga causa con un pool di banche creditrici della vecchia gestione della Antonio Merloni che giudicava eccessivamente basso il prezzo della vendita a Porcarelli dell’ex Ardo. Causa vinta da quest’ultimo.

Ma la JP non è mai andata a regime produttivo. A onor del vero non ci è andata neppure vicino. Ci si è accontentati di piccole commesse, qualche settimana di produzione e poi il lungo oblio dell’utilizzo della cassa integrazione da 8 anni completi se si dovesse arrivare a fine 2020. In mezzo, l’apertura di una procedura di mobilità e, in ultimo, la presentazione della domanda per l’ammissione al concordato. Entrambe ritirate frettolosamente e, a seguito di precise prescrizioni dei giudici, nel secondo caso.

Ora, questa nuova mossa di Porcarelli che non promette nulla di buono per i lavoratori rimasti in questa sorte di limbo. Il 3 luglio scorso la messa in liquidazione della ormai ex JP Industries oggi Indelfab. “Sono poche le informazioni che ci sono state date. Probabilmente, i commissari presenteranno un nuovo concordato tenendo in conto le prescrizioni del giudice nella stesura del piano concordatario. Ma non ci hanno rivelato niente né riguardo al tipo di concordato né progetto industriale o alla nascita di una nuova società che avrebbe dovuto riassumere circa 250 tute blu. Tutto lasciato al caso mentre ci saranno adempimenti da fare in fretta se non si vuole perdere anche la cassa integrazione. Il 6 settembre scade quella Covid, si potrebbero richiedere altre 18 settimane, ma chi dovrà farlo? Non è chiaro, al momento, neppure se sia possibile ritornare in cassa integrazione straordinaria. Probabilmente no, visto che erano previsti investimenti che a oggi non sono stati fatti e che è stata concessa dal Ministero alla JP e non a questa nuova società. Una situazione complicata che deve essere gestita con il coinvolgimento di tutte le istituzioni per evitare licenziamenti di massa», concludono le parti sociali dopo che i lavoratori si sono dichiarati pronti a una forte mobilitazione.

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