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"Carenza di vaccini e impossibilità di scegliere chi possiamo vaccinare".
Sono questi i due problemi principali con cui si sontrano i medici di medicina generale marchigiani che, attraverso una nota firmata dai coordinatori di equipe territoriale Accattoli Paolo (Macerata), Mosca Andrea (Tolentino) e Paparoni Fabrizio (San Ginesio/Sarnano), denunciano la situazione che riguarda i vaccini.

Esordiscono appunto con la mancanza di dosi: "Noi abbiamo avuto a disposizione finora solo un flacone di Moderna, che equivale a 11 dosi, ed abbiamo fatto a pazienti estremamente vulnerabili a domicilio; questa settimana ci daranno, forse, un flacone di Moderna e uno di AstraZeneca. Ci hanno fatto sapere che il Moderna non ci verrà più fornito e avremo la possibilità di avere solo AstraZeneca che però, secondo il piano vaccinale della Regione Marche, potremo somministrare solo ad ultraottantenni con patologie lievi o in buona salute e a pazienti tra 70 e 79 anni, ma non "estremamente vulnerabili".

È previsto che ci forniscano dei vaccini Pfizer - proseguono - , che come è noto non siamo in grado di gestire visto che devono essere conservati a temperature inferiori a -70° e che quindi necessitano di una preparazione abbastanza complessa. Tutto questo mentre si parla del coinvolgimento dei Medici di famiglia nella vaccinazione di massa.
Veniamo bombardati da una serie di richieste a cui non sappiamo cosa rispondere, quasi sempre informati in ritardo rispetto a qualsiasi cambio di programma. Continuiamo ad essere la figura di riferimento di tutti i pazienti che in noi ripongono fiducia e speranza. Invece non ci viene concesso di gestire i nostri pazienti, di cui conosciamo le patologie e le criticità, per andare dietro a un piano vaccinale che fa acqua da tutte le parti".

Ma i medici di medicina generale sottolineano anche di essere pronti a vaccinare: "Come dimostrato dai vaccini antinfluenzali da noi effettuati tra ottobre e novembre - periodo in cui da ciascuno di noi sono stati vaccinati in meno di 2 mesi 400-500 assistiti - i medici di medicina generale sono in grado di fare vaccini ai propri assistiti in sicurezza ed in breve tempo, ma tutto questo sembra che in Regione non sia elemento di sufficiente garanzia. Facciamo notare velocemente che le innumerevoli incombenze burocratiche cui bisogna far fronte sia prima che dopo la somministrazione del vaccino, vengono normalmente sbrigate da personale amministrativo dedicato, mentre per noi sembra non sia possibile organizzare alcun aiuto. Noi iniziamo a pensare che il nostro coinvolgimento in questa emergenza non sia gradito - denunciano - . Ci venga detto con chiarezza e ci faremo da parte senza spargimenti di lacrime.
Se invece c’è ancora la volontà di dar seguito all’accordo firmato tra lo Stato e tutte le sigle sindacali dei medici, chiediamo un cambio di passo sia a livello regionale sia a livello aziendale: non possiamo più sostenere il ruolo degli sprovveduti o peggio di quelli che creano problemi. Se la vaccinazione di massa dovrà essere gestita dai centri vaccinali - affondano - , noi facciamo un passo indietro, rendendo felice chi fin dall’inizio ha paventato che il nostro contributo sarebbe stato un aggravio di spesa enorme per la sanità regionale".

GS
Vaccini per gli ordini professionali: la Presidente della Quarta commissione consiliare permanente sanità e politiche sociali, Elena Leonardi, garantisce che non ci saranno scorciatoie né favoritismi nella campagna di vaccinazione “delegata” al privato, ipotesi al centro del dibattito politico e ideologico degli scorsi giorni: “Parliamo di una possibilità che non pregiudicherà quelle che sono le precedenze stabilite nella vaccinazione da parte dal Ministero della Salute, sia per quanto riguarda i fragili sia per quanto riguarda le fasce di età – ha affermato Leonardi –. Questo protocollo, che prevede un’adesione volontaria da parte delle imprese e degli ordini professionali, potrà essere attuato solamente nella famosa e attesa Fase 3, nella quale avremo delle quantità di vaccini molto importanti. È una strategia pensata per alleggerire il sistema sanitario: l’impresa o l’ordine professionale si farà carico, attraverso un proprio medico e attraverso un protocollo stabilito, della vaccinazione ai propri dipendenti o ai propri aderenti. Il tutto ovviamente con la finalità di non sovraccaricare ulteriormente il sistema quando si lavorerà a pieno regime, quando con le nostre forze non potremo vaccinare più di un certo numero di persone al giorno. Questo in una fase – ha ribadito la Presidente Leonardi - che speriamo possa arrivare presto in cui la disponibilità sarà abbondante, senza togliere nulla a nessuno”.

