Presentata Resiliamoci, rete di azioni trasversali per resilienza, mobilitazione,opportunità di crescere insieme

scritto Venerdì, 07 Dicembre 2018

Riattivare un sentimento di resilienza a partire dai più piccoli è l'obiettivo di Resiliamoci,  progetto che coinvolge una rete di 40 partner, fra cooperative, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, scuole, comuni e Ambiti Territoriali Sociali.  Il progetto, promosso dalla Cooperativa sociale Opera, in partnership con Cooss Marche e CSV Marche  insieme ad un'ampia rete di soggetti del Terzo Settore, enti pubblici, privati e istituzioni scolastiche , è stato presentato nella sala convegni dell'università di Camerino. L'ateneo  è tra i 23 partner attivi della progettualità che, nell'arco di due anni, animerà una serie di iniziative trasversali sul territorio, per educare alla resilienza bambini, adolescenti e ragazzi. Resiliamoci, acronimo di RESILIenza Mobilitazione e Opportunità, si sviluppa sulle tre province di Macerata, Fermo e Ancona, attenzionando gran parte dei comuni delle Marche colpiti dal sisma e coinvolgendo 7 Ambiti Territoriali Sociali. Diretto alle varie fasce di età dei giovani,  il progetto è anche e soprattutto rivolto alle loro famiglie. A prendere per primo la parola è stato il pro rettore di Unicam Andrea Spaterna,evidenziando l'interesse per un progetto che attenziona un territorio che già  prima del terremoto attraversava una fase delicata e che ha visto acuire tante delle difficoltà, in termini di declino, di disgregazione delle varie comunità, e soprattutto, in termini di aumento della cd. povertà educativa," Un progetto che, attraverso l'educazione alla resilienza e una serie di atti concreti , cerca dunque di controvertire la tendenza.- ha detto -  Molto ben calato in tutto questo è  il ruolo dell'Università di Camerino, principalmente  per la sua vocazione ad una stretta interazione e integrazione col territorio. Il nostro ruolo in questo progetto-  ha sottolineato - è anche più che  giustificato dall'alto esempio di resilienza che la nostra università ha essa stessa dimostrato nei due anni seguiti agli accadimenti sismici. Il contributo che noi potremo dare come ateneo sarà soprattutto quello della promozione e comunicazione per cercare di enfatizzare il più possibile il contrasto alla povertà educativa, anche attraverso tutti i nostri canali educativi universitari". Sottolineando  la bontà del processo che pone in essere una serie di azioni concrete che si inseriscono in più ambiti strategici e in modo particolare nelll'ambito personale mirato alla valorizzazione dei giovani, delle loro competenze e capacità e dei loro talenti, cercando di far crescere il senso di appartenenza alle comunità : " il capitale umano, oggi è forse l'unica ricchezza che rimane per queste zone  ed è su questo che noi dobbiamo investire tutte le nostre forze ed energie".   La parola è quindi passata ai rappresentanti delle cooperative che hanno promosso Resiliamoci e,  in primis Opera Società Cooperativa Sociale, in qualità di capofila del progetto che,  quale Ente terzo, prevede anche la partecipazione della università di Pisa, addetta al monitoraggio e alla valutazione dell'impatto della metodologia del progetto stesso sul territorio.  Fabio Alessandrelli di Opera, ha illustrato la nascita di Resiliamoci,  finanziato dall' Impresa sociale Con i bambini, che nel 2017 ha attivato lo  specifico Bando " Aree terremotate", volto alla co-progettazione e concertazione. "Primo elemento significativo del progetto - ha detto Alessandrelli- è che l' impresa Sociale ha destinato risorse, dando mandato al territorio di organizzarsi per promuovere e attivare quello che è senz'altro un processo innovativo mirato ad un'opportunità più coinvolgente degli attori del territorio. I progetti potevano riguardare esclusivamente le aree del cratere.  A noi è stata data l'incombenza di lavorare e studiare le aree delle province  maceratese fermana e del comune di Fabriano; altri progetti riguardano  le altre aree colpite dell'ascolano e delle altre regioni. Il nostro è il progetto più complesso e  corposo sotto tutti i punti di vista.  