Federico Morandi. Il veterinario del Parco dei Monti Sibillini “ripopola” Visso con la sua famiglia

Mercoledì, 10 Marzo 2021 14:22 | Letto 4731 volte   Clicca per ascolare il testo Federico Morandi. Il veterinario del Parco dei Monti Sibillini “ripopola” Visso con la sua famiglia “Qui secondo me c’è ciò di cui luomo ha bisogno. A volte essere tanti è dispersivo e non ci soffermiamo mai ad andare un po oltre il volto di una persona.” Federico Morandi è di Pistoia e mantiene ancora il bell’accento toscano. Sua moglie di Vercelli. Negli anni, tra studio e lavoro, hanno girato un po’ l’Italia. Poi 11 anni fa Federico vince il concorso da veterinario al Parco Nazionale dei Monti Sibillini e per 8 anni torna a casa tutti i fine settimana, fino a novembre 2020, quando con sua moglie decide di trasferirsi a Visso. Vivono con i loro due bimbi in una Sae, mentre aspettano la piccola che nascerà tra poco. Sarà una vissana. “E’ buffo perché tutte le volte con mia moglie ci si guarda e si dice: abbiamo tre figlioli nati in posti differenti!” Una scelta importante e in controtendenza, in un territorio che soffre di spopolamento da decenni, soprattutto dopo il sisma, quando in tanti hanno deciso di andarsene per trovare migliori condizioni in luoghi “più facili” in cui vivere. Federico ha conosciuto e vissuto questi territori prima che il sisma li cambiasse. “La ripartenza ci auguriamo possa arrivare quanto prima ma i tempi sono lunghi, li vediamo. È un mondo che vorrebbe tornare a come era prima, però secondo me dobbiamo fare anche i conti con la realtà e considerare che ci potremmo tornare pensando di percorrere strade diverse da quelle che percorrevamo prima e non necessariamente è detto che siano peggiori. Questo vuol dire anche cercare di vedere quello che è essenziale, quindi cercare di ricostruire noi per primi, i rapporti interpersonali, la socialità. Secondo me occorre fare i primi passi luno verso laltro.” Federico oggi, grazie anche al carattere spigliato di sua moglie, ha molti amici a Visso. Come sempre non è stato facile ambientarsi e farsi accogliere da una nuova comunità ma nel tempo ci sta riuscendo. Il suo lavoro al Parco oscilla tra la parte pratica e quella più burocratica. Federico è stato anche un ricercatore e conosce i tempi e il sistema. Ci siamo incontrati fuori dai cancelli del “Centro Faunistico il Cervo” a Castelsantangelo sul Nera, purtroppo ancora chiuso in attesa dei lavori post terremoto. Lì vengono ricoverati gli animali feriti o con problemi. Federico ci si reca spesso e si occupa anche di Merlino, il lupo che anni fa è stato preso e curato da Massimo Dell’Orso, collaboratore del Parco, scomparso mentre aspettava di rientrare nel suo paese. Chiedo a Federico cosa si augura per queste zone e per i cittadini che le vivono. “Di poter apprezzare quello che hanno, quello da cui sono arrivati, perché le persone vivono in un contesto che ha una storia eccezionale che non ha niente da invidiare ad altre aree. Con una sensibilità che viene da lontano, con una storia di grandi Santi e di persone che sono riuscite ad andare al di là del contesto del presente, di quello che vivevano. Per cui non credo che ci sarà difficoltà ad andare lontano se siamo veramente coscienti di questo.”Barbara Olmai Altri approfondimenti su LAppennino Camerte in uscita domani e nella rubrica radiofonica #primalepersone da ascoltare a questo linkhttp://www.appenninocamerte.info/podcast/itemlist/category/121-primalepersone
“Qui secondo me c’è ciò di cui l'uomo ha bisogno. A volte essere tanti è dispersivo e non ci soffermiamo mai ad andare un po' oltre il volto di una persona.” Federico Morandi è di Pistoia e mantiene ancora il bell’accento toscano. Sua moglie di Vercelli. Negli anni, tra studio e lavoro, hanno girato un po’ l’Italia. Poi 11 anni fa Federico vince il concorso da veterinario al Parco Nazionale dei Monti Sibillini e per 8 anni torna a casa tutti i fine settimana, fino a novembre 2020, quando con sua moglie decide di trasferirsi a Visso. Vivono con i loro due bimbi in una Sae, mentre aspettano la piccola che nascerà tra poco. Sarà una vissana.

“E’ buffo perché tutte le volte con mia moglie ci si guarda e si dice: abbiamo tre figlioli nati in posti differenti!” Una scelta importante e in controtendenza, in un territorio che soffre di spopolamento da decenni, soprattutto dopo il sisma, quando in tanti hanno deciso di andarsene per trovare migliori condizioni in luoghi “più facili” in cui vivere. Federico ha conosciuto e vissuto questi territori prima che il sisma li cambiasse. “La ripartenza ci auguriamo possa arrivare quanto prima ma i tempi sono lunghi, li vediamo. È un mondo che vorrebbe tornare a come era prima, però secondo me dobbiamo fare anche i conti con la realtà e considerare che ci potremmo tornare pensando di percorrere strade diverse da quelle che percorrevamo prima e non necessariamente è detto che siano peggiori. Questo vuol dire anche cercare di vedere quello che è essenziale, quindi cercare di ricostruire noi per primi, i rapporti interpersonali, la socialità. Secondo me occorre fare i primi passi l'uno verso l'altro.

Federico oggi, grazie anche al carattere spigliato di sua moglie, ha molti amici a Visso. Come sempre non è stato facile ambientarsi e farsi accogliere da una nuova comunità ma nel tempo ci sta riuscendo. Il suo lavoro al Parco oscilla tra la parte pratica e quella più burocratica. Federico è stato anche un ricercatore e conosce i tempi e il sistema. Ci siamo incontrati fuori dai cancelli del “Centro Faunistico il Cervo” a Castelsantangelo sul Nera, purtroppo ancora chiuso in attesa dei lavori post terremoto. Lì vengono ricoverati gli animali feriti o con problemi. Federico ci si reca spesso e si occupa anche di Merlino, il lupo che anni fa è stato preso e curato da Massimo Dell’Orso, collaboratore del Parco, scomparso mentre aspettava di rientrare nel suo paese.

Chiedo a Federico cosa si augura per queste zone e per i cittadini che le vivono. “Di poter apprezzare quello che hanno, quello da cui sono arrivati, perché le persone vivono in un contesto che ha una storia eccezionale che non ha niente da invidiare ad altre aree. Con una sensibilità che viene da lontano, con una storia di grandi Santi e di persone che sono riuscite ad andare al di là del contesto del presente, di quello che vivevano. Per cui non credo che ci sarà difficoltà ad andare lontano se siamo veramente coscienti di questo.”

Barbara Olmai

Altri approfondimenti su "L'Appennino Camerte" in uscita domani e nella rubrica radiofonica #primalepersone da ascoltare a questo link
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