POLITEAMA banner beethoven 1022x200

Un bosco e un rifugio per riprendersi un po’ di natura. L’idea di Michele Serafini

Giovedì, 18 Marzo 2021 15:03 | Letto 4849 volte   Clicca per ascolare il testo Un bosco e un rifugio per riprendersi un po’ di natura. L’idea di Michele Serafini E’ un tipo eclettico Michele Serafini, figlio di Maurizio che di eclettismo ne ha pure lui da vendere! Michele ha 32 anni, tra le sue numerose passioni c’è l’amore per la natura che lo vede coinvolto in progetti da lui stesso ideati e portati avanti grazie all’aiuto di altre persone motivate dal suo stesso entusiasmo. E’ un ragazzo molto attivo che riesce ad avviare e realizzare progetti culturali ed ambientali poi, quando le cose funzionano e cominciano ad andare e quando arriva un po’ di gente, Michele va in altri posti a portare nuova vita. L’ultimo progetto che lo vede coinvolto è una nuova realtà associativa da lui stesso fondata e a cui partecipano alcuni compagni di viaggio. Siamo a Serrapetrona nel Bosco di Mambrica, dove esiste un rifugio realizzato dalla Forestale nel 1972. “Abbiamo aperto l’associazione “Bosco di Mambrica” che racchiude varie personalità del territorio, per la cura, la manutenzione e la promozione. Ci sono guide escursionistiche, aziende agricole, storici, tutti interessati a rimettere in ordine, mantenere, fare un lavoro di cura, manutenzione ma anche di promozione e valorizzazione di queste zone. Insieme a Giampiero Feliciotti, Presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri, abbiamo sviluppato questo progetto per il recupero del comprensorio del Monte D’Aria e del Monte Letegge. Abbiamo presentato una domanda di contributo al GAL Sibilla che è stata finanziata e attraverso il progetto ma principalmente attraverso le nostre stesse energie, ci siamo messi a disposizione per recuperare la struttura demaniale abbandonata del Rifugio di Manfrica. Abbiamo fatto i primi lavori di manutenzione. Vorremmo che questo rifugio possa diventare un punto di incontro ma anche un punto di sosta per i pellegrini che dalla Via Lauretana fino agli altri cammini che riguardano la regione Marche si trovano a passare di qua.” Oltre al Rifugio il gruppo ha in gestione anche 16 ettari di bosco. “Ci piacerebbe in qualche modo creare una didattica forestale che vada a coinvolgere sia bambini che adulti nellapprendimento di antichi mestieri e anche di modalità nuove di vivere il bosco e tutte le economie che lo circondano.” Michele ha le idee chiare. Vorrebbe far vedere ad esempio ai più piccoli come un tempo si faceva la legna, raccontare ai grandi delle esperienze positive delle comunanze agrarie, poi vorrebbe mettere in circolo idee che possano contribuire a rivitalizzare le piccole economie del territorio, portate avanti da realtà imprenditoriali e professionisti che amano l’entroterra e che hanno deciso di restarci e di viverci bene. “Vorremmo creare qui anche un pernotto abbastanza snello, tende, un paio di letti a castello dentro al rifugio per  dare la possibilità a tutti di pernottare un con un minimo di  quota associativa, in modo tale da rendere questa struttura socialmente utile anche per chi poi vuole farsi 3-4 giorni di cammino nelle Marche al di là delle grandi strategie per le aree interne che riguardano principalmente a volte in maniera un po casuale un turismo di alta classe, un turismo elitario. Vorremmo invece aprire una struttura che non vada in quella direzione, che serva a chi vuole farsi veramente un giro nella natura delle Marche, quella che merita davvero.” In mezzo al bosco c’è una strada, percorso della Via Lauretana frequentata in passato dai pellegrini ed oggi da camminatori e bikers. Michele vive da due anni in un posto poco distante dal Rifugio. “Qui ci venivo a funghi. Mi piaceva molto. Il bosco c’è, il tramonto pure, la possibilità la sera di mettersi davanti casa con una bevanda a guardare il tramonto, per me vale qualsiasi cosa succeda durante le ore precedenti.” Prima dei saluti chiedo a Michele quanto ci crede a questo progetto. “Per la prima volta in vita mia ho messo una guaina su un tetto. Se non ci credevo non mi trovavo sul tetto a metter la guaina.” Barbara Olmai Altri Approfondimenti in uscita oggi su LAppennino Camerte e nel podcast scaricabile nella pagina della rubrica #primalepersonehttp://www.appenninocamerte.info/podcast/itemlist/category/121-primalepersone
E’ un tipo eclettico Michele Serafini, figlio di Maurizio che di eclettismo ne ha pure lui da vendere! Michele ha 32 anni, tra le sue numerose passioni c’è l’amore per la natura che lo vede coinvolto in progetti da lui stesso ideati e portati avanti grazie all’aiuto di altre persone motivate dal suo stesso entusiasmo.