Il finanziamento complessivo è infatti di 884mila euro con una valenza di gestione di due anni; iniziato il 1 luglio 2018 , terminerà il 30 giugno del 2020. L'ingente somma è dovuta alla complessità del lavoro da svolgere su un terriorio molto vasto che, coinvolgendo 62 degli 87 comuni del cratere, si sviluppa  su due province e nell'anconetano e va ad inserirsi in un contesto numerico importantedi popolazione".  Da qui, il coinvolgimento tra i partner attivi che svolgeranno azioni dirette sviluppando  le proprie iniziative. Si aggiungono ben sette ATS di cui 4 del maceratese 2 del fermano e uno per l'anconetano. Otto gli istituti scolastici coinvolti, più l'università di Camerino e associazioni di vario tipo che collaboreranno nello sviluppo delle azioni. " "Pecularità e risorsa del progetto è un partenariato  estremamente esteso; tanti interlocutori che parleranno la stessa lingua per realizzare l'obiettivo della resilienza, declinata  su varie azioni e su vari target di destinatari:  anzituto i bambini a partire dai 3 anni  fino agli adolescenti e ragazzi di 17 anni. L'azione che Impresa sociale ci ha spinti a fare- ha continuato il presidente di Opera-  è stata quella di obbligarci a fare rete  cosa che non è sempre stato facile ottenere ma che qui siamo stati costretti a fare.  Adesso ci aspetta un lavoro di circa due anni in cui dovremo raggiungere i risultati che tutti si aspettano. In questo senso  attraverso varie azioni che saranno indirizzate sia nei confronti dei bambini e adolescenti, sia verso le famiglie sia nei confronti dell' intera comunità educante, abbiamo stimato che andremo ad incidere su circa 1500 bambini e ragazzi, oltre all'effetto a caduta delle famiglie e della comunità educante, per un impatto di numeri importante. In tutto questo avremo forte azione e coinvolgimento degli  istituti scolastici. Altro aspetto non secondario il fatto che le azioni sono destinate ai residenti nelle aree del cratere, tenendo comunque presente che la situazione di emergenza ha portato anche a risiedere temporaneamente fuori dai comuni di abituale dimora e,  laddove sarà possibile, le azioni raggiungeranno anche bambini, famiglie e comunità educanti che risiedono altrove. I numeri sono importanti, la qualità del progetto è ambiziosa - ha concluso-; sarà un impegno gravoso per tutti ma i risultati che già si vedono dalle azioni attivate, ci incoraggiano nel dire che stiamo andando nella giusta direzione". Della complessità del progetto riferita non solo alla gestione ma alla stessa ideazione iniziale, ha parlato  Diego Mancinellinella qualità di rappresentante dei soggetti COOSS Marche e del Forum del Terzo settore della regione che racchiude cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e di volontariato " Il progetto non è andato a bando ma a coprogettazione e, seduti a tavolino, abbiamo dovuto coinvolgere un partenariato collaborativo: già questo è stato un primo elemento di resilienza lavorativa. Abbiamo pensato che la "resilienza"e resistenza ad eventi, fosse uno strumento  necessario da  mettere in piedi, anche prospettando un cambiamento e una situazione migliore. Uno dei cambiamenti- ha ricordato Mancinelli-  è stato appunto mettersi a  lavorare insieme e lo si è dovuto fare in un momento in cui anche trovare un interlocutore non era facile. Solo nella provincia di Macerata, dalle grandi cooperative, alle associazioni, dall'ateneo, agli ATS,  abbiamo cercato di mettere insieme 15 soggetti partner . Un lavoro che è durato cinque mesi, ha portato al riconoscimento, approvazione, finanziamento e attivazione del progetto. Ci si muove nella logica di aree interne che mostravano già una fragilità e un forte depauperamento ma noi ci crediamo e l'obiettivo non è solo la restituzione del capitale iniziale, Resiliamoci mira a ricostruire, un tessuto sociale e culturale, capitale umano e sociale del territorio . Il fatto che tutti noi siamo qui da tantissimi anni significa che vogliamo continuare a lavorare qui e con questo metodo che è un punto di partenza significativo e un modello di lavoro per il futuro che insieme  finisce per rafforzare tutti ".