l.c.
Una convenzione tra Regione e diversi ordini professionali marchigiani che possa, da un lato, accelerare la campagna vaccinale e, dall’altro, alleggerire sia a livello temporale, sia a livello di abbattimento dei costi la Regione da un onere che si sta dimostrando eccessivamente gravoso per le sue sovraccariche e sottodimensionate strutture sanitarie. È lo scenario che si sta delineando in questi giorni all’assessorato alla sanità delle Marche, ed è una decisione che necessariamente deve attivare delle riflessioni sotto diversi profili.

Il modus operandi ipotizzato dall’amministrazione Acquaroli prevedrebbe, qualora l’afflusso delle dosi dovesse rivelarsi congruo o superiore alle aspettative, che gli ordini professionali si occupino, appoggiandosi a strutture private a loro discrezione, della somministrazione dei vaccini ai propri iscritti. Sostanzialmente si tratterebbe di delegare una fetta della campagna vaccinale al privato, con gli ordini professionali a fare da intermediario. 

Il primo interrogativo che questa soluzione porta con sé è quello dell’eterna diatriba sull’effettiva efficacia del servizio sanitario pubblico. Come avrebbe potuto un apparato – costantemente e storicamente – intasato e sovraccarico, ottemperare alla mole di lavoro richiesta da una situazione emergenziale come quella causata dal Coronavirus? Come spesso accade la delega al privato è la strada più breve e più semplice. In linea teorica non ci sarebbero problemi: la privatizzazione risponde a logiche di ottimizzazione ed è capace di ridurre sprechi di tempo e denaro, ma la Regione è tenuta a esercitare una costante vigilanza per evitare il profilarsi di dinamiche che tendano a favoritismi di classe. Senza un adeguato controllo è semplice immaginare uno scenario in cui due persone non inserite tra le categorie a rischio, con l’unica discriminante dell’appartenenza o meno a un ordine professionale, possano ricevere in tempi diversi la somministrazione del vaccino, con logiche di classe non tollerabili in una società democratica.

In seconda battuta, l’eventuale campagna vaccinale delegata innesca domande legate ai criteri di definizione delle categorie prioritarie: le linee del Ministero della Salute sul completamento della Fase I della vaccinazione – quella che prevedeva la somministrazione agli operatori sanitari e socio-sanitari pubblici e privati, al personale e agli ospiti delle strutture per anziani e gli stessi anziani ultra ottantenni –, e gli indirizzi per la Fase II – pazienti con comorbilità, disabilità, gruppi sociodemografici proni a patologie, Forze dell’Ordine e operatori penitenziari, ultrasessantenni, lavoratori nel settore dei servizi essenziali – non prevedono deroghe. Conseguentemente la delega al privato tramite gli ordini professionali dovrebbe sottintendere l’appartenenza di questi a una delle categorie a rischio. L’esercizio logico che segue è intuitivo: tutti gli aventi diritto alla vaccinazione, ovvero appartenenti alle categorie previste dal Ministero, sarebbero già vaccinati, resterebbero gli iscritti agli ordini non appartenenti alle fasce indicate. Per quale motivo un professionista iscritto a un ordine dovrebbe avere la precedenza su un pari età che non gode della stessa posizione lavorativa? Si dovrebbe giustificare la priorità. È quanto ha tentato di fare Massimo Miani, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Commercialisti ed Esperti Contabili, seguito dal dottor Carlo Cantalamessa, Presidente dell’ ODCEC di Ascoli Piceno: entrambi hanno sostenuto come la professione che rappresentano sia di primaria importanza per il paese, e questo articolo non intendere mettere in discussione né la nobiltà né l’utilità di una professione su un’altra, ma soltanto sottolineare uno scenario che, volenti o nolenti, andrebbe a vantaggio di una categoria solo in ragione dell’esistenza di un forte organo che la rappresenti.

In terza e ultima istanza va sottolineato il rischio dovuto a possibili scorciatoie non consentite. Ancora una volta è necessario che la Regione – è sua responsabilità – garantisca che nessun operatore della potenziale catena di deleghe trovi il modo di approfittare di una situazione emergenziale che tocca tutti e che rischia di rappresentare l’ennesimo capitolo farcito di favoritismi, classismo e discriminazione della nostra storia.