E’ un ragazzo molto attivo che riesce ad avviare e realizzare progetti culturali ed ambientali poi, quando le cose funzionano e cominciano ad andare e quando arriva un po’ di gente, Michele va in altri posti a portare nuova vita. L’ultimo progetto che lo vede coinvolto è una nuova realtà associativa da lui stesso fondata e a cui partecipano alcuni compagni di viaggio. Siamo a Serrapetrona nel Bosco di Mambrica, dove esiste un rifugio realizzato dalla Forestale nel 1972.

“Abbiamo aperto l’associazione “Bosco di Mambrica” che racchiude varie personalità del territorio, per la cura, la manutenzione e la promozione. Ci sono guide escursionistiche, aziende agricole, storici, tutti interessati a rimettere in ordine, mantenere, fare un lavoro di cura, manutenzione ma anche di promozione e valorizzazione di queste zone. Insieme a Giampiero Feliciotti, Presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri, abbiamo sviluppato questo progetto per il recupero del comprensorio del Monte D’Aria e del Monte Letegge. Abbiamo presentato una domanda di contributo al GAL Sibilla che è stata finanziata e attraverso il progetto ma principalmente attraverso le nostre stesse energie, ci siamo messi a disposizione per recuperare la struttura demaniale abbandonata del Rifugio di Manfrica. Abbiamo fatto i primi lavori di manutenzione. Vorremmo che questo rifugio possa diventare un punto di incontro ma anche un punto di sosta per i pellegrini che dalla Via Lauretana fino agli altri cammini che riguardano la regione Marche si trovano a passare di qua.”

Oltre al Rifugio il gruppo ha in gestione anche 16 ettari di bosco. “Ci piacerebbe in qualche modo creare una didattica forestale che vada a coinvolgere sia bambini che adulti nell'apprendimento di antichi mestieri e anche di modalità nuove di vivere il bosco e tutte le economie che lo circondano.” Michele ha le idee chiare. Vorrebbe far vedere ad esempio ai più piccoli come un tempo si faceva la legna, raccontare ai grandi delle esperienze positive delle comunanze agrarie, poi vorrebbe mettere in circolo idee che possano contribuire a rivitalizzare le piccole economie del territorio, portate avanti da realtà imprenditoriali e professionisti che amano l’entroterra e che hanno deciso di restarci e di viverci bene.

“Vorremmo creare qui anche un pernotto abbastanza snello, tende, un paio di letti a castello dentro al rifugio per  dare la possibilità a tutti di pernottare un con un minimo di  quota associativa, in modo tale da rendere questa struttura socialmente utile anche per chi poi vuole farsi 3-4 giorni di cammino nelle Marche al di là delle grandi strategie per le aree interne che riguardano principalmente a volte in maniera un po' casuale un turismo di alta classe, un turismo elitario. Vorremmo invece aprire una struttura che non vada in quella direzione, che serva a chi vuole farsi veramente un giro nella natura delle Marche, quella che merita davvero.”

In mezzo al bosco c’è una strada, percorso della Via Lauretana frequentata in passato dai pellegrini ed oggi da camminatori e bikers. Michele vive da due anni in un posto poco distante dal Rifugio. “Qui ci venivo a funghi. Mi piaceva molto. Il bosco c’è, il tramonto pure, la possibilità la sera di mettersi davanti casa con una bevanda a guardare il tramonto, per me vale qualsiasi cosa succeda durante le ore precedenti.”

Prima dei saluti chiedo a Michele quanto ci crede a questo progetto. “Per la prima volta in vita mia ho messo una guaina su un tetto. Se non ci credevo non mi trovavo sul tetto a metter la guaina.”

Barbara Olmai
Altri Approfondimenti in uscita oggi su "L'Appennino Camerte" e nel podcast scaricabile nella pagina della rubrica "#primalepersone"

http://www.appenninocamerte.info/podcast/itemlist/category/121-primalepersone


Letto 4849 volte

Radioc1inblu

Radio FM e Internet
P.za Cavour, 8
62032 Camerino (MC)

Tel - Fax 0737.633180
Cellulare: 335.5367709

radioc1inblu@gmail.com

L'Appennino Camerte

Settimanale d'informazione dal 1921
Piazza Cavour, 8
62032 Camerino (MC)

Tel - Fax: 0737.633180
Cell: 335.5367709

appenninocamerte@gmail.com

Scopri come abbonarti

Questo sito utilizza i cookie

Puoi accettare e proseguire la navigazione o per maggiori informazioni Per saperne di piu'

Approvo
Clicca per ascolare il testo