Resiliamoci

I rischi di spopolamento e depauperamento sul territorio a causa del sisma,  insieme al possibile indebolimento della rete associativa presente, sono stati posti in risalto da Simone Bucchi, presidente del CSV, da subito attivatosi per costruire una prospettiva e una rete associativa. "Sono contento che si arrivi a definire un progetto che mette anche nuove energie nel riassetto del tessuto associativo del territorio.- ha sottolineato-  La finalità del Centro Servizi Volontariato è proprio quella di promuovere volontariato, costruire nuove reti, fare animazione territoriale. Penso che oggi stiamo raccontando di come si fa animazione territoriale in un modo molto interessante perchè lo si fa con una rete molto ampia di 40 soggetti, il che non succede spesso. Dentro  ci sono grandi e piccole associazioni, cooperative, enti locali e ATS , il che mi fa ben sperare sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi  La presenza dell'università è un elemento di portata senz'altro qualificante. Spero che, una volta terminato il progetto, si possa valutare l'impatto delle nostre attività  sulla comunità" A chiudere la sessione il dott. Valerio Valeriani coordinatore ATS 16,17,18. definendo Resiliamoci, primo e unico progetto che intervenga nel post sisma, con risorse dedicate ad un'area sociale. " Finora non abbiamo ricevuto risorse per fronteggiare l'emergenza sociale che dura da un paio d'anni. Quello che più mi interessa del progetto è il modello di governance- ha affermato Valeriani- e il fatto che, rispetto a dei bisogni e obiettivi che sono stati individuati dagli enti pubblici, è stata messa in atto un'azione di coprogettazione fondamentale che ha mosso tante associazioni per declinare la modalità migliore di risposta. Da parte nostra- ha continuato- abbiamo condiviso le priorità, le linee strategiche e gli obiettivi e su questo i servizi sono potuti partire. Questo credo che sia dunque un modello replicabile perchè rende molto più facile fare le cose  e attiva maggiormente la rete. L'importante è che, anche in maniera composita e a mosaico, si sia in grado di rispondere con delle linee sostenibili ad un determinato tipo di bisogno.Venivamo da un temporale che si è trasformato in tempesta: calo demografico che ci ha fatto predere in due anni il 3 per cento dei residenti, 12 per cento degli immigrati, per ogni nato ci sono in media 2,5- 3 deceduti, necessità imperante di ricostruire la comunità, crisi istituzionale e dei comuni. Difficoltà di acquisire risorse che debbono essere guadagnate atraverso strumenti progettuali complessi e importanti, alle volte di natura europea che si rimangiano per la gestione un 30 -40 per cento di quello che elargiscono. Sotto la lente di ingrandimento anche la gravissima crisi finanziaria : " Dal 2014 non abbiamo più un Fondo unico e stiamo gestendo un incremento di  prese in carico superiore del 30 per cento, con oltre il 30 per cento in meno di risorse e, in questa nuova situazione del post sisma, sempre più abbiamo necessità di individuare delle linee progettuali dei bisogni da risolvere che per trovare soluzione, necessitano di una composizione di progetti e di interventi che vengano da più parti. Interveniamo su più aspetti  cercando di svolgere il nostro lavoro, pescando da più parti e con tutta la parte fondamentale delle politiche attive, coinvolgendo il più possibile la rete che c'è.  L'aiuto che può essere fornito dall'università con la quale stiamo portando avanti progetti- ha osservato-,  è  anche nel capire il cambiamento della composizione demografica della popolazione rispetto a due anni fa; su questo è necessario avere una conoscenza più precisa di quello che è accaduto, sia per rspondere meglio sul territorio,  sia per fornire strumenti al sistema complessivo per rispondere meglio alle tante tragedie che periodicamentew ricorrono. Un altro tema  degli ATS è quello di andare a cercare risorse per mantenere servizi per coordinarli e per dargli qualità perchè con basse risorse creiamo solo luoghi assistenziali e parcheggi. Dobbiamo dunque lavorare per mantenerli perchè c'è da creare le condizioni per farcele rimanere le persone". 