Il dottor Tommaso Pietropaolo, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ascoli Piceno, ha parlato di “scelta politica” dell’amministrazione: ancora, è legittima e giusta la ricerca di ottimizzazione dei costi, ed è quello che si chiede a un buon amministratore anche in situazioni non drammatiche come questa. Ma l’ottimizzazione deve e dovrà sempre essere subordinata al rispetto del principio di uguaglianza su cui si fonda il nostro Stato. Eventuali discriminazioni positive in ragione dell’appartenenza a una determinata categoria professionale potrebbe sembrare prerogativa dei regimi settecenteschi, non del ventunesimo secolo.

Lorenzo Cervigni


Emergenza pandemica e campagna di vaccinazione al centro del dibattito nel comune di Macerata.
Il sindaco Sandro Parcaroli, intervenendo a RadioC1inBlu, ha ribatito l'importanza per la scelta e l'individuazione della nuova struttura per l’avvio della vaccinazione di massa.
Si tratta del capannone che si trova in zona Valleverde a Piediripa - afferma Parcaroli - concesso gratuitamente da UniCredit Leasing e sarà fruibile dopo Pasqua.
Una scelta condivisa anche con il consigliere delegato alla Sanità, il dottor Giordano Ripa e con l’Area Vasta 3. 
«Mentre la prima fase della campagna vaccinale proseguiva, non è stata mai interrotta la capillare ricerca di un edificio idoneo alla successiva fase che prevede numeri decisamente superiori di persone da vaccinare – ha spiegato Ripa - la sapiente capacità del sindaco ha permesso di individuare e ottenere un’ottima soluzione; qui si potranno prevedere, potenzialmente, 16 postazioni per la vaccinazione». Parcaroli parla anche di cifre: «Ad oggi, secondo i dati della Regione Marche, sono 280 le persone positive a Macerata mentre 575 sono in quarantena – dichiara il sindaco -. Rispetto agli ultimi 15 giorni il trend della curva è in aumento anche nella nostra città quindi raccomando a tutti il massimo rispetto delle norme ricordando che siamo in zona rossa».
Per quanto riguarda la campagna vaccinale ricordiamo che la Regione, di concerto con l’Asur, ha indicato tre punti vaccinali per l’Area Vasta 3: Macerata, Civitanova e Camerino-San Severino.
Secondo il piano vaccinale regionale al distretto di Macerata confluiscono 24 comuni per un totale di circa 160mila persone. La campagna vaccinale è iniziata il 4 gennaio presso la biblioteca dell’ospedale di Macerata ed è stata dedicata, secondo il protocollo nazionale, al personale sanitario; nella stessa sede sono stati vaccinati i medici di base e i pediatri di libera scelta. A seguire sono stati vaccinati gli ospiti delle Rsa e delle strutture residenziali.
Dai banchi della minoranza arrivano molte critiche. Come rispondete voi della maggioranza?
«Diversamente da alcuni componenti dell’opposizione, noi andiamo avanti con i fatti e non con le polemiche – rispondono Parcaroli e Ripa -. C’è chi, dopo un anno di pandemia, ancora ignora, o fa finta di ignorare, come è strutturata la campagna vaccinale e chi è deputato a prendere decisioni in merito. Il consigliere Ricotta risulta particolarmente confuso e non conosce la regolamentazione della campagna vaccinale – incalzano Parcaroli e Ripa -. Dichiara infatti che “non va bene accentrare il servizio per 24 comuni” come se fosse l’Amministrazione di Macerata a prendere decisioni per conto della Regione Marche e dell’Asur.
Al consigliere spieghiamo che, anche in riferimento alla richiesta di più punti vaccinali in città, è impensabile farli; primo perché tale scelta non rispetterebbe il protocollo regionale e in secondo luogo perché comporterebbe una forte dispersione del personale sanitario».
to e fuori luogo.
La minoranza continua ancora ad attaccare l’amministrazione in modo impreciso e sommario creando preoccupazione nella popolazione fortemente provata dalla pandemia – concludono Parcaroli e Ripa -.
Noi invece continuiamo a lavorare tenacemente, nel rispetto delle direttive regionali, per fronteggiare la pandemia facendo tutto ciò che è nelle proprie possibilità; la campagna elettorale a tempo scaduto la lasciamo agli altri».
Approfitto dell'intervista radiofonica - afferma Parcaroli - per ringraziare i medici dell'ospedale e di tutto il personale. E' un lavoro molto delicato e rischioso. Mi commuovono e li ringrazio per la loro grande umanità. 

M.S. 
 
"Tra 15 giorni beneficeremo degli effetti positivi delle nuove restrizioni anti-Covid, così come era accaduto a fine febbraio per le misure adottate a gennaio. Continueremo ad avere un andamento altalenante nel numero dei contagiati, almeno fino a quando la vaccinazione non avrà un'incidenza forte a livello numerico". Così il sindaco di Treia Franco Capponi, che ha commentato l'ascesa del numero di positivi al Coronavirus nel suo Comune. Se all'inizio di marzo i positivi erano scesi a sei unità, negli ultimi quindici giorni, in linea con la tendenza regionale che ha portato le Marche in zona rossa, i contagiati hanno toccato quota quarantuno, con quasi novanta cittadini in quarantena. Netta la posizione del primo cittadino treiese sul tema vaccinazioni, unico mezzo, secondo il sindaco, per un lento ritorno alla normalità.

Capponi ha proseguito: "L'unica via per uscire da questa altalena di contagi è arrivare al completamento della campagna vaccinale. Sarà importante sotto questo punto di vista, convincersi della necessità e della bontà del vaccino anti-Covid, senza lasciarsi spaventare dalla vicenda AstraZeneca: casi isolati di effetti collaterali non debbono impaurirci".

Sulla fascia di popolazione colpita maggiormente dalla terza ondata, Capponi ha messo l'accento sul fatto che molti dei positvi siano ragazzi in età scolare: "Molti dei positivi sono giovani, che ormai fanno fatica a vedere limitate le loro attività, comprese quelle didattiche. Il ritorno alla didattica in presenza spesso coincide con una nuova impennata: questo rende ancora più evidente la necessità di completare le vaccinazioni, approfittando della prossima estate quando i contagi dovrebbero regredire".

l.c.
Una corsa contro il tempo per accelerare la campagna vaccinale anche nelle aree rurali.

L'accordo fra il presidente della Coldiretti Ettore Prandini e il Ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini con quello della Salute Roberto Speranza è realtà.

"Abbiamo dato la disponibilità dei nostri oltre 1000 uffici diffusi – ha dichiarato Prandini"

su tutto il territorio nazionale che sono punto di riferimento per 1,5 milioni di agricoltori e dei loro familiari.

Raccogliamo con impegno ed entusiasmo l'appello del nuovo commissario generale Francesco Figliuolo per garantire in tempi rapidi la vaccinazione a tutto il settore. La battaglia contro il virus - conclude Prandini - è ora la priorità numero uno per uscire da una crisi sanitaria, sociale ed economica che deve vedere le forze sociali al fianco delle Istituzioni.

Il direttore di Coldiretti Macerata Giordano Nasini (nella foto) intervistato da RadioC1inBlu, parla di senso di responsabilità e disponibilità per potere fare in modo che anche le aree rurali, attraverso i gli uffici di zona, siano disponibili a recepire le richieste del mistero della Salute.

Inoltre il direttore Nasini conferma che è in via di definizione un'ipotesi di accordo con il presidente della Regione Acquaroli, qualora ci sia questa possibilità, di mettere a disposizione le nostre strutture per agevolare le vaccinazioni per superare questa fase pandemica così critica. 
"Diciamo che le ipotesi dipenderanno molto dai requisiti strutturali che verranno richiesti – conferma Nasini - e ovvio che noi abbiamo uffici dislocati su tutto il territorio provinciale a partire da Camerino, San Ginesio, Tolentino e poi ovviamente la nostra sede provinciale a Macerata ma anche nella zona più costiera a Morrovalle piuttosto che a Montecassiano, Civitanova Marche o Corridonia. Quindi bisognerà capire se ci sarà questa possibilità di utilizzare i nostri spazi, noi li mettiamo a disposizione in modo che qualora le nostre imprese, con più indipendenti, volessero anche loro mettersi nella disponibilità per accelerare questa fase di vaccinazione, potremmo coordinare tutta questa attività.

E' ovvio – conlclude il direttore provinciale - che oggi è prioritario avere i vaccini. Appena questi saranno disponibili, procederemo più spediti".  

Mario Staffolani



«Possiamo effettuare diecimila vaccini al giorno, ma con le dosi che abbiamo ne vengono somministrati tremila».