C.C.

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Lateneo  è tra i 23 partner attivi della progettualità che, nellarco di due anni, animerà una serie di iniziative trasversali sul territorio, per educare alla resilienza bambini, adolescenti e ragazzi. Resiliamoci, acronimo di RESILIenza Mobilitazione e Opportunità, si sviluppa sulle tre province di Macerata, Fermo e Ancona, attenzionando gran parte dei comuni delle Marche colpiti dal sisma e coinvolgendo 7 Ambiti Territoriali Sociali. Diretto alle varie fasce di età dei giovani,  il progetto è anche e soprattutto rivolto alle loro famiglie. A prendere per primo la parola è stato il pro rettore di Unicam Andrea Spaterna,evidenziando linteresse per un progetto che attenziona un territorio che già  prima del terremoto attraversava una fase delicata e che ha visto acuire tante delle difficoltà, in termini di declino, di disgregazione delle varie comunità, e soprattutto, in termini di aumento della cd. povertà educativa, Un progetto che, attraverso leducazione alla resilienza e una serie di atti concreti , cerca dunque di controvertire la tendenza.- ha detto -  Molto ben calato in tutto questo è  il ruolo dellUniversità di Camerino, principalmente  per la sua vocazione ad una stretta interazione e integrazione col territorio. Il nostro ruolo in questo progetto-  ha sottolineato - è anche più che  giustificato dallalto esempio di resilienza che la nostra università ha essa stessa dimostrato nei due anni seguiti agli accadimenti sismici. Il contributo che noi potremo dare come ateneo sarà soprattutto quello della promozione e comunicazione per cercare di enfatizzare il più possibile il contrasto alla povertà educativa, anche attraverso tutti i nostri canali educativi universitari. Sottolineando  la bontà del processo che pone in essere una serie di azioni concrete che si inseriscono in più ambiti strategici e in modo particolare nelllambito personale mirato alla valorizzazione dei giovani, delle loro competenze e capacità e dei loro talenti, cercando di far crescere il senso di appartenenza alle comunità : il capitale umano, oggi è forse lunica ricchezza che rimane per queste zone  ed è su questo che noi dobbiamo investire tutte le nostre forze ed energie.   La parola è quindi passata ai rappresentanti delle cooperative che hanno promosso Resiliamoci e,  in primis Opera Società Cooperativa Sociale, in qualità di capofila del progetto che,  quale Ente terzo, prevede anche la partecipazione della università di Pisa, addetta al monitoraggio e alla valutazione dellimpatto della metodologia del progetto stesso sul territorio.  Fabio Alessandrelli di Opera, ha illustrato la nascita di Resiliamoci,  finanziato dall Impresa sociale Con i bambini, che nel 2017 ha attivato lo  specifico Bando Aree terremotate, volto alla co-progettazione e concertazione. Primo elemento significativo del progetto - ha detto Alessandrelli- è che l impresa Sociale ha destinato risorse, dando mandato al territorio di organizzarsi per promuovere e attivare quello che è senzaltro un processo innovativo mirato ad unopportunità più coinvolgente degli attori del territorio. I progetti potevano riguardare esclusivamente le aree del cratere.  A noi è stata data lincombenza di lavorare e studiare le aree delle province  maceratese fermana e del comune di Fabriano; altri progetti riguardano  le altre aree colpite dellascolano e delle altre regioni. Il nostro è il progetto più complesso e  corposo sotto tutti i punti di vista.  Il finanziamento complessivo è infatti di 884mila euro con una valenza di gestione di due anni; iniziato il 1 luglio 2018 , terminerà il 30 giugno del 2020. Lingente somma è dovuta alla complessità del lavoro da svolgere su un terriorio molto vasto che, coinvolgendo 62 degli 87 comuni del cratere, si sviluppa  su due province e nellanconetano e va ad inserirsi in un contesto numerico importantedi popolazione.  Da qui, il coinvolgimento tra i partner attivi che svolgeranno azioni dirette sviluppando  le proprie iniziative. Si aggiungono ben sette ATS di cui 4 del maceratese 2 del fermano e uno per lanconetano. Otto gli istituti scolastici coinvolti, più luniversità di Camerino e associazioni di vario tipo che collaboreranno nello sviluppo delle azioni. Pecularità e risorsa del progetto è un partenariato  estremamente esteso; tanti interlocutori che parleranno la stessa lingua per realizzare lobiettivo della resilienza, declinata  su varie azioni e su vari target di destinatari:  anzituto i bambini a partire dai 3 anni  fino agli adolescenti e ragazzi di 17 anni. Lazione che Impresa sociale ci ha spinti a fare- ha continuato il presidente di Opera-  è stata quella di obbligarci a fare rete  cosa che non è sempre stato facile ottenere ma che qui siamo stati costretti a fare.  Adesso ci aspetta un lavoro di circa due anni in cui dovremo raggiungere i risultati che tutti si aspettano. In questo senso  attraverso varie azioni che saranno indirizzate sia nei confronti dei bambini e adolescenti, sia verso le famiglie sia nei confronti dell intera comunità educante, abbiamo stimato che andremo ad incidere su circa 1500 bambini e ragazzi, oltre alleffetto a caduta delle famiglie e della comunità educante, per un impatto di numeri importante. In tutto questo avremo forte azione e coinvolgimento degli  istituti scolastici. Altro aspetto non secondario il fatto che le azioni sono destinate ai residenti nelle aree del cratere, tenendo comunque presente che la situazione di emergenza ha portato anche a risiedere temporaneamente fuori dai comuni di abituale dimora e,  laddove sarà possibile, le azioni raggiungeranno anche bambini, famiglie e comunità educanti che risiedono altrove. I numeri sono importanti, la qualità del progetto è ambiziosa - ha concluso-; sarà un impegno gravoso per tutti ma i risultati che già si vedono dalle azioni attivate, ci incoraggiano nel dire che stiamo andando nella giusta direzione. Della complessità del progetto riferita non solo alla gestione ma alla stessa ideazione iniziale, ha parlato  Diego Mancinelli. nella qualità di rappresentante dei soggetti COOSS Marche e del Forum del Terzo settore della regione che racchiude cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e di volontariato  Il progetto non è andato a bando ma a coprogettazione e, seduti a tavolino, abbiamo dovuto coinvolgere un partenariato collaborativo: già questo è stato un primo elemento di resilienza lavorativa. Abbiamo pensato che la resilienzae resistenza ad eventi, fosse uno strumento  necessario da  mettere in piedi, anche prospettando un cambiamento e una situazione migliore. Uno dei cambiamenti- ha ricordato Mancinelli-  è stato appunto mettersi a  lavorare insieme e lo si è dovuto fare in un momento in cui anche trovare un interlocutore non era facile. Solo nella provincia di Macerata, dalle grandi cooperative, alle associazioni, dallateneo, agli ATS,  abbiamo cercato di mettere insieme 15 soggetti partner . Un lavoro che è durato cinque mesi, ha portato al riconoscimento, approvazione, finanziamento e attivazione del progetto. Ci si muove nella logica di aree interne che mostravano già una fragilità e un forte depauperamento ma noi ci crediamo e lobiettivo non è solo la restituzione del capitale iniziale, Resiliamoci mira a ricostruire, un tessuto sociale e culturale, capitale umano e sociale del territorio . Il fatto che tutti noi siamo qui da tantissimi anni significa che vogliamo continuare a lavorare qui e con questo metodo che è un punto di partenza significativo e un modello di lavoro per il futuro che insieme  finisce per rafforzare tutti . I rischi di spopolamento e depauperamento sul territorio a causa del sisma,  insieme al possibile indebolimento della rete associativa presente, sono stati posti in risalto da Simone Bucchi, presidente del CSV, da subito attivatosi per costruire una prospettiva e una rete associativa. Sono contento che si arrivi a definire un progetto che mette anche nuove energie nel riassetto del tessuto associativo del territorio.