La presentazione dell’iter per la realizzazione del nuovo ospedale di Tolentino è stata l’occasione per l’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini, per fare il punto della situazione sul tema dei vaccini.

«Ieri (ogni martedì arrivano le dosi) ne sono arrivati 18.700 di Pfizer e 2.500 di Moderna. 

Abbiamo già convocato il tavolo con i medici di famiglia - ha spiegato - per i vaccini da somministrare a casa per gli ultraottantenni che hanno problemi di deambulazione e siamo pronti anche qualora ci inviassero i vaccini per i disabili o per le persone con patologie cliniche che richiedono la vaccinazione. Dal primo di marzo potremo vaccinare gli insegnanti: ci stiamo fornendo degli elenchi di tutto il personale scolastico, delle università, del personale delle scuole materne; stiamo chiedendo le liste  del personale degli agenti di polizia locale nei Comuni, ma anche dei Tribunali. Faremo una banca dati così che chi vorrà vaccinarsi potrà prenotarsi tramite la piattaforma o chiamando il numero verde. Vorremmo concentrarci anche sul personale dei Comuni, sui sacerdoti, sul personale delle pompe funebri e i giornalisti».

Quindi la sua posizione sulla possibilità di produrre i vaccini in Italia e nelle Marche: «Sono stato attaccato per aver detto che avremmo potuto produrre i vaccini nel nostro Paese - dice - , ma non comprendo per quale motivo l’Italia non voglia investire in questo senso. Questo è il momento della vaccinazione, se nelle Marche potessimo vaccinare diecimila persone al giorno riusciremmo ad avere l’immunità di gregge entro l’estate (il presidente dell’Aifa sostiene che si possa raggiungere con 600mila vaccinazioni)».

Due, dunque, le strade suggerite dall’assessore: la produzione dei vaccini o l’acquisto dalle altre Regioni.

«Dalla conferenza Stato-Regioni - spiega - è emersa una discrepanza tra la necessità dei vaccini al Nord, dove la popolazione è più anziana, ed al Sud dove ci sono più giovani. Se ci venisse data la possibilità di acquistare i vaccini dalle Regioni che devono restituirli, dal momento che abbiamo i bilanci in ordine, potremmo velocizzare i tempi. Ma ritengo importante che sia l’Italia a produrli, e addirittura le Marche. L’Università di Camerino dice di essere pronta a farlo, cosa aspettiamo - si chiede Saltamartini - ad investire per produrre gli anticorpi monoclonali che guariscono nelle prime fasi della patologia. Dobbiamo essere consapevoli che siamo una delle prime nazioni al mondo per tutto, avere la consapevolezza di chi siamo ci permetterebbe di essere pronti a progettare il futuro».

La necessità di procedere spediti con i vaccini deriva dalla vocazione manifatturiera della regione: «Siamo la prima regione italiana manifatturiera d’Italia e la terza in Europa - conclude Saltamartini - . Dobbiamo permettere alle nostre aziende di lavorare, altrimenti sarà il sistema economico a rimetterci ulteriormente».

Infine la risposta al sindaco Giuseppe Pezzanesi sull’interrogazione che il Pd di Tolentino ha presentato alla maggioranza chiedendo il motivo per cui la città non sia stata scelta come punto di vaccinazione: «Condivido quando sostenuto dal sindaco, cioè che Tolentino non avrebbe avuto una struttura ospedaliera pronta ad intervenire in caso di eventuali complicazioni. Ma se fossi nella minoranza chiederei, piuttosto, al sindaco come sia riuscito a portare il beneficio di un nuovo ospedale in questo territorio».

GS

Ha preso il via questa mattina a San Severino Marche, la campagna vaccinale destinata agli ultraottantenni e promossa da Regione Marche e Asur Marche.

Ogni giorno, almeno fino alla fine di aprile, saranno una ottantina i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna che verranno somministrati agli anziani residenti nei Comuni di San Severino Marche, Matelica, Esanatoglia, Castelraimondo e in altri centri del distretto.

Il Comune ha messo a disposizione la struttura della sala Italia con l’allestimento di percorsi di ingresso e uscita contingentati che hanno reso necessaria l’eliminazione di due file di poltrone dal cine-teatro che è stato trasformato così per accogliere i vaccinati e dar loro ospitalità il tempo necessario, e a distanza di sicurezza, per la verifica di eventuali reazioni avverse.