- ha sottolineato-  La finalità del Centro Servizi Volontariato è proprio quella di promuovere volontariato, costruire nuove reti, fare animazione territoriale. Penso che oggi stiamo raccontando di come si fa animazione territoriale in un modo molto interessante perchè lo si fa con una rete molto ampia di 40 soggetti, il che non succede spesso. Dentro  ci sono grandi e piccole associazioni, cooperative, enti locali e ATS , il che mi fa ben sperare sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi  La presenza delluniversità è un elemento di portata senzaltro qualificante. Spero che, una volta terminato il progetto, si possa valutare limpatto delle nostre attività  sulla comunità A chiudere la sessione il dott. Valerio Valeriani coordinatore ATS 16,17,18. definendo Resiliamoci, primo e unico progetto che intervenga nel post sisma, con risorse dedicate ad unarea sociale. Finora non abbiamo ricevuto risorse per fronteggiare lemergenza sociale che dura da un paio danni. Quello che più mi interessa del progetto è il modello di governance- ha affermato Valeriani- e il fatto che, rispetto a dei bisogni e obiettivi che sono stati individuati dagli enti pubblici, è stata messa in atto unazione di coprogettazione fondamentale che ha mosso tante associazioni per declinare la modalità migliore di risposta. Da parte nostra- ha continuato- abbiamo condiviso le priorità, le linee strategiche e gli obiettivi e su questo i servizi sono potuti partire. Questo credo che sia dunque un modello replicabile perchè rende molto più facile fare le cose  e attiva maggiormente la rete. Limportante è che, anche in maniera composita e a mosaico, si sia in grado di rispondere con delle linee sostenibili ad un determinato tipo di bisogno.Venivamo da un temporale che si è trasformato in tempesta: calo demografico che ci ha fatto predere in due anni il 3 per cento dei residenti, 12 per cento degli immigrati, per ogni nato ci sono in media 2,5- 3 deceduti, necessità imperante di ricostruire la comunità, crisi istituzionale e dei comuni. Difficoltà di acquisire risorse che debbono essere guadagnate atraverso strumenti progettuali complessi e importanti, alle volte di natura europea che si rimangiano per la gestione un 30 -40 per cento di quello che elargiscono. Sotto la lente di ingrandimento anche la gravissima crisi finanziaria : Dal 2014 non abbiamo più un Fondo unico e stiamo gestendo un incremento di  prese in carico superiore del 30 per cento, con oltre il 30 per cento in meno di risorse e, in questa nuova situazione del post sisma, sempre più abbiamo necessità di individuare delle linee progettuali dei bisogni da risolvere che per trovare soluzione, necessitano di una composizione di progetti e di interventi che vengano da più parti. Interveniamo su più aspetti  cercando di svolgere il nostro lavoro, pescando da più parti e con tutta la parte fondamentale delle politiche attive, coinvolgendo il più possibile la rete che cè.  Laiuto che può essere fornito dalluniversità con la quale stiamo portando avanti progetti- ha osservato-,  è  anche nel capire il cambiamento della composizione demografica della popolazione rispetto a due anni fa; su questo è necessario avere una conoscenza più precisa di quello che è accaduto, sia per rspondere meglio sul territorio,  sia per fornire strumenti al sistema complessivo per rispondere meglio alle tante tragedie che periodicamentew ricorrono. Un altro tema  degli ATS è quello di andare a cercare risorse per mantenere servizi per coordinarli e per dargli qualità perchè con basse risorse creiamo solo luoghi assistenziali e parcheggi. Dobbiamo dunque lavorare per mantenerli perchè cè da creare le condizioni per farcele rimanere le persone.  C.C.

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