"Nessuna coda - si legge in una nota del Comune - , nemmeno nella prima delicata fase d’avvio del servizio, all’esterno e all’interno della struttura dove volontari del gruppo comunale di Protezione Civile di San Severino Marche e personale della Polizia Locale hanno cercato di evitare al massimo assembramenti e fornire le necessarie indicazioni. L’assegnazione di numeri eliminacode e la scelta di un percorso con transenne ha facilitato molto il lavoro degli operatori che risultano impegnati nelle mattinate vaccinali, dalle ore 8 alle ore 13, a giorni alterni. Per disabili e persone con difficoltà motoria sono stati allestiti anche parcheggi riservati lungo viale Matteotti".

Gran parte delle persone da vaccinare, vista l’età, sono state accompagnate.

“Ho fatto in poco tempo. È andata bene, pensavo peggio, adesso mi sento più sicuro”- ha detto uno dei primi vaccinati, un anziano di Castelraimondo arrivato mezz’ora prima dell’inizio della prima delle sedute e che si è allontanato mezz’ora dopo accompagnato da un congiunto.

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"Per il bacino di utenza ed il collegamento stradale Tolentino poteva essere inserito tra le città per le vaccinazioni".

Il Partito Democratico di Tolentino presenterà una interrogazione in consiglio comunale per chiedere all'amministrazione "come mai la città non sia stata inserita tra i quattro punti della provincia e se ci sarà la possibilità che venga aggiunta quando le vaccinazioni si allargheranno ad altre fasce della popolazione".

Dal 12 febbraio scorso, infatti, la Regione Marche ha avviato la campagna di vaccinazione che coinvolgerà, per primi, gli ultraotantenni. Per la provincia di Macerata i quattro punti scelti sono: Camerino, Civitanova, Macerata e San Severino.

"Vorremo sapere - dice il consigliere dem, Anna Quercetti - come mai, tra questi, non è previsto il Comune di Tolentino.

La nostra città è tra i Comuni più popolosi dell'entroterra e tra quelli meglio collegati grazie alle quattro uscite della superstrada. Prevedere un punto anche a Tolentino avrebbe evitato un disagio agli anziani e agevolato, sia oggi ma anche in futuro, che le persone dovessero spostarsi per la vaccinazione, andando anche incontro ad una possibilità maggiore di contagio.

Sappiamo che non è stato il Comune a scegliere - precisa - ma l'Asur Marche che si sarà comunque confrontata con le amministrazioni. Vorremmo sapere come mai Tolentino non sia stata ritenuta città idonea e se nel futuro, quando la vaccinazione sarà rivolta ad un numero di soggetti molto più esteso, ci sarà la possibilità concreta che venga presa in considerazione".

GS
In cinque ore 31.953 ultraottantenni marchigiani hanno richiesto l'appuntamento per il vaccino che inizierà ad essere somministrato il 20 febbraio.
Ad annunciare con soddisfazione il dato raggiunto dalle 14 alle 19 di ieri, primo giorno di apertura delle prenotazioni, è la stessa Regione Marche.

"Sono state confermate 31.953 richieste di prenotazione - si legge nella nota - , di cui circa 29.000 (il 90,03%) tramite il portale https://prenotazioni.vaccinicovid.gov.it e 3.000 (il 9,97%) tramite il numero verde 800.009966.
Una risposta significativa - commentano - che ha colto le attese dei cittadini per questa campagna vaccinale anti-Covid19. In pochi passaggi infatti è possibile avere la prenotazione per il vaccino, con il luogo, la data e l’orario dell’appuntamento: in quella sede, una volta somministrata la prima dose, sarà subito comunicato il giorno per il richiamo. Il sito web, che ha processato la maggior parte delle richieste, continua ad essere sempre attivo.

Il numero verde, straordinariamente attivo solo per questo fine settimana (oggi e domani) dalle ore 9 alle 18, sarà poi contattabile dal lunedì al venerdì nella stessa fascia oraria. Il tutto con il supporto tecnico di Poste Italiane.

Successivamente, a partire dal 20 febbraio, saranno aperte le prenotazioni per le persone che non sono in grado di deambulare o di essere accompagnate nei punti di vaccinazione - precisa la nota - . Le modalità saranno comunicate nei prossimi giorni".

I cittadini che rientrano in questa fase del target over 80 sono circa 133 mila nelle Marche, di cui circa 9.900 ospiti delle RSA e quindi coinvolti nella vaccinazione dedicata alle strutture residenziali per anziani avviata già nelle scorse settimane. 


GS
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